Il Milan di Ruben Amorim è arrivato a un passaggio delicato della stagione. Dopo un avvio di campionato da imbattuto, con otto punti nelle prime quattro giornate, la sconfitta per 0-2 contro il Benfica ha però riacceso dubbi e discussioni attorno al progetto del tecnico portoghese.
Il problema non riguarda soltanto i risultati. Il Milan continua a cambiare uomini e soluzioni, senza aver ancora trovato un’identità precisa. Le tante formazioni diverse, gli esperimenti e alcune scelte tattiche hanno alimentato la sensazione di una squadra ancora alla ricerca del proprio equilibrio. Amorim ha chiesto tempo, ma il calendario non sembra concedergliene molto: tra campionato ed Europa League arriveranno settimane particolarmente intense.
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A complicare il quadro c’è poi il rapporto tra allenatore e ambiente. Amorim è diventato il principale volto del progetto rossonero: conferenze, dichiarazioni, spiegazioni e responsabilità passano quasi sempre da lui. Ed è proprio qui che si apre un’altra questione: chi deve affiancare Amorim nei momenti di difficoltà? Il Milan è ancora alla ricerca di una struttura dirigenziale capace di rappresentare un riferimento chiaro dentro e fuori dal campo. Non necessariamente per togliere responsabilità all’allenatore, ma per evitare che ogni problema finisca sulle sue spalle.
Un tema sollevato anche da Giuseppe Pastore ai microfoni di Vamos!, trasmissione su DAZN: “Il Milan non può far altro che vincere, per motivi che è anche inutile dire. Per Amorim essere un po’ innervosito da questa cosa non è una questione isolata, perché Amorim fa la conferenza il sabato, la conferenza la domenica, la conferenza il mercoledì, la conferenza il giovedì, nel pre e post-partita. E non c’è un dirigente che gli dia una mano, né che ci sia né che non ci sia, per smistare un po’ il traffico”.
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