Alessandro Florenzi parla chiaro, senza giri di parole. Ospite dell’ultima puntata del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, l’ex terzino rossonero ha ripercorso la sua esperienza al Milan, soffermandosi sullo Scudetto vinto e sulle sensazioni completamente diverse vissute nella stagione successiva. Un racconto intimo, fatto di leadership, spogliatoio ed energie invisibili ma decisive.
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Quando capisci che la tua parola pesa
Nel Milan campione d’Italia, Florenzi non era solo un giocatore: era una voce ascoltata. Un punto di riferimento, soprattutto nei momenti più delicati.
“Lo capisci quando gli altri ti guardano in modo diverso quando parli, quando la tua parola vale.”
Secondo Florenzi, il rispetto nello spogliatoio non arriva per caso. Arriva quando i compagni riconoscono in te qualcuno che parla per il bene del gruppo, non per interesse personale.
“Quando capisci che per gli altri la tua parola vale, tu fai di tutto per fargli arrivare il concetto che vuoi fargli arrivare.”
Rabbia, panchina e verità scomode
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il rapporto con chi gioca meno. Florenzi racconta di come il dialogo diretto sia fondamentale per mantenere unito il gruppo.
“Guarda, lo so che oggi sei incazzato perché non hai giocato, ma magari c’è un motivo.”
Parole che non servono a spegnere la rabbia, ma a indirizzarla nel modo giusto.
“È giusto che tu sia arrabbiato, questa rabbia mettila in campo.”
Un approccio sincero, quasi educativo, che spesso porta a risultati concreti.
Alimentarsi a vicenda: il vero segreto del gruppo
Florenzi descrive un meccanismo emotivo potente, fatto di scambi continui tra compagni. Un’energia che cresce e si rafforza partita dopo partita.
“Quando poi vedo che la persona a cui parlo così, in campo si trasforma, è come se io ho alimentato lui e lui ha alimentato me.”
È da qui che nasce la fiducia, quella vera. Quella che non si allena, ma si costruisce giorno dopo giorno.
“Così cresce la fiducia, c’è energia, la senti, non puoi spiegarla.”
L’anno dello Scudetto: qualcosa di unico
Il confronto tra le due stagioni è netto. Florenzi ammette di aver percepito fin da subito che quell’anno c’era qualcosa di speciale.
“Io sento quando c’è qualcosa, l’anno dello Scudetto sentivo qualcosa.”
Non schemi, non tattica. Ma sensazioni, vibrazioni, connessione tra le persone.
Il vuoto dell’anno scorso
Poi arriva la parte più dura, quella detta quasi con dispiacere.
“L’anno scorso sentivo che non c’era niente, purtroppo devo dirlo.”
Un’assenza di energia che, secondo Florenzi, si è riflessa in tutto il contesto.
“Infatti nomi, cambi di allenatore…”
Parole che raccontano una stagione complicata, segnata da instabilità e mancanza di continuità.
Una testimonianza da leader vero
Il racconto di Florenzi va oltre il calcio giocato. È una lezione su cosa significhi essere leader, anche senza fascia al braccio. Su come uno spogliatoio vinca prima con la testa e con il cuore, e solo dopo con i piedi.
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