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Da Sesko a Szoboszlai, Salisburgo scuola di fenomeni: i segreti dell’Academy austriaca

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Un nome e un cognome dietro il meticoloso lavoro di sviluppo dei talenti del Red Bull Salisburgo: Manfred Pamminger. Il direttore dell’Academy austriaca ha rilasciato una lunga e interessante intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha descritto alcune delle caratteristiche principali che contraddistingue il lavoro del Salisburgo con i giovani. Ecco le sue parole.

Sulle caratteristiche che sviluppano nei loro talenti: “L’intensità, in linea con l’immagine Red Bull: dobbiamo essere intensi e coraggiosi, giocare in avanti, prendere rischi. Il gegenpressing, provare a recuperare palla immediatamente dopo averla persa, deve essere un nostro punto di forza”. 

Sui punti di forza del settore giovanile: “Due in particolare. Lo scouting: cerchiamo i migliori giocatori in ogni gruppo di età, inizialmente nella regione di Salisburgo, poi dall’Under 14 in Austria, dall’Under 16 in Europa, dall’Under 18 nel mondo. E lo sviluppo del giocatore: in quello siamo tra i più bravi. In altri club si cambia idea di anno in anno e gli allenatori adattano lo stile di gioco alle loro preferenze. Da noi no, abbiamo un’idea e non la cambiamo spesso. Noi sappiamo come vogliamo giocare e, di conseguenza, che tipo di giocatori ci servono”.

Il Salisburgo sta faticando a trovare nuovi talenti? Ecco la risposta di Pamminger: “No, le strutture sono sempre eccellenti e ci stiamo concentrando su tutto quello che ha funzionato nella nostra storia. In un certo senso, è un ritorno al passato: vogliamo trovare di nuovo i top player, perché sappiamo come migliorarli. Allo stesso tempo, dobbiamo essere creativi, perché oggi fare scouting è molto più complicato”. 

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La Premier League è una delle cause? “Anche. Dieci, quindici anni fa c’erano soltanto 3-4 club in Europa particolarmente rapidi e professionali nello scouting, ora sono molti di più. Arrivare per primi ai giocatori così è molto più difficile. Prendete l’Africa occidentale (Nigeria, Senegal, Ghana, Mali, Costa d’Avorio tra le altre, ndr), una zona in cui abbiamo avuto successo. I club di Premier ora sono molto competitivi anche lì, perché per le regole inglesi post-Brexit un maliano e un nigeriano sono acquisibili alla stessa età di un tedesco o di un austriaco”. 

Sull’importanza dei dati nello scouting: “In molti altri club, i dati esistono solo per prima squadra e Under 19, mentre noi abbiamo tutte le statistiche che vogliamo fino all’Under 15 e all’Under 14. Penso non sia una cosa comune. Il difficile è gestirli, non sovraccaricare i giocatori di numeri”. 

Sull’utilizzo della tecnologia: “Vi racconto un caso particolare. SoccerBot360 è uno strumento virtuale di allenamento e valutazione diagnostica per il calcio, estremamente avanzato. In uno spazio a 360 gradi, sei proiettori mostrano immagini diverse alle pareti, ad esempio sei porte da colpire in un tempo limitato. Misura capacità decisionale e la tecnica, ma anche abilità cognitive come l’orientamento e l’anticipazione. Fornisce indicazioni sulla gestione della frustrazione e secondo noi anche sulla comprensione del gioco. Può capitare che un giocatore in prova non venga preso perché ottiene un risultato negativo in questo test, anche se in allenamento ha mostrato buone cose”. 

Sulla seconda squadra invece dice: “La nostra è una seconda squadra estremamente giovane, la squadra B più giovane d’Europa. Praticamente è una Under 19, come la vostra Primavera, ed è chiaro che questo alza enormemente il livello di difficoltà in un campionato non particolarmente tecnico ma molto fisico come la B austriaca”. 

Un esempio di giocatore cresciuto completamente con il Salisbrugo, seconda squadra incklusa: “Jannik Schuster è il figlio di un saltatore con gli sci di buon livello che ha anche allenato la nazionale tedesca. Jannik è un 2006, ha deciso di fare calcio, ha iniziato da punta e si è sviluppato come difensore centrale. Ha giocato nelle nostre giovanili, nel Liefering e in prima squadra, ma a maggio ha firmato con il Brentford e dalla terza giornata di Premier è un titolare. È stato rapidissimo ad adattarsi”.

Sul Milan Futuro invece: “Sono sempre stato sorpreso dal gap tra la Primavera e le prime squadre italiane, è enorme, non ha senso senza una squadra B. Un’altra cosa che non ho mai capito dell’Italia sono i 26 giocatori in distinta. È folle che vadano in panchina 15 giocatori, con soli 5 cambi a disposizione. Noi preferiamo che un giovane nel weekend vada al Liefering e giochi. Il tempo trascorso in campo ad alto livello è fondamentale”.

Sulla scelta degli allenatori invece: “Giovani. Molto motivati. Aperti a imparare. Pronti a seguire le nostre idee sullo stile di gioco. A volte prendiamo ex nazionali e li facciamo cominciare dall’Under 12 o dall’Under 14, mentre altrove potrebbero venir messi subito in Under 19. Fare l’allenatore è un mestiere che si deve imparare. Noi pensiamo si debba iniziare con i piccoli e che sia il club, non l’allenatore, a indicare come giocheranno le squadre”. 

Poi un ultimo retroscena: “Ricordo che l’Inter voleva a tutti i costi Benjamin Sesko, quando aveva 15-16 anni. Per nostra fortuna, scelse di venire da noi”.

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