Il giornalista Marco Pasotto, è tornato a parlare a La Gazzetta dello Sport, dell’episodio di domenica sera che ha visto protagonista nel post-gara di Milan-Atalanta, Adrien Rabiot, il quale ha criticato in maniera decisa i compagni entrati nella ripresa, colpevoli di non aver interpretato il momento difficile della gara, entrando in campo con un atteggiamento inadeguato.
LEGGI QUI- Con il Bournemouth torna Cisse ma non solo: le possibile scelte di Amorim
Questo il commento di Pasotto: “Il dono di centrare subito il punto, senza le solite banalità da dopopartita. Rabiot ha parlato come un allenatore. Anzi, come fanno soltanto pochi allenatori. E Amorim è uno di questi. Forse è il motivo per cui il tecnico portoghese non l’ha percepita come un’invasione di campo o come concetti fuori luogo in bocca a un giocatore. Per dire: tra Spalletti e Bremer, nell’ambito di una dinamica molto simile, è andata ben diversamente. Amorim invece ha spiegato di apprezzare i “giocatori emotivi” e il possibile caso non ha nemmeno avuto il tempo di mettere radici.
Con chi ce l’aveva Rabiot? Beh, non serve decifrare l’interlinea, l’ha detto lui stesso: chi è entrato non ha contribuito a fortificare il ponte levatoio, ma si è fatto prendere a sua volta dall’ansia. Jashari ha perso palloni sanguinosi, Loftus-Cheek non ha dato la robustezza vista a Salisburgo, Hutchinson ha smarrito più palle del lecito, Estupinan ha palesato come spesso gli accade indecisioni in fase difensiva. La freschezza atletica avrebbe dovuto fare la differenza, dare una mano a una squadra in apnea, e invece l’inerzia della partita ha finito per centrifugare tutti”.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
