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Baresi rivela: “Berlusconi il vero innovatore. Su Theo e Leao dico questo”

Questa mattina nelle edicole è uscita un’edizione speciale del Sportweek. “6 un mito“, così titola il settimanale con la figura di Franco Baresi sulla copertina. L’ex storico capitano ha rilasciato infatti una lunga intervista in occasione della recente uscita del suo nuovo libro “Ancora in gioco”. Un leader in campo, il primo ad entrare nella neonata Hall of Fame milanista. Di seguito un estratto di dichiarazioni sulla sua vita al Milan.

Sull’esigenza di scrivere un nuovo libro: “I cinquant’anni mi hanno dato lo spunto, poi l’editore ha insistito per un racconto oltre la carriera da calciatore durata vent’anni. Ce ne sono altri venticinque da allenatore, dirigente, oggi vicepresidente, ambassador del club. Ho voluto raccontare le esperienze fatte in giro per il mondo, in quest’ultimo ruolo in particolare”.

Sui suoi 50 anni al Milan: “Per la verità me l’ha ricordato qualche amico. Sinceramente penso che la mia sia una storia difficile da ripetere”.

Sul suo approdo al Milan: “Un osservatore aveva ricevuto buone relazioni sul Travagliato ed era venuto a vederci. Dopo organizzò un provino. Il primo, per me, non andò benissimo. Mi diedero una seconda possibilità e la sfruttai”.

Su Rivera: “Avevo fatto il raccattapalle nelle partite casalinghe del Milan e lo avevo visto giocare. Poi me lo ritrovai accanto come giocatore. All’inizio facevo fatica a dargli del ‘tu’. Per me è stata una persona speciale, lui e Bigon mi coccolavano”.

Sullo scudetto della ‘stella’: “Inter e Juve, sulla carta, erano più forti. Costruimmo lo scudetto giornata dopo giornata. Il gruppo iniziò a crederci di più e vincemmo grazie ad una impressionante regolarità di rendimento”.

Sul suo modo di essere capitano: “Alzato la voce? Non era nelle mie corde. Non c’è bisogno. Quando le cose non funzionavano, davo l’esempio col comportamento quotidiano. Tante piccole azioni messe insieme che trasmetti ai compagni. Passa il messaggio che viene prima la squadra, il club. Girare oggi a Milanello per trasmettere i medesimi valori? Non è il mio ruolo. Non è compito mio. Quest’estate però, in tournée, ho conosciuto Fonseca, sono stato con i giocatori e ho visto che nei miei confronti c’è sempre un grande rispetto, da parte di tutti. I calciatori di questo Milan sanno chi sono e cosa ho fatto nel club. Conoscono la storia e questo è importante”.

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Su Theo e Leao: “Gli direi che sono fortunati a essere quello che sono, e di non dimenticarlo. Penso però che loro lo sappiano, e sappiano anche di essere in un grande club”.

Sui suoi allenatori: “Da ragazzo ho avuto maestri come Annovazzi, Galbiati, Zagatti. Poi in prima squadra Liedholm, Sacchi e Capello. Liedholm era unico. Era ironico e con grande personalità. Ti lasciava il giusto spazio per farti lavorare sereno. Mi fece esordire nel ’78 a Verona, voleva che giocassi come ero abituato nelle Giovanili, ma non era esattamente la stessa cosa.

Il Milan di Sacchi era giovane e curioso, lui riuscì a coinvolgerci nella sua idea di calcio. Tutti noi avevamo vinto poco o nulla, quindi eravamo disponibili a imparare cose nuove. Il primo allenamento fu molto intenso, eravamo stanchi alla fine ma capimmo che qualcosa stava cambiando, in meglio. Capello infine trovò una squadra matura. Fu più gestore che rivoluzionario”.

Su Berlusconi: “Fu il vero innovatore. Non dimenticherò mai gli elicotteri all’Arena, nel luglio dell’86. Era diventato da poco presidente e voleva dare una scossa, non solo all’ambiente rossonero, ma a tutto il calcio italiano”.

Sui valori che descrivono il Milan (passione, stile, sacrificio e successo): “Se li ritrovo nel Milan attuale? Sono valori he racchiudono la storia del club, e vanno ricordati. Non esiste il Milan di oggi o di ieri, è il Milan e basta. Per sua natura il Milan punta sempre al massimo. Bisogna ricordarselo e comportarsi di conseguenza”.

Come spiegare ad un ragazzo di vent’anni chi era Baresi: “Gli direi di guardare le figurine. Seriamente, gli direi che è stato un giocatore che fa parte della storia del Milan”.

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