Mai – e dico mai – avere rimpianti nella vita. Una sorta di legge di natura che aiuterebbe l’uomo a vivere meglio. Eppure il Milan maestoso ammirato ieri sera al Maradona distrugge questa legge – in fin dei conti agli uomini d’amore non piacciono le leggi – e aumenta inesorabilmente i rimpianti. Un 2023 vissuto su un’altalena di emozioni: un gennaio disastroso, una mini rinascita, la qualificazione ai quarti di Champions contro il Tottenham, un nuovo declino e la partita sontuosa di poche ore fa. Questo Diavolo a volte sembra Dottor Jekyll, altre Mister Hyde. Una spiegazione che si avvicini alla logica non esiste. Eppure Pioli e i suoi ieri hanno massacrato la squadra che sta dominando in lungo e largo la Serie A.
Andiamo con ordine: difesa perfetta. Kjaer furbo, leader e preciso: Tomori sembrava finalmente quello della passata stagione, un muro. Calabria benissimo in fase difensiva. Theo solita certezza: il francese sta diventando il numero uno al mondo nel suo ruolo. Sta riuscendo a limare quei difetti – leggasi “fase difensiva” – che lo avevano contraddistinto nei primissimi anni in rossonero. Sulla fase offensiva è inutile soffermarci. Passiamo al centrocampo: Isma iradiddio Bennacer ha dominato Lobotka e avversari giocando una partita sontuosa. Idem Sandrino Tonali. Tuttocampisti con estrema qualità: una meraviglia per gli occhi.
Capitolo a parte merita Rade Krunic. Il sottoscritto ne aveva già parlato sette giorni fa: imprescindibile. L’ex Empoli è quel calciatore che tutti vorrebbero in rosa: può giocare ovunque e lo fa anche con buona qualità. Ieri, nella prima frazione, Rade si abbassava moltissimo in fase di costruzione, giocando quasi da centrale di difesa. Un ruolo alla “Kessié” per intenderci.
Quando, poi, Brahim gioca così fa innamorare qualsiasi essere umano: una delizia la giocata per l’1-0 di Rafa, una meraviglia di pregevole fattura il secondo gol. Una gara fantastica in entrambe le fasi. Bene anche Giroud, che ha lottato con un avversario forte come Kim: il francese è prezioso e anche lui imprescindibile. Sui calci piazzati avversari è sempre lì, puntuale come uno svizzero.
Veniamo a noi: Signore e Signori, chiedete scusa a Rafa Leao. Criticato dai grandi sofisti del mondo del pallone per qualche partita sbagliata (sapete, può capitare a 23 anni e con una situazione contrattuale non ancora definita), il fenomeno portoghese si è preso nuovamente lo scettro della A. Due gol bellissimi: il primo con uno scavetto degno del miglior attore protagonista. Oscar alla vita per Rafa. Il secondo, a cui siamo abituati, con una delle sue discese disarmanti (per gli avversari) e un bolide a bucare Meret. Prestazione totale di Rafa che ha preso nuovamente il Milan per mano. E sapete perché i rossoneri possono dormire sonni tranquilli? Leao è tornato a sorridere. Quel sorriso che ha regalato, qualche mese fa, gioie dolcissime ai tifosi del Diavolo.
Avvertenze per l’uso: la storia non la si scrive con una prestazione, seppur eccezionale, in una singola gara. Venerdì c’è l’Empoli e poi sarà Champions. A San Siro contro gli azzurri. Servirà una bolgia e un Milan con gli occhi della tigre. Quelli visti ieri per intenderci. Quella squadra che lotta su ogni pallone come se fosse l’ultimo.
Chiusura finale dedicata a ciò che ieri è stato detto, molto poco carino nei confronti del Milan e della gloriosa storia rossonera: “Come nel biliardo, il più forte fa vincere al più debole la prima partita“. Magari è vero, anzi sicuramente sarà così: occhio, però, a perdere 4-0 in casa. La testa, l’arma più potente della storia, può fare brutti scherzi. Nel mentre chiedete scusa a Leao, il giocatore più forte della Serie A.
