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Milan, niente panico: con altre sei partita il cammino europeo è ancora tremendamente aperto

Morata

Al mancato colpo di testa di Fofana ogni tifoso del Milan ha capito che la partita non sarebbe stata recuperata. Un peccato grande come San Siro. Perché nonostante un dominio tedesco nei primi 50′, fino al gol di Boniface, salvo gli ultimi 10′ della prima frazione, il Diavolo se l’è giocata alla pari. Fonseca ha parlato di miglior partita da quando è in rossonero. Forse sì, forse no. Indubbiamente la squadra ha dato prova di compattezza, sacrificio e propositività. Alla viglia il tecnico aveva negato qualsiasi possibilità di vedere un atteggiamento tipicamente italiano, molto difensivo, dietro la linea, pronto a ripartire.

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Insomma, per un’ora scarsa è stato così. Poi, la reazione. Con i minuti il Milan è uscito, esondando. Ogni azione era potenzialmente una palla gol. Quelle nitide sono state almeno quattro, su tutte quella della traversa di Theo e dell’errore di Reijnders a tu per tu con il portiere del Bayer.

Imprecisione sotto porta, poca freddezza negli ultimi 16 metri. Sono queste le cose che sono mancate. Il risultato finale poteva essere diverso. Il pareggio sarebbe stato equo. Non a caso, a fine partita, i tifosi rossoneri hanno applaudito la squadra. I miglioramenti continuano a vedersi e, partita dopo partita, la volontà calcistica di Fonseca inizia a prendere sempre più forma. L’assenza di Morata si è fatta sentire. Loftus-Cheek e Reijnders, a turno, hanno provato a sostituirvisi, senza risultare altrettanto efficaci. Abraham, infatti, non ha reso come al solito, toccando pochi palloni. L’ingresso dello spagnolo ha ridato linfa al Diavolo. Chissà, magari con la doppia punta le cose sarebbero andate diversamente, ma Fonseca ha preferito non sbilanciarsi togliendo dal campo l’inglese.

Capitolo arbitraggio. Non serve a molto parlarne. Il passato conta zero, tuttavia è giusto sottolineare qualche dubbio sorto a gara in corso. Gli episodi al limite sono stati diversi. A capeggiare il gruppo è quello del possibile rigore su Loftus-Cheek a ridosso del 90′. Lo step-on-foot, come piace chiamare oggi il più classico dei “pestoni”, era evidente. Il direttore di gara, coadiuvato dalla sala VAR, non ha ritenuto necessario ricorrere alla tecnologia. L’allenatore rossonero, così come Gabbia, lo hanno ribadito nelle interviste a fine match. Il rigore sembrava solare. Poco importa.

Fortunatamente, la nuova formula della competizione è magnanima e permette di cadere più di una volta. Con i classici gironi, se il Milan avesse avuto zero punti in due partite, la situazione sarebbe già stata compromessa, o quasi. Così non è. Con altre sei sfide da disputare, di cui solo una proibitiva, in casa del Real Madrid, il Diavolo non sembra correre particolari pericoli o rischi. A patto che non si sottovalutino i restanti impegni o, magari, non ci si faccia prendere dalla frenesia e dall’ansia. Tutto è ancora tremendamente aperto. Ora, testa a Firenze.

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