La redazione di AllMilan.it ha avuto il piacere di intervistare Xavier Jacobelli, penna storica della stampa italiana. Il noto editorialista del Corriere della Sera si è soffermato ai nostri microfoni sull’importanza dei giovani, i quali possono costituire un patrimonio per club il Milan. E non solo. Queste le parole di Jacobelli.
Stasera il Milan affronterà il Bournemouth e lo farà senza Gonçalo Ramos, alle prese con un problema muscolare. Al suo posto potrebbe giocare Camarda che, nelle sue ultime apparizioni, non ha convinto soprattutto dal punto di vista fisico. Se lo stop di Ramos dovesse prolungarsi, Amorim potrebbe ridisegnare un Milan con Cissè punta così come schierato da Baldini in Under 21?
«Io credo che questa sia una nuova opportunità per Camarda. Però i ragazzi giovani, e Camarda è giovanissimo, hanno bisogno di avere una fiducia non a tempo, ma devono essere impiegati con continuità perché possano rendere nel modo migliore. Quindi, francamente io credo che Camarda abbia tutto per imporsi nel Milan, tant’è vero che se poi viene schierato in occasione della partita importante qual è quella con il Bournemouth per l’Europa League, io sono convinto che farà bene. Lui, insieme con Cissè che bene ha già fatto, anzi, ha fatto benissimo a Salisburgo».
Si è discusso molto nelle ultime settimane sulla coperta corta della rosa del Milan. Questa squadra, numericamente, può mantenere un certo rendimento giocando tre partite a settimana?
«Secondo me sì. Anche perché i primi bilanci si fanno quando inizia la sessione invernale del mercato. Non prima. Non certo alla metà di ottobre. Adesso c’è questo ciclo di 9 partite nell’arco di 27 giorni. E quando poi arriverà la seconda sosta stagionale per gli impegni della Nazionale, si potrà già tracciare un primo consuntivo. Però, per capire bene esattamente che cosa possa servire per rafforzare e non per fare operazioni di mercato tanto per farle, anche perché il Milan è particolarmente attento al bilancio, bisogna arrivare a quello spartiacque che sarà la fine dell’anno e l’inizio della sessione invernale di mercato».
Proiettandoci sul mercato invernale, in quale reparti dovrebbe intervenire la proprietà per colmare eventuali lacune strutturali?
«Troppo presto per dirlo. Troppo presto perché appunto c’è questo ciclo di partite, poi ci sarà la sosta della Nazionale, poi ci sarà la volata fino alla fine dell’anno. Parlare di mercato adesso, secondo me, è fuori luogo. Cioè intempestivo, superficiale. Non c’è motivo di parlare adesso di mercato anche perché poi, tra l’altro, quando anche servisse qualcosa non si potrebbe operare se non sul fronte degli svincolati. E non mi pare che il Milan abbia intenzione di fare questo.
Quindi, in questo momento è importante per il Milan infilare una serie di risultati positivi, una continuità di rendimento in Italia e in Europa, correggere quelle distrazioni – in cui Jacobelli si riferisce alla rimonta sfiorata contro dell’Atalanta – e poi andare avanti lungo questa strada. Amorim è appena arrivato, quindi come tutti i nuovi allenatori che costruiscono una squadra secondo le loro convinzioni, hanno bisogno del tempo necessario. È evidente che le fortune di ogni allenatore siano determinate dai risultati che ottiene. Per sua fortuna e per sua bravura, Amorim ha dimostrato in questo momento che questo Milan sa vincere in Europa e sa vincere in campionato. Deve continuare così».
LEGGI QUI – Verso Bournemouth-Milan, la probabile formazione che metterà in campo Amorim
Tra i giocatori in prestito che stanno impressionando c’è Zachary Athekame. Il terzino belga è un punto fisso per il Lione di Fonseca. Tuttavia, negli ultimi giorni è emersa la possibilità di un richiamo in squadra a gennaio. Il Milan dovrebbe prendere in considerazione questa possibilità?
«Sì, però io credo che non mi pare che nella passata stagione Athekame, così come altri rossoneri, fosse stato protagonista di un rendimento particolarmente brillante. E quindi è stato giusto offrigli questa opportunità di andare in prestito per giocare in una squadra che ha sempre avuto un grande occhio di riguardo per giovani, qual è il Lione. E dopodiché sarà la valutazione del Milan in gennaio. Poi ci vorrebbe anche ovviamente un accordo con lo stesso Lione. Perché non credo che stanti anche le qualità espresse da Athekame in questa prima parte della stagione in Ligue 1, il Lione rinuncerebbe a cuor leggero.
Però sono scelte giuste quando si offre a un giovane calciatore di essere impiegato continuativamente e di non saltabeccare fra il campo e la panchina giocando a spizzichi e bocconi. Questo perché è evidente che quando tu hai la possibilità di esprimerti, come Athekame sta facendo, è una nota positiva per lui, per il Lione e, soprattutto, per il Milan che lo ha dato in prestito e non lo ha ceduto».
Secondo lei, a oggi, qual è l’acquisto della campagna rossonera che ha convinto di più?
«Cissè – afferma senza esitazione Jacobelli –. L’esperienza a Catanzaro è stata molto molto utile. E poi, tra l’altro, la valorizzazione che a Cissè ha dato Baldini con l’Under 21. E non dimentico che il goal decisivo per arrivare al confronto diretto con la Polonia in Armenia sia stato segnato da Cissè, che poi si è ripetuto alla grande contro la Polonia nel 6-2 di Pescara. Tutto questo per dire che cosa? Per confermare una volta di più che quando tu hai dei giovani di talento e che si mettono in mostra nell’Under… Perché Cissè, se continua così, è destinato ovviamente a entrare anche nell’orbita della Nazionale maggiore. Perché il suo talento, la sua capacità realizzativa… E poi mi piace molto quella carica esplosiva di passione, di gioia, di attaccamento alla maglia del Milan, di entusiasmo che lui mostra.

Questa è una riprova che non è vero che non esistono i giovani talenti italiani. È vero che giovani talenti italiani che si mettono in mostra, vuoi nell’Under 21 o vuoi anche nella stessa Nazionale, quando tornano nel loro club devono avere la fortuna di incontrare allenatori che, a loro volta, li valorizzino. Tant’è vero che alcuni tra questi giovani, per affermarsi, sono andati all’estero. Ma in un calcio globalizzato come questo non bisogna né stupirsi né scandalizzarsi se Palestra va al Chelsea. Abbiamo visto Calafiori quale crescita abbia registrato giocando nell’Arsenal. Per non dire di Tonali, che dal Newcastle ovviamente ha tratto lo spunto per trasferirsi a Londra, al Tottenham, e per dimostrare una volta di più di essere il perno della Nazionale.
Però questi giocatori hanno fatto benissimo, Tresoldi stesso. Tresoldi, a proposito di mercato, è certamente un giocatore che ha soltanto 22 anni e che in un Milan che fosse intenzionato a investire su di lui, perché chiaramente la sua quotazione è lievitata e lieviterà… Se continua a giocare, a segnare come sta facendo, quello è un giocatore, secondo me, che farebbe molto caso al Milan».
Sui giovani lanciati dal Milan c’è la mano di Amorim, che è stato in primis lui stesso a voler tenere in squadra Cissè. Secondo lei i diversi allenatori di Serie A dovrebbero avere più coraggio nel far debuttare i giovani?
«Certamente sì. Leggevo oggi una statistica relativa all’Atalanta che ha lanciato Obrić proprio in occasione del confronto con il Milan, dopo l’infortunio di Kolašinac. E negli ultimi 12 anni ne ha lanciati 30 di giovani cresciuti nel suo vivaio, poi approdati al calcio professionistico e anche in altre squadre ovviamente. E questo vuol dire avere una capacità di visione. Che poi, quando questi giovani si affermano, si impongono e rimangono nella società che li ha valorizzati, si rivelano essere un patrimonio strepitoso.
Basti dare un’occhiata anche a Lulli – dice l’editorialista -, quello che sta facendo alla Roma che giustamente si è affrettata a proporre un aumento di contratto fino al 2031. E mi ha fatto molto piacere che Mancini, nelle prime quattro partite della Nations League, abbia lanciato 7 debuttanti assoluti con la maglia della Nazionale sulla scorta della direzione indicata dallo stesso Baldini. Io ho letto le sue dichiarazioni in occasione del Premio Manlio Scopigno e Felice Pulici che gli è stato assegnato l’altro ieri a Roma.
Mi pare che dopo l’esperienza di giugno nelle partite con il Lussemburgo e con la Grecia, durante le quali aveva lanciato in Nazionale 18 giovani, altre società, durante il mercato, hanno cominciato a capire, sia pure con un netto ritardo perché nelle prime dieci partite di campionato la media di giocatori italiani presenti ha oscillato fra il 27 e il 28%. E quindi nessuno dice, pensa o propone anacronistice inaccettabili chiusure delle frontiere o aperture parziali. Ma che, assolutamente no! Perché i grandi stranieri arrivati nel calcio italiano fra gli anni ’80 e gli anni ’90 non possono che migliorare anche la carriera di chi gli gioca accanto. Il problema è che in questi anni, purtroppo, sono arrivati in Italia calciatori stranieri che non hanno reso secondo le aspettative, togliendo spazio ai giovani italiani. Questo è il succo della questione. Speriamo che ci sia questa inversione di tendenza», conclude Jacobelli.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
