EDITORIALE PRIMA PAGINA

Il Milan è diventato la donna che canta

A proposito della donna e delle canzoni, ci sentiremo a brevissimo.

Intanto la stagione del Milan ha perso di senso per queste ultime gare. Non ci sono illusioni, e questo Juventus-Milan è una delle peggiori sfide degli ultimi anni, nonostante ci sia assolutamente un secondo posto di Serie A in gioco.

Con una qualificazione in Champions League ormai decisamente alla portata, gli altri obiettivi milanisti sono venuti a mancare. L’impressione è, però, che le prossime cinque gare debbano soltanto passare, e che Pioli sia più che in bilico. Soprattutto, sembra che queste ultime cinque giornate di campionato non abbiano alcun peso sul Milan del futuro. E, peggio, che non abbiano neppure un’incidenza sulla scelta legata all’allenatore rossonero della stagione seguente.

Ora, non ci accorgeremo a giugno che il dado è tratto. Quel tempo è adesso.

Al momento chi non ammette quanto segue, probabilmente, non è in buona fede: il Milan 2023/2024 è già “abbastanza” finito, in effetti.

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(NO SPOILER) Come in quel famoso film di David Lynch, come la donna che canta in “Mulholland Drive” (2001).

Il Milan di ora è come quella scena al Club Silencio, con le due protagoniste che vanno a teatro a vedere lo spettacolo. Sul palco compare un omino, con un trombettista, e dice: “No hay banda, no hay banda“, ovvero non c’è la banda, l’orchestra. E le trombe che si sentono, dunque, sono soltanto una finzione, perché non c’è la banda e tutto è una semplice registrazione. Quello che si sente è un disco, infatti.

Sempre nel film, non molto dopo arriva una donna di origini hispaniche (Rebekah Del Rio, il nome), presentata sul palco come “uno degli angeli di Los Angeles”. La donna si esibisce in una delle più straordinarie ed emozionanti esibizioni che siano possibili e canta un singolo dal titolo “Llorando” (la traduzione dallo spagnolo è “piangendo”).

Nel frattempo anche le due protagoniste del film, in sala, tanto si emozionano da piangere senza contenersi, e in questo esplodono. Assistono allo spettacolo, come noi, e ci spingono prima a restare ipnotizzati e poi verso una sensazione di pianto, come loro, davvero. Loro piangono, tanto l’opera d’arte a cui assistono è grandiosa (è la cosiddetta “sindrome di Stendhal“).

Eppure, dopo un po’, invischiati in questa particolare dimensione, accade quanto di più logico può succedere. Questa donna sul palco del teatro del Club Silencio cade improvvisamente, come svenuta all’improvviso. Eppure la sua voce d’angelo continua a suonare, anche con la donna stesa immobile e spenta sul palco.

E, naturalmente, anche quella voce d’angelo che porta tutti ad emozionarsi così tanto, anche quella è soltanto una registrazione che gira. Si tratta, per me, di uno dei momenti più imbarazzanti, ed in qualche modo vergognosi, in cui ci si possa trovare ad assistere. Di fronte ad una donna che canta, essere al punto di commuoversi, e poi scoprire che si sta guardando ciò che non c’è, un’apparenza destinata solo ai nostri occhi, ma finta.

Così dovremmo emozionarci a guardare un Milan che gioca e che magari perde o vince, ma che in realtà non si sta giocando niente. Qualcosa che non è il Milan, ma che deve occupare quello spazio di tempo di cinque giornate, fino a fine stagione. Il nostro simulacro.

A questo Milan, no. Ancora oggi, NO HAY BANDA. NO HAY BANDA.

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