“Posso capire i fischi, anche perché è stata una sconfitta pesante. La cosa che mi ha deluso sono i fischi a Leao perché secondo me lo dobbiamo aiutare, supportare, e questo non lo aiuta. Siamo tutti insieme, fino alla fine, e quindi è stato un po’ brutto”. Nel post partita Adrien Rabiot aveva commentato così i fischi del pubblico di San Siro nei confronti di Rafael Leao. Già, quel Rafael Leao che ha trascinato il Milan allo scudetto nel 2021-22 e che subentrando a partita in corso ha ribaltato la finale di Supercoppa Italiana dell’anno scorso contro l’Inter.
Insomma gli unici due titoli vinti dal Milan negli ultimi 10 anni portano la sua firma. Rafa ha 27 anni ed è il 15° miglior marcatore della storia del Milan nonostante non sia una punta, e il 6° miglior assistman. Scrivo questo nel caso qualcuno se lo sia dimenticato. Eppure da ormai un anno una discreta parte del popolo rossonero sembra che voglia a tutti i costi il suo addio. Magari sono anche gli stessi che si lamentano che nel calcio non ci sono più le bandiere.
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La sensazione, tra l’altro, è un po’ quella di un deja vu. L’anno scorso però al posto di Rafael Leao c’era Theo Hernandez. 12 mesi fa anche Theo sembrava la causa di tutti i mali del Milan, mentre adesso, forse in modo silenzioso, molti rimpiangono il suo contributo sulla sinistra, spesso dato quasi per scontato. Fischiare un giocatore resta un diritto di chi paga un biglietto (sempre più costoso), ma ci si dovrebbe chiedere se questi fischi facciano il bene del Milan o servano solo a sfogare la frustrazione del momento.
Perché in una situazione delicata come questa, prendersela con un singolo giocatore non risolve nulla. Infatti il Milan nell’ultimo periodo ha faticato con e senza Leao, che nonostante le problematiche tattiche e fisiche è il capocannoniere della squadra. Inoltre si dovrebbe capire anche un’altra cosa. Nonostante quell’aria da duro, quasi da indolente, chi parla di Rafa ne parla sempre come di un ragazzo molto sensibile e attento alle critiche. Non è di certo uno come Seedorf, con cui il pubblico di San Siro aveva instaurato un rapporto in cui i fischi servivano quasi a spronare il calciatore stesso a dare di più. Se nel suo caso la contestazione poteva risultare quasi motivazionale, con Leao rischia solo di aggravare il momento delicato.

Se si vuole realmente il bene del Milan, e mi rivolgo allo staff, ai giocatori, ai tifosi e anche a chi racconta ogni giorno il Milan, ora serve solo una parola: compattezza. Perché alimentare polemiche su un argomento che già accende la gente è solo inutile benzina sul fuoco, e ai rossoneri tutto ciò non serve, perché l’obiettivo Champions, che rimane ancora adesso ampiamente raggiungibile, è troppo importante da centrare.
Ah, un’ultima parola sul campionato e su chi ora sta criticando la stagione del Milan. Se ad inizio anno vi avessero detto che sareste stati terzi in classifica con 5 punti sul quinto posto, sareste rimasti delusi? Credo proprio di no. Quindi, vediamo come vanno queste sei partite, con la speranza di rivedere il Diavolo in Champions e poi si tireranno le somme.
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