Il Milan è pronto ad aprire un nuovo ciclo della sua storia, dopo i 5 anni trascorsi con Stefano Pioli. La prime parole di questo nuovo corso spettano a Zlatan Ibrahimovic. Il braccio destro di Gerry Cardinale, omaggiato qualche giorno fa dalla sua Nazionale ad un anno dal ritiro dal calcio, ha parlato così del futuro, presentando la nuova stagione;
Sulla nuova avventura al Milan: “Inizio a dire che dopo 6 mesi ho già i capelli girigi… si lavora. Dopo il ritiro dal calcio c’è un’altra libertà nella vita. Sono stato fuori dalla famiglia per tanto, con il calcio c’è questo sacrificio. Ho avuto modo di fare diverse cose da quando ho smesso. Mi è arrivata una chiamata da Giorgio Furlani, il nostro uomo del Milan. ‘Vieni a Milanello a fare un saluto’, non sapevo niente, era tutto in amicizia per quello che ho fatto.
Ero pronto anche a tornare in campo (ride ndr). Poi siamo andati avanti, ho fatto un primo incontro con Gerry Cardinale, un meeting di qualche ora dove mi ha proposto di tornare al Milan via opereting patner in RedBird. Se devo entrare al Milan deve essere un progetto vincente ho detto a Gerry, chi conose la mia mentalità sa che non accetto perdere, devo vincere, voglio vincere e vincerò. Gerry ha risposto ‘Benvenuto’, quindi siamo sulla stessa ambizione”
Sull’ambizione della proprietà: “Con Gerry abbiamo parlato tanto prima di iniziare quest’avvenutra. Ho conosciuto la persona, abbiamo gli stessi pensieri, lui è un vincente. Con il Milan per lui è una cosa personale, vuole fare in suo modo, creare un progetto vincente non solo per il presente ma in lungo”
Sul suo ruolo al Milan: “Il mio ruolo è semplice, sono operating patner di RedBird e la mia responabilità è il Milan. Lavoro vicino a Gerry Cardinale, collaboro con Moncada e Furlani, sono sempre tra Casa Milan, Milanello e Vismara. Come una squadra che lavora in campo, ce n’è un’altra”
Sugli obiettivi futuri della squadra: “Il prossimo step è rinforzare la squadra, farla diventare più forte per essere competitivi per i nostri obiettivi, che sono i trofei, ma non solo in Italia anche in Europa. C’è stato un periodo, 2011-2023, che il Milan non era da Milan, le ambizioni sono i trofei, non solo presente ma anche futuro. Dico sempre che il Milan non vince, il Milan fa la storia. Chi entra qui deve avere ambizione di vincere e fare la storia. Chi è dentro e non ha questa ambizione non avrà spazio.
Noi soddisfatti? Nessuno lo ha detto. Siamo d’accordo con loro, non siamo soddisfatti e vogliamo di più. Dopo un campionato si fanno valutazioni. Vogliamo migliorare ed essere più forti di quello che siamo oggi”.
Sul futuro: “Sono ottimista e positivo, abbiamo un gruppo di dirigenti giovani e affamati, vogliono fare la differenza. Abbiamo una nostra strategia che stiamo seguendo. Non si va nel panico se si perde una partita, è tutto sottocontrollo. Il futuro è positivo. Ognuno fa questo lavoro per il Milan, non ci sono obiettivi personali. Non solo con le parole, non voglio dare promesse o falsità. Lo vogliamo dimostrare, si lavora tutti i giorni. Anche se c’è silenzio non vuol dire che non si lavora. Non siamo un podcast, quando c’è qualcosa da dire come oggi si comunica”.
Sul nuovo allenatore: “Prima voglio dire grazie a Pioli per quello che ha fatto da parte della società e di me personalmente. Quello che ha fatto rimane nella storia. Merita tutti i complimenti che ha avuto e avrà. Il nuovo allenatore del Milan sarà Paulo Fonseca. Abbiamo studiato bene e scelto Fonseca per portare la sua identità per come vogliamo che giochi la squadra. Un gioco dominante e offensivo. Volevamo portare qualcosa di nuovo ai giocatori, abbiamo studiato come allena e gioca. Serve qualcosa di nuovo a San Siro. Con questi giocatori che abbiamo Fonseca è l’uomo giusto. Siamo molto fiduciosi”.

Su Zirkzee: “Un anno fa abbiamo messo le basi, questo mercato sarà più di dettagli per migliorare la squadra. Uno di questi è il numero 9, Zirkzee è un giocatore forte, non è un segreto. Le voci che girano e la realtà sono due cose diverse. Se mi somiglia? Non mi piacciono i paragoni. Gioca bene, arriva dalla scuola olandese. Se è un altro Ibra o no… non voglio paragonarlo”.
Sulla filosofia: “Con Gerry parliamo la stessa lingua, dividiamo la stessa ambizione. Non sarei entrato al Milan se non avessi creduto in questo progetto vincente. Quando abbiamo vinto l’ultimo scudetto non eravamo neanche da top 4. Se sei favorito non significa che vincerai. L’obiettivo è vincere, ogni cosa che facciamo è per formare una squadra molto competitiva. Siamo qui per fare la storia. Vogliamo farlo con intelligenza e con la nostra strategia. Non siamo qui per far vedere i muscoli che possiamo spendere più di tutti”.
Sugli altri nomi accostati alla panchina del Milan e Lopetegui: “Nei giornali c’era tutti i giorni un allenatore diverso. C’è una realtà e poi ci sono voci che girano. C’erano nomi che abbiamo messo sul tavolo e discusso, alla fine tra Lopetegui e Fonseca eravamo più su Fonseca”
Sul progetto Milan-Fonseca: “Quando abbiamo deciso di lasciare Pioli subito abbiamo pensato al prossim’anno. Pioli meritava una bella fine. Con Fonseca ci abbiamo parlato, tutti i giorni parliamo tra di noi per condividere idee e strategie. L’idea è di migliorare la squadra. Tutti sanno che abbiamo anche il progetto dell’U23 che vogliamo collegare con la prima squadra. Qui il ruolo di Fonseca è molto importante, è un allenatore che da possibilità ai giovani. Piccoli dettagli che stiamo discutendo“.
Su come sta afforntando Ibrahimovic il nuovo ruolo: “Non so quanti ex giocatori quando ritirati hanno avuto una responsabilità come questa. Forse sono unico. Mi devo abituare, è diverso da essere calciatore. Si fanno decisioni dove devi essere più cattivo. Devi pensare al bene del Milan. Posso portare la mia esperienza dei top club dove ho giocato. Da ex giocatore so come pensano e come si muovono i giocatori. Ho tanto da imparare ancora e da crescere, ma ho tanto da dare. Ho buoni colleghi, lavoriamo come un gruppo”.

Sul perché li ha convinti Fonseca: “Studiavamo che tipo di allenatore e che identità ha per il suo gioco, quando è uscito il nome di Fonseca volevo conoscere la persona faccia a faccia. Mi ha convinto che è molto ambizioso, ha voglia di fare bene e migliorare“.
Su Conte: “Non abbiamo discusso questa situazione perché i suoi criteri erano quello che cercavamo”.
Sulla seconda stella del Milan: “Mi carica e da la fame di fare di più. Il Milan non guarda altre squadre, un perdente fa così. Il Milan guarda se stesso e fa al suo modo. Non mi toccano le prese in giro. Soffrire? Da perdenti, non da competitivi. Mi da carica e benzina per fare di più”
Sullo stadio nuovo e San Siro: “Stanno parlando sulla possibilità di riqualificare San Siro. Gerry vuole portare qualcosa di nuovo, questa idea del nuov staduo per me è geniale. Il Milan merita uno stadio che sia uno spettacolo, gli americani da questo punto di vista sanno quello che fanno”.
Sui top della rosa: “Maignan, Theo Hernandez e Leao restano, sono giocatori tra i più forti nei ruoli che giocano. Hanno il contratto con noi e sono felici. Non abbiamo bisogno di vedere. Grazie al capolavoro di RedBird abbiamo la possibilità di portare altri giocatori forti. Un anno fa abbiamo messo la base. La squadra dello scudetto non era competitiva come questa. Non è un segreto che vogliamo l’attaccante. Il mercato è tutti i giorni, abbiamo un sistema di scouting dove arrivano giocatori tutti i giorni“.
Su Mino Raiola: “Ho scelto di non parlare con i procuratori, non voglio avere dialoghi con loro perché arrivo dalla vecchia scuola con Mino, Galliani, old school. Furlani e Moncada hanno più pazienza di me. Poi ovvio, quando arrivano le trattative parliamo. Lo facciamo a nostro modo. Se arrivi dalla scuola Mino…”
Sui giocatori italiani: “Ci sono alcuni nella lista che stiamo cercando. Ne abbiamo alcuni oggi, purtroppo nessuno in Nazionale. Secondo me Gabbia doveva esserci, è cresciuto tanto da quando è tornato dalla Spagna”.
Sulle commissioni agli agenti e la linea del club: “Quando si parla di trattative ognuno chiede, vuole e crea situazioni per mettere il club sottopressione. Ogni trattativa deve essere ok per noi, non facciamo beneficenza. Spendiamo in modo intelligente. Girano tante voci, diverse dalla realtà”.
Sulla Champions come sogno: “Voglio vincere più possibile, quando sei al Milan si può vincere tutto quello che si gioca. Da calciatore mi è mancata ma non è una rivincita qua da dirigente. Voglio fare la differenza con le mie idee e la mia visione. Fare la differenza e iniziare da zero, non c’entra niente il calciatore. Se voglio vincere Champions? Ovvio, Milan non vince, fa la storia”.
Sui rinnovi di Theo e Maignan: “Nelle loro situazioni tutto è possibile. Sulle loro richieste non lo so, è una cosa interna. Si parla e si valuta. Grazie al lavoro di RedBird ci sono le possibilità di fare queste cose senza andare in difficoltà economicamente. Se qualcuno mi dice che non vuole stare qua è un problema, ma loro due sono molto contenti. Hanno già fatto la storia e vogliono continuare”.
Sulla strada per tornare a vincere: “Abbiamo una strategia da seguire. Siamo già al livello top, ma quando si fanno queste cose i dettagli fanno la differenza. Siamo come in Formula 1, se giri veloce c’è il rischio di andare fuori pista. Arrivare al top è più facile di stare al top sempre“.
Sui rumors di possibili investitori: “Finora non ho parlato con nuovi investitori. Se lo farò? Dipende dalla posizione in cui mi mette Gerry, non abbiamo parlato di nuovi investitori“
Ancora su Zirkzee: “Non facciamo beneficenza. C’è una lista di atatccanti. Un club come il Milan non ne punta uno solo. Anche se uno è il più forte voglio vedere se è pronto ad entrare al Milan. San Siro o ti fischia o ti saluta. Ci sono tanti fattori da considerare”.
Sul rapporto con giocatori: “Tanti ex giocatori quando entrano in società si portano dietro l’ego. Io faccio il contario. Inizio da zero, ho tanto da imparare. Non mi metto in mezzo all’allenatore, non entro negli altri ruoli”.
Sul perché del silenzio fino ad oggi: “Per parlare c’è bisogno di qualcosa di cui parlare. L’ho detto, questo non è un podcast o un talk show. Non do promesse che non posso tenere. Si comunica quando c’è qualcosa da dire o di concreto. In Italia c’è questa cosa di parlare davanti alla telecamere ma non è il mio modo di lavorare”.
Sul come vengono prese le scelte dal punto di vista economico: “Tutto quello che va in positivo si reinveste nella prima squadra. Certo c’è anche l’u23 ma tutto si reinveste nella prima squadra, che è il nostro obiettivo primario. Nel Milan collaboriamo tra me, Furlani e Moncada, poi alla fine prendo io le decisioni (ride ndr)”.
Sulla scelta di Fonseca e l’umore dei tifosi: “Per noi Fonseca è un allenatore top, se no non era al Milan. Ai tifosi dico che arriva un calcio nuovo, dominante, offensivo, con l’equilibrio per difendere. Ci sarà un’altra energia. Un’altra faccia, uno era pelato l’altro ha i capelli (ride ndr”.
Sui suoi post social: “Non so come li dovete prendere, se sul serio o no. Io mi diverto, o mando messaggi, oppure messaggi indiretti. Come quando voi (giornalisti) fate giochi, solo che io arrivo a milioni di click”.
Su possibili arrivi di giocatori di esperienza: “La squadra il prossim’anno sarà ancora più giovane, questo è un motivo per cui abbiamo scelt Fonseca. È importante avere un allenatore che tira fuori il meglio dai giovani. Per me se sei in prima squadra e sei giovani non cambia esperienza o no. Se queste sono scuse non devi essere in prima squadra”.
Sulla distanza con i top club europei: “Due anni fa eravamo in semifinale di Champions, ma sono momenti. Vogliamo trovare una stabilità per lottare con i club in Europa, ma bisogna partire dall’Italia“.
Sui tifosi ed i fischi alla dirigenza: “Ai tifosi dico che ‘The future is bright’ finché sono qua. Faccio tutto per vincere”.
Su Camarda: “Camarda è più talentuoso di me alla sua età. Per noi è molto importante, ma non ha tutta la resposabilità su di lui. È nostra responsabilità di aiutarlo a crescere. Lui ha tanta fame e voglia di migliorare, bisogna andare passo per passo. Siamo felici, può essere uno di quegli ex giocatori del Milan arrivati dall’accademia che poi hanno fatto tutta la trafila. Lui ci dimostra che dobbiamo avere un’accademia forte e creare profili da prima squadra. Oggi succede poco per le possibilità che abbiamo“.
“Lo step dell’U23 è fondamentale per noi. Vogliamo portare in prima squadra più talenti”.
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