EDITORIALE PRIMA PAGINA

La differenza tra Milan e Inter racchiusa in un solo esempio

Lautaro Martinez

Quantificare il gap tra Milan ed Inter sembra una vera missione impossibile in questi giorni. Da una parte abbiamo una squadra che non fallisce mai i grandi appuntamenti, che ha un sistema di gioco collaudato e che riesce ad esaltare le caratteristiche di qualsiasi calciatore che entra a far parte del gruppo. Inoltre ha una dirigenza che sa comunicare e conosce l’importanza di avere ottimi rapporti con la stampa.

Dall’altro lato, il nostro, nel caso in cui non si fosse capito, siamo agli opposti. Negli ultimi 18 mesi la squadra ha fallito praticamente ogni big match. C’è una rosa composta da giocatori di grande talento, ma che per una lunga serie di motivi non riesce ad esprimere il proprio potenziale. Infine la dirigenza, su cui è persino inutile spendere parole troppo critiche. Diciamo soltanto che si sta notando una certa inesperienza da parte di tutti. Del resto Moncada, Furlani e Ibrahimovic non avevano mai ricoperto nella loro vita i ruoli che occupano attualmente. Messa così è anche comprensibile che la loro gestione non sia perfetta.

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E arriviamo dunque al nostro titolo. Un esempio piuttosto chiaro che rappresenta alla perfezione la differenza tra Milan e Inter in qualsiasi ambito è la gestione di Lautaro Martinez. Forse molti di voi non sapranno che da marzo l’argentino ha segnato un solo gol con i nerazzurri. Già, una rete nelle ultime 17 partite (anche se temo che, con l’approccio svagato tipico di questo Milan, la statistica sul suo digiuno potrà purtroppo essere cancellata dopo il derby). Eppure avete sentito la stampa scrivere articoli su articoli e dedicare ore e ore di trasmissioni sulla crisi di Martinez? No. Perché l’Inter sa come comunicare con i propri dirigenti. Sa come far tacere sul nascere le polemiche e sa mantenere ottimi rapporti con la stampa. Avete per caso sentito parlare Lautaro della sua visibile insoddisfazione in seguito alla panchina contro il City? Assolutamente no.

Il capitano nerazzurro è sempre stato sostituito nelle tre gare di campionato in cui ha giocato, addirittura al 56′ contro il Monza, per poi rimanere comunque in panchina tre giorni dopo contro il City. Eppure tutti i giornali hanno scritto di “riposo per il derby”, con Marotta che prima dell’inizio della super sfida contro gli inglesi ha dichiarato pubblicamente: “Lautaro in panchina non deve far notizia, ormai le partite durano 100 minuti”. Immaginiamo il putiferio che si sarebbe scatenato attorno a Leao se il portoghese avesse vissuto un digiuno del genere con il Milan (cosa già accaduta in passato). Sarebbe uscito fuori di tutto, critiche provenienti da tutti i lati, retroscena, polemiche e così via.

Theo e Leao

Tutto questo si può riassumere con il famoso detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”, e di questo i nerazzurri sono dei veri specialisti, soprattutto da quando c’è Beppe Marotta in dirigenza. Purtroppo tutto ciò va in evidente opposizione con l’attuale situazione del Milan, dove ormai i calciatori esprimono il proprio malcontento in modo pubblico sia in campo (cooling break di Lazio-Milan), sia sui social, con like, poi rimossi, a post polemici nei confronti delle scelte dirigenziali degli ultimi anni.

E in mezzo a tutto questo domani si gioca il derby. Non ho mai visto il tifo rossonero vivere i giorni prima di questa sfida con un profilo così basso, come se ci sia l’assoluta certezza che sarà impossibile fare risultato. In effetti anche nella propria storia il Milan non è quasi mai stata squadra da grandi sorprese. Quando noi siamo sfavoriti di solito perdiamo, non riusciamo a sovvertire i favori del pronostico. Però l’ultimo scudetto è stato vinto con il motto “succede solo a chi ci crede”, quindi… crediamoci!!!

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