Chiudete gli occhi e provate ad immaginarvi a San Siro. È il giorno dell’ultima partita di campionato, Milan-Verona. Non pronuncerò frase che accosti le parole Milan e Champions League insieme, è una responsabilità troppo grande. Europa a parte, torniamo a dov’eravamo rimasti. Milan-Verona, 80esimo minuto di gioco, il telecronista dice: “Stefano Pioli fa uscire dal campo Zlatan Ibrahimovic. È standig-ovation per la sua ultima partita nel calcio giocato, San Siro in piedi di fronte al Re”. Forse sostituirlo all’11′, anche suo numero di maglia, sarebbe più romantico, ma sono sicuro che Zlatan si arrabbierebbe fino alla fine perché avrebbe voluto giocare fino alla fine.
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Non sappiamo ancora se la situazione che oggi possiamo solo immaginare, tra qualche mese possa trasformarsi in realtà. Di sicuro il livello di angoscia è già salito, figuriamoci quando lo vivremo. Ibra è l’idolo di tutti: colui che, con ‘pochissima’ modestia, dice di essere il migliore. E dove giocano i migliori? Nelle squadre più forti. Anche il suo amore verso il Diavolo è senza confini. Vinto uno scudetto da protagonista nel 2011, ha deciso di riprovarci, a quell’età, 10 anni più tardi, riuscendoci. Lui è l’emblema della rinascita rossonera, ma che ne sanno gli altri…
Forse, però, è giunto quel fatidico momento meno atteso di sempre. Il momento di fare un passo indietro con la consapevolezza di essere riuscito nel suo intendo, far ritornare grande questo club. A giugno, quando gli scadrà il contratto, Zlatan potrebbe decidere di appendere gli scarpini al chiodo. I grandi complici sono, com’è normale che sia vista la carta d’identità, i tanti infortuni che lo bloccano in continuazione. Anche quando guarisce e ci riprova, puntualmente gli tocca rifermarsi. L’ultima notizia è arrivata dalla Svezia nelle scorse ore: problema muscolare alla coscia, verrà valutato di settimana in settimana a Milanello.

Ibra divinità per sempre, ma è il momento di cambiare
Battute finali – È arrivato il momento di cambiare e rinfrescare quel reparto. Serve il 9 del futuro, che garantisca almeno 20 reti a stagione. Serve uno come Vlahovic nella Juventus, Lautaro nell’Inter o come Osimhen nel Napoli. Insomma, serve un grande bomber. Di nomi ce ne sono tanti, difficile ipotizzarne uno in particolare. Resta da capire quanto effettivamente Maldini e Massara avranno a disposizione nel portafoglio nella prossima estate.
Infortuni permettendo, godiamoci (forse) gli ultimi momenti di Ibra in rossonero. Che il suo nome venga gridato in quel di San Siro ancora per un po’ e superi i decibel raggiunti durante l’eruzione del Krakatoa. Giocatori così, ormai, non esistono più. Lunga vita al Re…
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