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Il giornalista sicuro: “Lui è l’uomo che cambia le partite. L’allenatore deve metterlo nelle condizioni di farlo”

Allegri

Il giornalista, voce autorevole e telecronista di Sky Sport, ha commentato come di consueto sul suo canale YouTube l’ultima giornata di Serie A, concentrandosi sulla vittoria del Milan sulla Roma per 1-0. Una partita intensa, tattica, dove a fare la differenza sono stati gli episodi e soprattutto i colpi dei singoli.

Nel suo approfondimento, Stefano Borghi ha sottolineato la centralità di Rafael Leao, capace di spaccare il match con le sue accelerazioni devastanti e la solita imprevedibilità:

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“Leao la sua impronta sulla partita l’ha messa. È davvero quello che più di tutti può fare la differenza. Nell’anno dopo lo scudetto, nel quarto di finale di Champions contro il Napoli, i partenopei avevano iniziato più o meno come la Roma, poi cos’è che ha cambiato la partita? Un break di Leao: è andato dentro centralmente e spaventò il Napoli. Leao deve cambiarti le partite. Poi l’allenatore deve metterlo nelle condizioni di farlo”.

E proprio da quel concetto nasce l’anima di questo Milan: Leao è la miccia, il detonatore, la variabile impazzita che trasforma una partita bloccata in un lampo di caos organizzato.

Poi all’improvviso, di botto, senza senso: il gol del Milan.

I rossoneri colpiscono in perfetto stile allegriano, con un contropiede costruito con precisione chirurgica. Leao da manuale nella sua zona di campo — prende, accelera, spacca e va dentro. E quando la Roma prova a reagire, arriva l’inserimento di Pavlovic, un movimento da manuale… di Gasperini. Lo sganciamento del braccetto fino al fondo è uno dei tratti distintivi del calcio gasperiniano, una delle intuizioni tattiche che hanno rivoluzionato il modo di interpretare la difesa in Italia. Una combinazione quasi simbolica: il pragmatismo di Allegri e la verticalità di Gasperini fusi nello stesso istante, per un Milan che sa adattarsi e colpire quando meno te lo aspetti.

Borghi lo sa bene: questo Milan vive dell’estro del suo numero 10. Quando Leao si accende, cambia tutto — il ritmo, la percezione, l’inerzia. Per questo, dice Borghi, “l’allenatore deve metterlo nelle condizioni di farlo”. Un concetto chiave, che racchiude tutta la complessità di un talento libero, anarchico, ma tremendamente decisivo.

La squadra di Massimiliano Allegri sembra aver ritrovato quell’identità cinica e feroce che l’ha resa grande: difendere con ordine, soffrire quando serve e colpire nel momento giusto. Contro la Roma, è bastato un lampo. E quel lampo porta ancora una volta la firma di Rafael Leao.

Questo successo non vale solo tre punti: vale un messaggio. Il Milan c’è, e quando il suo talento portoghese decide di prendersi la scena, ogni equilibrio può saltare.

Borghi l’ha detto, il campo l’ha confermato: Leao è il Milan. E quando il Milan gioca “da Leao”, nessuno è davvero al sicuro.

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