Billy Costacurta è uno che non ha mai avuto bisogno di costruirsi un personaggio. Nell’intervista esclusiva al Corriere dello Sport-Stadio si racconta con la stessa lucidità con cui ha attraversato il calcio per oltre vent’anni, partendo dai numeri: 663 presenze con il Milan. «Hai detto niente?», commenta lui, ricordando di essere il Milanista Numero 3, dietro solo a Maldini e Baresi. «Seicento e passa partite nonostante i miei limiti».
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I limiti e la longevità
Costacurta non si è mai nascosto: «Di testa non ero forte e avevo il pe’ nde ghisa, il piede di ferro». Ma conosceva i suoi punti di forza: «Ero veloce e sapevo leggere le situazioni, anticipavo le giocate degli altri». È così che è riuscito a durare, anche quando arrivavano campioni su campioni: «Sono durato a lungo nonostante ogni anno arrivasse qualcuno forte. Nesta, Cafu, Stam».
Fondamentale il ruolo di chi gli stava accanto. Maldini e Baresi «mi hanno protetto e in fondo hanno corretto i miei errori».
Sacchi, Capello e la formazione
L’arrivo di Arrigo Sacchi cambia tutto: «All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali». Ma è lì che impara davvero a stare in campo: «In precedenza nessuno mi aveva insegnato a stare in campo, nemmeno il magnifico Liedholm». Capello completa il lavoro «sulla mentalità, sulla costanza».
Sacchi, per Costacurta, è una figura centrale nella storia del calcio: «Ha provocato un autentico terremoto, Arrigo è la figura-chiave, Leonardo Da Vinci».
Allenatori: chi è davvero grande
Quando si parla di allenatori, Billy distingue tra club e Nazionale: «Sono mestieri diversi». Guardiola è un fenomeno, ma per lui renderebbe meno in Nazionale. Conte invece «è riuscito a far bene sia in Nazionale sia nel club». Spalletti no.
Sui più grandi di sempre non ha dubbi: «Carlo. Carlo e poi Pep i più grandi». Cruijff subito dietro, insieme a Sacchi. Allegri è stimato: «Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori», ma non è nei primi cinque. Mourinho? «Non mi ha conquistato, vedere le sue squadre non mi è mai piaciuto».
Il Milan di oggi
Sul Milan attuale il giudizio è netto: «Secondo me, no», non è da scudetto. Il problema è strutturale: «Ha la coperta corta». Una squadra che «per caratteristiche, è costretta a difendere basso».
Leao, il nodo centrale
Il discorso su Leao arriva naturale e pesante. «Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora». Costacurta cerca la parola giusta e la trova: «Leao è enigmatico». E spiega: «Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse. È uno showman».
Per Billy il problema non è il talento in sé, ma come viene utilizzato: «Io ho giocato insieme a tanti Palloni d’oro, tutta gente che metteva il proprio talento al servizio della squadra». E aggiunge un concetto chiave: «Nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace».
Il tempo è un altro fattore: «Leao non è più un ragazzino, a giugno ne farà ventisette, non venti». Un’età in cui, secondo Costacurta, il talento dovrebbe già trasformarsi in continuità e responsabilità, incidendo davvero sulle partite e non restando un enigma. Questa riflessione rende il suo giudizio chiaro: Leao resta spettacolare, ma non ancora pienamente determinante.
Chivu, la difesa e il calcio che ama
Tra le novità che lo incuriosiscono c’è Chivu: «È intelligente, può diventare un grande allenatore». Costacurta continua ad amare il calcio dei dettagli, dei raddoppi, delle letture difensive. «Amo il calcio poco interrotto», ma anche «le proposte difensive che la Serie A riesce ancora a offrire».
Il calcio cambia, ma Billy resta fedele a una sola idea: capire prima di giudicare. E quando giudica, colpisce sempre nel segno.
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