Correva l’anno 1978, il Milan di Gianni Rivera e Franco Baresi guidati da Nils Liedholm si appuntavano al petto la prima stella. Nello stesso anno Lucio Dalla ci regalava un delle canzone più belle e conosciute del suo repertorio. “L’anno che verrà” è una lettera ad un amico immaginario con l’intento di raccontare e descrivere l’attualità sognando un mondo migliore.
Fu lo stesso compositore bolognese a spiegare la genesi di questo brano in un’intervista Rai: “È una canzone importante perché immagina una situazione di lontananza tra me e un amico a cui faccio un rapporto dettagliato di come stiamo vivendo oggi. Nella prima parte c’è un meccanismo del gioco che mi permette di esagerare”. Tornando ad oggi, questo brano ci fa riflettere su un po’ di coincidenze. Intanto questa stagione, come in quella 1978/79, si è sognata una stella. Allora l’obiettivo fu raggiunto mentre oggi sono state rimandate a data da destinarsi tutte le velleità di gloria.
Altra conferma di una perfetta colonna sonora del momento è il periodo. Ormai l’annus horribilis 2023 sta volgendo al termine. L’anno solare è stato un susseguirsi di scelte sbagliate, errori, sconfitte e delusioni come ampiamente testimoniano i numeri da noi analizzati. Sgomento e frustrazione sono i pilastri dello stato emotivo attuale e allora: “Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’… L’anno vecchio è finito, ormai ma qualcosa ancora qui non va”.
Non ci sarebbe incipit migliore per provare a scrivere ad una persona cara e tanto lontano ciò che si sta vivendo e si è vissuto in questo 2023.
“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando”. In questo pensiero ci sarebbe l’auspicio di tutti. Ma allora cosa aspettarsi? Un buon inizio sarebbe fare in modo che “il o i” responsabili della disastrosa gestione atletica di questa squadra si assumano la responsabilità di questo scempio e salutino Milanello. Il calcio non può essere esente dalle dinamiche classiche del mondo del lavoro. Il licenziamento è una pratica legale soprattutto difronte ad errori e responsabilità chiare ed evidenti. E penso che, 30 infortuni di cui 21 di natura muscolare, in appena cinque mesi di stagione con annesso sfaldamento di un’intera squadra, siano argomenti sufficientemente convincenti.
Che altra “trasformazione” aspettarsi? La questione allenatore è molto delicata e potrebbe precipitare in caso di prossimi risultati negativi. Iniziando dall’ultimo match dell’anno contro la “bestia nera” Sassuolo. In attesa di commentare ed analizzare sviluppi difficilmente pronosticabili al momento, proviamo a capire in che moda potrà essere rinforzata questa squadra. Sicuramente il mercato di gennaio andrà aggredito. L’enorme emergenza in difesa con le lunghe assenze di Tomori, Kalulu e Thiaw unite alla poca affidabilità fisica di Kjaer, l’inesperienza di Pellegrino (rientrato dopo 2 mesi di infortunio), l’assenza di un vice Theo allungano il tunnel buio nel quale si viaggia da mesi.
Il più che probabile rientro alla base di Matteo Gabbia è una scialba minestra riscaldata. Verrà fatta almeno un’altra operazione. Sarà sufficiente? La scelta di non fare nulla a centrocampo nonostante la lungo degenza di Pobega, la partecipazione di Bennacer alla Coppa d’Africa e con un Krunic fuori, soprattutto emotivamente, dal progetto Milan, è un azzardo del quale non se ne sente il bisogno. Ultima “trasformazione” che è possibile ipotizzare e prospettare al nostro “caro amico” è il rinforzo (!?!) in attacco. Serhou Guirassy, centravanti dello Stoccarda, sarebbe il prescelto. Confesso che personalmente non conosco le qualità del calciatore guineano.
Concedetemi il beneficio del dubbio se, numeri alla mano, la soluzione al problema in attacco possa essere un calciatore che ha conosciuto l’ebrezza della prolificità alle soglie dei 28 anni che compirà il prossimo marzo. A margine di questo mio inutile pensiero che di tecnico non ha nulla c’è la sua partecipazione alla Coppa d’Africa con la maglia della Guinea.
E quindi? Nel metterci alle spalle questo contraddittorio, deludente e pericoloso 2023, cosa c’è da aspettarsi?
Cari amici miei forse non c’è finale migliore di quello già scritto da Lucio Dalla: “L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità”. A buon intenditore, poche parole.
Colgo l’occasione per augurarvi un 2024 ricco di serenità e soddisfazioni, non soltanto calcistiche. Tanti auguri… Buon anno a tutti!
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