EDITORIALE PRIMA PAGINA

Sono solo distrazioni di “Massa”: una stagione tra “crimini” di gioco e idoli indiscussi

Fermi tutti. Non è come credete. Siamo in presenza di situazioni o se preferite fenomeni di distrazione di “Massa”. La stagione non è giunta nemmeno al giro di boa eppure ci si affretta a dipingere come finita. Una volata verso la vittoria finale tra sole due squadre. D’altronde sono le squadre protagoniste del derby d’Italia, come non lasciargli il proscenio.

I nostri cugini francesi lo chiamano Ballon d’Essai“, letteralmente palloncino di prova. Nel tempo ha perso il suo iniziale significato per trasformarsi in “notizia” lanciata. Tecnicismo comunicativo per permettere di verificare il parere dell’opinione pubblica e sondare gli umori essa suscitasse. È quanto stiamo assistendo da domenica sera. Il buon arbitro Massa decide di ignorare un placcaggio, considerare influente un tocco sulla caviglia in area di rigore. Almeno dimostra coerenza se si pensa all’intervento di Ranocchia su Belotti due stagioni fa. Eppure con solerzia e autorevolezza sdoganò il fuorigioco geografico nel finale di in un Milan-Napoli, l’anno dello scudetto rossonero.

Eppure per le varie tribune calcistiche da domenica sera, e in qualsiasi quotidiano, la notizia principale è la santificazione di una squadra che qualcuno ha definito “la più forte del mondo”. Prendiamo atto che le sviste in campo, discretamente decisive, non sono oggetto di discussione.

Poi la mente va allo scorso Genoa-Milan e si incomincia a realizzare che sembra esserci una volontà di indurre alla distrazione di “massa” in nome di una verità narrata che nulla ha a che fare la realtà, quella vera.

Hanno vivisezionato le immagini TV e nonostante nessuna potesse garantire l’esatto punto di contatto della palla sul corpo di Pulisic, all’unanimità il beneficio del dubbio non poteva essere materia contemplabile. Lo scandalo per un furto palese doveva essere urlato a tutto il mondo. Forse, la sera di quel 7 ottobre, aver conquistato la vetta della classifica in solitaria, era considerata dai portatori sani di verità narrata, come un atto di lesa maestà. A completamento di quel post partita le parole del Presidente genoano che in un eccesso di libertà di pensiero definì la condotta arbitrale degna di un furto in perfetto stile “La Casa de Papel”.

Reato che si aggrava con l’uscita criminale di Maignan, per giunta sanzionata con la giusta espulsione. Il silenzio assenso a quelle parole stridono con quanto accaduto nell’ultimo weekend calcistico.
A proposito di parole. È assurto a nuovo vecchio idolo, José Mourinho che con talento teatrale ha rilasciato in conferenza, nel post Sassuolo – Roma, dichiarazione nella sua lingua madre. Motivo? Contestare atteggiamenti antisportivi di un calciatore avversario. Tu quoque José? Specialista in mistificazione, fomentatore di accesso di agonismo, allenatore di calciatori simbolo di antisportività.

Eppure in nome di quella distrazione di Massa che fa figli e figliastri nell’attuale carrozzone calcistico, l’allenatore giallorosso è tornato, per i più, quel fenomeno di un tempo.
Non sto dicendo che siamo in presenza di un campionato falsato. Assolutamente no. Siamo però in presenza di una volontà narrativa che tende a distrarci dalla verità. Forse è il silenzio l’ingrediente giusto per gustarci fino in fondo quello che resta dello sport più bello.

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