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Slitta il rogito per la cessione di San Siro: cosa succede adesso

San Siro
Il rogito per la cessione di San Siro e delle aree limitrofe a Milan e Inter slitta alla prossima settimana. Il motivo è legato ad un rallentamento dell’iter burocratico che non si può imputare né a Palazzo Marino né ai due club milanesi e sarebbe legato alle garanzie finanziarie.
Come riporta la Gazzetta dello Sport, infatti, in questi giorni si era parlato di un giorno compreso tra mercoledì 29 e venerdì 31 ottobre, ma a questo punto se ne riparlerà da lunedì in avanti.
 Per la firma ufficiale è necessario che prima arrivino nelle casse comunali i capitali da parte degli istituti di credito coinvolti. Questa è una cifra che si aggira intorno ai 100 milioni di euro.

Lo slittamento dovrebbe essere solo di qualche giorno e non dovrebbe comportare nessun problema, l’importante è che il rogito avvenga prima del 10 novembre, data in cui scatterà il vincolo sul secondo anello di San Siro e quindi da quel momento l’attuale impianto milanese non potrebbe essere più demolito.

Il rogito slitta: si crea un problema?

Come scrive Marco Pasotto, infatti, potrebbe diventare un problema in base alle tempistiche dello slittamento. “Ogni giorno che passa è un giorno in meno sul calendario in relazione alla fatidica data del 10 novembre, dead line nella quale scatterà il vincolo architettonico della Soprintendenza sul secondo anello del Meazza, che quindi non potrebbe più essere demolito. Insomma, si arriverà a dama sul filo di lana, cosa che comunque era già stata messa nel conto. Da quanto emerge, il rallentamento non sarebbe imputabile né a Palazzo Marino, né ai club.

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Il nodo è quello dei tempi tecnici per ottenere le necessarie garanzie finanziarie, visto che per la firma ufficiale è necessario che prima arrivino nelle casse comunali i capitali da parte degli istituti di credito coinvolti. In tutto si tratta di una cifra che si aggira – tra la prima tranche del prezzo d’acquisto, Iva inclusa, e una quota dei debiti pregressi di Milan e Inter verso il Comune di Milano – intorno ai 100 milioni di euro. Intanto prosegue la battaglia legale dei vari comitati di cittadini contrari al progetto, che si sono rivolti al Consiglio nazionale del notariato a Roma chiedendo di bloccare l’atto. Nell’esposto si sostiene, tra le altre cose, che la data di inizio del vincolo storico dopo 70 anni sarebbe incerta e che la vendita dell’impianto causerebbe un danno erariale”.

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