Il telecronista di Dazn Pierluigi Pardo è intervenuto ai microfoni di Kick-Off (Programma condotto da Il Pengwin) e ha analizzato la stagione del Milan. Vari i temi toccati dall’ex presentatore di Tiki Taka, tra cui il licenziamento di Maldini, l’addio di Ibrahimovic e le prestazioni di De Ketelaere.
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Su Maldini: “Mi ha fatto un effetto strano. Non perché Maldini debba avere il contratto a vita al Milan perché è una bandiera, perché questo ragionamento sarebbe sbagliato. Maldini se lo deve guadagnare sul campo come qualsiasi altro essere umano il proprio ruolo. Però mi sembra che Maldini abbia fatto bene in questi anni… Nel senso che se guardiamo il complessivo di queste stagioni, la gestione sua e di Massara ha portato giocatori importanti da Maignan a Theo Hernandez… Insomma la base del Milan di questi anni è molto solida“.
Su De Ketelaere: “Ad oggi è stato un flop! Poi magari fra 6 mesi o fra un anno migliorerà. Lo visto proprio inconsistente, acerbo, spaesato. È mancata la maturità dal punto di vista psicologico. Tra l’altro lui non aveva cominciato male nelle prime giornate, poi è imploso, il Milan ha trovato nuove soluzione e lui è andato ai margini, non avendo più la forza di rialzarsi. Sacchi diceva sempre che è più facile allenare i piedi che la testa di un giocatore… ed è vero. Forse con questo tipo di calcio e di pressione, De Ketelaere fa un po fatica a gestirlo. Io non lo perderei in maniera definitiva, lo manderei in prestito, perché poi rischi di fare come Henry“.
Sul mercato: “Al Milan è mancato il mercato… Io mi aspettavo di più ad un certo punto della stagione. Origi è una riserva di Giroud non ha brillato. Al Milan è mancato un uomo a centrocampo perché Kessié non è stato sostituito, dietro non hai avuto la stessa ferocia ed efficienza che avevi avuto l’anno prima e davanti ti è mancato qualcosa di nuovo“.

Sull’addio di Ibra: “Me lo aspettavo. Lui è uno così pieno di se, giustamente, che ha capito che non c’erano più le condizioni fisiche per poter essere un giocatore che potesse fare la differenza. Se ne andato alla grande! Io me lo immagino dirigente, un uomo con il suo carisma può farlo. Il primo ricordo che mi viene in mente quando penso a lui è l’amicizia con Antonio Cassano, avevano una grande sintonia e poi Italia-Svezia al Dragao e purtroppo è un ricordo doloroso. È stato un fenomeno assoluto e una persona straordinaria, non ha vinto il pallone d’oro solo perché è incappato nell’era di Ronaldo e Messi, altrimenti uno se lo sarebbe meritato“.
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