Christian Pulisic potrebbe essere uno dei grandi protagonisti di questo Mondiale. Almeno, questo è quello che si augurano i tifosi americani e, probabilmente, anche quelli del Milan. Il talento americano ha commentato l’avvicinamento alla competizione iridata e la situazione del Milan ai microfoni della Gazzetta dello Sport.
Sulla situazione dirigenziale del Milan: “Posso solo dire che il Milan è un grande club e penso che sistemeranno tutto… Alla fine, sono sicuro che andrà tutto bene e la squadra tornerà lassù dove merita. In questo momento, però, il mio focus è qui in America”.
Sul fatto se avvia sentito qualche suo compagno del Milan in questi giorni: “Sì, sono in contatto con alcuni dei ragazzi. Ci siamo sentiti e mi hanno anche semplicemente fatto gli auguri per il Mondiale. In generale, ho tanti amici molto stretti in Italia con cui parlo quotidianamente”.
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Pulisic ha parlato anche con i possibili rivali? “Certo, ho parlato anche con loro, ci sono tanti rossoneri qua… Non penso al fatto che potremo affrontarci, ma auguro a tutti il meglio. Ad esempio, ho sentito Santi (Gimenez, ndr), il primo a scendere in campo con il Messico. È stato lui a rompere il muro dell’emozione”.
Sul rapporto con Pochettino: “Io lo vedo solo come il mio commissario tecnico, qui e ora. Il nostro rapporto è buono, decisamente buono. Abbiamo avuto delle belle conversazioni negli ultimi giorni: so cosa mi chiede e cosa posso dargli. Penso che con lui ci stiamo preparando al meglio possibile per affrontare il torneo”.
Sulle differenze tra Pochettino e gli altri allenatori al Milan: “Non faccio paragoni, ma credo sia il primo allenatore sudamericano che ho in carriera. È stata una bella esperienza, una grande scoperta. Mi piace la passione, mi piacciono le idee di calcio che porta con il suo stile. Pretende grande energia e intensità continua in campo”.
Sulla sua mentalità: “Penso che ci stia dando soprattutto fiducia e convinzione nei nostri mezzi. La convinzione di poter affrontare squadre forti senza paura”.
Sul motto “Why Not Us”: Ripeto, non abbiamo paura, questo è il nostro momento. Vogliamo essere una vera forza in questo Mondiale, capace di giocarsela con tutti”.
Sul rapporto con McKennie: “Siamo davvero cresciuti insieme, ora siamo entrambi in Italia al top, io al Milan e lui alla Juve, ma soprattutto difendiamo ancora insieme la nostra nazionale. Quando affronti una partita così importante, con la pressione dell’esordio in un Mondiale, ti aiuta guardarti accanto e vedere ragazzi che conosci da quando avevi 13 o 14 anni. Vuoi lottare come loro, non deluderli, coprirgli le spalle. È con questo spirito che arriviamo al Mondiale di casa”.
Sull’emozione presente per il Mondiale: “Sì, direi di sì, anche se la vigilia in apparenza è simile. Si percepisce la stessa atmosfera da grande partita. Però, sotto certi aspetti, mi sento un po’ più rilassato, l’esperienza mi ha calmato e il fatto di essere a casa nostra aiuta. Ma poi penso di essere un giocatore migliore rispetto a 4 anni fa in Qatar: sono cresciuto molto sotto tutti gli aspetti, anche in Italia”.
Sul fatto di essere tornato al gol: “L’ho detto dopo l’amichevole col Senegal: era importante segnare, anche se non capivo perché si parlasse solo di questo. Adesso mi sono sbloccato e spero che ci si concentri su altro, su questo momento storico di fronte a tutti noi, che sembra così folle, quasi surreale. Questi momenti, noi calciatori americani non li dimenticheremo mai. Ma adesso l’obiettivo si chiama soltanto Paraguay: servirà lottare davvero ma se dovessimo vincere subito manderemmo un segnale forte al girone”.
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