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Nazionale italiana, Ordine: “Allegri? Ecco perchè bisogna escluderlo”

Il futuro della Nazionale italiana torna al centro del dibattito. Intervenuto a Radio Marte, Franco Ordine ha fatto chiarezza su uno dei temi più caldi: la possibile nomina del nuovo commissario tecnico.

Secondo Ordine, Massimiliano Allegri va escluso dalla corsa: il tecnico avrebbe già iniziato a programmare la prossima stagione con il Milan. Una presa di posizione netta che restringe il campo dei candidati.

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Dopo Gattuso, fase di transizione per la FIGC

La situazione attuale è ancora in evoluzione. Gennaro Gattuso ha recentemente risolto il proprio legame con la Nazionale, aprendo una fase di transizione.

Prima della scelta definitiva, si andrà verso un commissario tecnico ad interim per la sfida contro Cipro. Solo successivamente, con il nuovo presidente della FIGC, verrà presa la decisione sul prossimo ct.

Conte il profilo ideale per la panchina azzurra

Nel casting per la panchina, Ordine indica un nome su tutti: Antonio Conte.

L’allenatore salentino rappresenterebbe, per esperienza e mentalità, il profilo perfetto. Già protagonista in passato con una Nazionale non ricchissima di talento, Conte è riuscito a ottenere risultati superiori alle aspettative, dimostrando di essere un vero leader anche in contesti complessi.

Senza riforme il calcio italiano è destinato al declino

Oltre alla scelta del ct, il problema è più profondo. Ordine sottolinea la necessità di un progetto strutturale per rilanciare il sistema.

Senza riforme concrete, il rischio è chiaro: il declino del calcio italiano diventerà inevitabile. Una riflessione che va oltre il campo e chiama in causa l’intero movimento.

Il vero tema: rendimento deludente dei giocatori chiave

Al di là delle scelte tecniche, emerge un altro punto cruciale: il rendimento dei giocatori.

Diversi elementi dai quali ci si aspettava molto di più, soprattutto considerando le prestazioni offerte nei club , non hanno inciso in Nazionale. Ed è qui che l’analisi si sposta su un blocco ben preciso.

Il blocco Inter sotto accusa: aspettative tradite

Il gruppo di giocatori provenienti dall’Inter, che avrebbe dovuto rappresentare la spina dorsale della squadra, ha deluso.

Federico Dimarco, dominante con i nerazzurri, non è riuscito a incidere offensivamente ed è apparso fragile in fase difensiva.

Nicolò Barella ha offerto prestazioni lontane dai suoi standard, mostrando una versione opaca rispetto al centrocampista totale visto in club.

Anche Alessandro Bastoni, pur con l’attenuante del cambio ruolo, non ha convinto ed è stato coinvolto in un episodio chiave negativo.

Frattesi e Pio Esposito: occasioni mancate e segnali positivi

Tra gli altri, Davide Frattesi non è riuscito a lasciare il segno quando chiamato in causa.

Diverso il discorso per Francesco Pio Esposito, tra i pochi a dare segnali positivi: pericoloso in un paio di occasioni e utile nel lavoro per la squadra. Resta però l’errore dal dischetto nella serie decisiva, episodio che ha pesato sull’eliminazione, pur senza potergli attribuire responsabilità eccessive.

Una leadership mancata nel momento decisivo

Il vero nodo è la mancanza di leadership.

Giocatori abituati a condividere il campo durante la stagione, e teoricamente avvantaggiati da automatismi consolidati, non sono riusciti a trascinare una squadra fragile e in difficoltà. Ed è proprio questa assenza di guida in campo che rappresenta una delle spiegazioni più credibili del fallimento.

Non solo Inter: le responsabilità sono collettive

È importante chiarire un punto: il fallimento della Nazionale non può essere attribuito esclusivamente ai giocatori dell’Inter.

Le difficoltà erano evidenti a prescindere e gli avversari andavano affrontati con o senza il cosiddetto blocco nerazzurro. Tuttavia, quando l’ossatura principale della squadra non regge, le fragilità emergono con ancora più forza.

Donnarumma e Tonali non bastano

Con l’aggiunta di Gianluigi Donnarumma e Sandro Tonali, la struttura della squadra avrebbe dovuto garantire solidità.

Ma quando lo “scheletro” non riesce a sostenere e trascinare il resto del gruppo, tutte le difficoltà aumentano in modo esponenziale.

Ed è proprio qui che si gioca la vera sfida della Nazionale italiana: ritrovare identità, leadership e credibilità, prima ancora di scegliere il prossimo commissario tecnico.

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