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No al Milan nel 2019, Spalletti svela i motivi della sua scelta: “Fu una decisione sofferta”

Sliding doors

. Le strade di Luciano Spalletti, oggi ct della Nazionale Italiana, e del Milan sono due rette parallele che non si incontrano mai, ma in pochi sanno che sono state molto vicino a farlo nel 2019. Il club rossonero, reduce da un biennio sotto la guida di Gennaro Gattuso, è chiamato quell’estate a dover avviare un nuovo ciclo. La scelta della coppia Maldini-Massara ricadrà su Marco Giampaolo, la cui avventura in rossonero durerà ben poco. Il primo nome sulla lista dei dirigenti era quello del tecnico di Certaldo.

Dietro al declino dell’offerta ricevuta dal Milan c’è una motivazione che Spalletti spiega nella sua biografia, dal titolo “Il paradiso esiste… Ma quanta fatica“. Il mio no al Milan fu una decisione sofferta, non facile da prendere. Non mi sentii di andare al Milan per non fare uno sgarbo alla mia vecchia dirigenza interista e per non fare uno sgarbo ai tifosi dell’Inter“, spiega il 66enne nel libro scritto in collaborazione con Giancarlo Dotto.

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Spalletti -Nazionale

Dopo la sua avventura nerazzurra deciderà di prendersi due anni di pausa, che passerà a studiare ed aggiornarsi tra le mura di casa sua nella Tenuta di Montaione, in provincia di Firenze, prima di tornare sui campi da calcio, come tecnico del Napoli. Alla guida dei partenopei, tornerà ad affrontare il Milan. In particolare, nel suo libro, Spalletti cita la doppia sfida ai quarti di Champions League, dalla quale il Diavolo ne uscì vincitore.

I rimpianti per l’infortunio di Osimhen e le recriminazioni sul rigore non assegnato a Lozano

“Dissero che i miei giocatori festeggiarono per aver pescato il Milan, ma non fu così. La lesione muscolare di Osimhen fu un primo segnale negativo e io non diedi il meglio di me nella gara di campionato che precedeva la doppia sfida. Quello 0-4 ci fece venire in mente tanti dubbi e al contempo diede a loro molta fiducia. A Milano in Champions giocammo molto bene, ma perdemmo 1-0. Al ritorno pareggiammo, anche se covavamo molta tensione, per quasi tutti era la prima volta a quei livello. Ancora oggi non mi posso spiegare il mancato rigore su Lozano. Quando finì la gara, la tristezza era enorme“.

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