Durante la nuova puntata del podcast Elastici di Cronache di Spogliatoio, il giornalista de Il Foglio Giuseppe Pastore ha approfondito il crescente rendimento di Rafael Leao, soffermandosi in particolare sul suo “nuovo” ruolo nel Milan e sull’evoluzione delle sue prestazioni nelle ultime partite. Un’analisi che mette in luce non solo le qualità indiscutibili del portoghese, ma anche la necessità di farlo esprimere al meglio senza limitazioni tattiche.
Pastore ha esaminato la possibilità di un Leao più vicino al ruolo di attaccante centrale, affermando: “Questa è una discussione che si evolve partita dopo partita. A Madrid, per esempio, Leao è stato molto largo, perché il Real Madrid aveva dei punti deboli in quella zona e il Milan ha sfruttato benissimo quella posizione. È stata la scelta giusta contro il Real, e il Milan ha giocato alla perfezione.”
Tuttavia, Pastore ha anche sottolineato i progressi visti in partite come quella contro il Cagliari, quando Leao ha mostrato movimenti più centrali nell’azione del secondo gol, simili a quelli di una prima punta. “Un gran movimento e un grande gol,” ha commentato il giornalista. Ma Pastore non ha esitato a far notare che, a 25 anni, Leao deve ancora compiere dei passi avanti in alcuni aspetti del suo gioco. “Se a quest’età siamo ancora qui a parlare di questi miglioramenti, è anche una sua mancanza.”
Leao, il talento che non va mortificato: il paragone con i grandi
Un altro punto sollevato dal giornalista è la questione del sacrificio difensivo. “È tempo perso continuare a chiedere a Leao di coprire l’esterno o di accorciare in fase difensiva,” ha affermato. “Leao non è mai stato un giocatore con quella attitudine, e non ha mai fatto queste cose. Non ha senso insistere su questa richiesta, che finirebbe solo per mortificare il suo talento.”
Pastore ha poi fatto un parallelo con alcuni dei più grandi calciatori di sempre: “Non chiedi queste cose a Messi, a Ronaldinho, a Henry. Questi giocatori, per il loro status e per quello che offrono in termini di gol, assist e spettacolo, non hanno l’obbligo di rincorrere gli avversari in difesa. Se non fanno gol o assist, allora è un problema, ma non è certo la loro mancanza di sacrificio a dover essere al centro della discussione.”

Leao, un incubo per le difese avversarie
Il giornalista ha poi ripercorso la partita contro il Real Madrid, sottolineando l’impatto di Leao: “Quando Leao era in campo, il Real Madrid era in grandissima difficoltà. L’uscita di Leao al 70° ha cambiato l’inerzia del match, e il Milan ha sofferto molto, anche perché si è dovuto preoccupare maggiormente di difendersi. Il subentrato Okafor, pur applicato, non ha nemmeno lontanamente la stessa imprevedibilità di Leao.”
Secondo Pastore, il Milan dovrebbe sfruttare al massimo le caratteristiche uniche di Leao, lasciandolo libero di esprimere il suo talento senza l’obbligo di sacrifici difensivi. “Leao va fatto giocare nel suo ruolo, senza chiedergli di correre all’indietro. Perché un giocatore come lui deve fare la differenza in attacco, deve segnare e servire assist, non è il suo compito fermare gli avversari.
Giuseppe Pastore conclude la sua analisi con un consiglio chiaro per il Milan: “Leao è un talento straordinario, e il Milan deve sfruttarlo come tale. Non c’è bisogno di mortificare la sua natura di giocatore da attacco. Lasciarlo libero di fare il suo gioco è la chiave per farlo esplodere definitivamente e per permettere alla squadra di trarre il massimo dal suo potenziale.”
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