Non sono passate nemmeno 48 ore dalla vittoria nel derby che da oltre oceano arriva una secchiata di acqua gelata sull’entusiasmo del mondo Milan. Sembrava tutto apparecchiato per il cambio di allenatore. L’epitaffio di Mister Fonseca era pronto da mercoledì scorso. Sarebbe dovuta essere solo una questione di tempo e di derby. Chiaramente nessun altro risultato era ritenuto immaginabile oltre la sconfitta. Bisognava solo attendere se declinarla in netta o onorevole.
E invece, come in una favola degna dei Fratelli Grimm, il Milan decide di disputare una delle migliori prestazioni dell’ultimo anno e scrive di suo pugno un lieto fine inaspettato quanto emozionante ad una storia che sembrava ormai destinata ad un epilogo scontato. Favola nella favola è la firma autografa. Di nome fa Matteo, di cognome Gabbia. Non poteva che essere un “figlio del Milan” ,dai primi calci alla prima squadra, a fare esultare un’intera tifoseria segnando al minuto 89 il gol vittoria proprio sotto la Curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero.
Le favole, quelle belle, lasciano che ognuno si abbandoni dolcemente tra le braccia di Morfeo confidando in sonni sereni. E così è stato fino a quando, impietosa, arriva la sveglia. Questa volta il suono è quello delle parole del proprietario del club rossonero Gerry Cardinale. Con la solita differita di qualche giorno, arrivano le dichiarazioni di Mister ReBird Capital intervenuto all’evento “Giornata dello Sport Italiano nel Mondo” tenutosi a New York (qui le sue parole integrali).
Condivisibili i concetti già espressi in più occasioni sull’importanza della crescita del sistema calcio italiano per portarlo a livelli di eccellenza raggiunti in Premier League. Non si può non essere d’accordo con Cardinale quando parla di partnership pubblico-privato e quindi collaborazione attiva da parte degli enti pubblici come Comuni, Regioni e Governo. Anche perché l’investimento fatto dal privato andrà a beneficio della qualità di vita di una comunità della quale gli enti pubblici sono garanti. Il palese riferimento è alla strada molto tortuosa e ricca di insidie che sta provando a percorrere per arrivare allo stadio di proprietà.
E fin qui nulla da dire. Se non fosse che a tutto questo manchi il “come”. Al Robespierre a stelle e strisce non fanno difetto analisi e idee. La sensazione è che manchi concretezza e praticità. Per la serie, l’obiettivo di questa rivoluzione pallonara è chiaro ma come intendi arrivarci?
E da qui parte un florilegio di frasi che si fa fatica a comprendere. “Non possiamo concentrarci solo sul vincere le partite. Non possiamo farlo se non innoviamo e cambiamo questo paradigma, spendere per vincere”. Sul paradigma siamo d’accordo però i due concetti, impresa e vittoria, non andrebbero mai scissi. Bisognerebbe dare il giusto peso, la giusta qualità nelle scelte in entrambi i filoni. Il calcio è un mercato atipico dove i trofei hanno un loro peso specifico ai fini anche di una crescita finanziaria.
“In Italia credo che i tifosi credano che la squadra sia di loro proprietà e noi abbiamo un lavoro da fare per soddisfare questo concetto“. Caro presidente il tifoso è sacro. Il tifoso è il vero investitore, è il più efficace e produttivo dei “business plan”. Si possono costruire stadi, sottoscrivere importanti accordi marketing, mettere su un’azienda perfetta ma se questo è prioritario alla competitività di una squadra e ai successi, gli stadi si svuotano, accresce il disamore. Insomma, il calcio muore.
È per imprese emozionali come quelle del Milan nel derby che un bambino chiede ai propri genitori di regalargli una maglietta di Leao, Morata, Pulisic o Theo. È per l’abbraccio e l’urlo dopo il gol di Gabbia che le famiglie sono invogliate a tornare allo stadio per stare accanto alla propria squadra. Il calcio è emozione pura per un pallone che rotola su un tappeto verde. È difficile correre fuori a Milanello e aspettare ore sotto il sole o la pioggia nella speranza di poter fare un selfie o ricevere un autografo da un calciatore solo perché sono stati pubblicati ricchi bilanci e la società annuncia una crescita del fatturato.
“Il mio messaggio alla tifoseria non sembra funzionare, quindi direi che il messaggio alla tifoseria è che non vi darò alcun messaggio finché non vinceremo. Perché capisco che è l’unica cosa che vi interessa”. Ecco Presidente, facciamoci questa promessa, riaggiorniamoci quando la sua squadra avrà alzato un trofeo importante. Nell’attesa, buon lavoro.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok, YouTube e X
