L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha intervistato il figlio dell’ex giocatore e allenatore rossonero Nils Liedholm, Carlo Liedholm. Di seguito le sue parole: “Milan e Roma. Le due squadre, le due città, i due grandi e veri amori del papà, pieni di storie di calcio, scudetti, battute, gol e gioie”.
I racconti di Liedholm sul Milan: “Cosa mi ha raccontato? Tante cose, tanti episodi. Soprattutto la scoperta di Milano. Era arrivato in treno, sei mesi dopo Nordahl. Alla Centrale ad aspettare Gunnar c’erano più di cinquemila tifosi. Le autorità, diceva, erano preoccupate: chissà cosa succederà con Liedholm? E allora per evitare che si bloccasse la stazione, lo hanno fatto arrivare in ritardo. Il Milan quella volta aveva comunicato un orario sbagliato. Poi è andato in Piazza Duomo perché, diceva, quella era la loro piazza, la piazza del Gre-No-Li. Portava fortuna. Tutte le volte che tornavano da un viaggio in Svezia, andavano al Duomo. Milano gli piaceva molto. I monumenti, i palazzi, le strade, l’Arena, San Siro, Milanello. Mi portava spesso al centro sportivo”.
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Sulla prima volta:
“Avevo sei anni, papà allenava i giovani, assieme al suo amico e vice Luciano Tessari. Ricordo Rocco e Rivera. Poi Prati, Maddè, Gino Maldera, il fratello di Aldo. Conservo ancora una foto in cui sto palleggiando con Mario David. Poi, qualche anno do-po, ci siamo rivisti al corso a Coverciano”.
Milan o Roma?: “Forse leggermente il Milan. Percentuali? Diciamo 51/49. Il Milan gli ha dato molto. Ha giocato 12 anni con la maglia rossonera, i migliori della sua carriera da calciatore. A Milano è diventato allenatore, ha vinto lo scudetto della stella. Ma Roma, città d’arte piena di profumi, è riuscita ad amarlo di più. Quei fantastici, meravigliosi cinque anni, dal 1979 al 1984, hanno cambiato la sua vita e la storia della squadra.
Il Milan gli è rimasto dentro. Non quello che ha allenato, ma il “suo” vero Milan, quello del Gre-No-Li, di Schiaffino, di Cesare Maldini. Diceva che la squadra del cuore è quella in cui hai giocato. Ha vinto quattro scudetti, mai espulso, né ammonito. Ma da allenatore rossonero ha conquistato lo scudetto della stella, il decimo. Per chi tiferebbe papà Nils stasera? Per il bel calcio, la sua bella vita”.
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