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Svolta nell’inchiesta San Siro: le ultime

Stadio San Siro Derby

Torna al centro dell’attenzione il caso legato a San Siro, con nuovi sviluppi sul piano giudiziario. Christian Malangone, unico tra i nove indagati a non aver fornito alla Guardia di Finanza le password del computer e il codice di sblocco del telefono, era finito sotto sequestro dei dispositivi elettronici. L’inchiesta milanese sulla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti ai club Inter e Milan prosegue, passando ora dal piano tecnico a quello processuale. Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso presentato da Malangone, direttore generale del Comune e collaboratore stretto del sindaco Giuseppe Sala, confermando così il sequestro dei suoi dispositivi.

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San Siro
San Siro

Cosa potrebbe emergere dalla messaggistica

Secondo la Procura, le comunicazioni di Christian Malangone sarebbero una fonte di prova fondamentale. Il dirigente comunale, infatti, avrebbe avuto un ruolo centrale nei rapporti con gli interlocutori privati, cioè Inter e Milan, risultando il punto di contatto più diretto tra le parti. L’indagine riguarda l’ipotesi di turbativa nella libertà di scelta del contraente. Secondo i pubblici ministeri Cavalleri, Filippini e Polizzi, tra il 2019 e il 2025 il Comune avrebbe costruito in modo molto preciso e su misura le varie fasi della procedura di vendita, con l’obiettivo di scoraggiare o allontanare eventuali altri offerenti, favorendo invece soggetti già individuati in precedenza.

Le chat potrebbero aiutare a chiarire alcuni passaggi importanti dell’indagine. Gli investigatori si concentrano in particolare sull’8 giugno 2025, quando Malangone ricevette dall’allora assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi una bozza in formato Word delle conclusioni di una relazione commissionata dal Comune al Politecnico e alla Bocconi. Quella versione preliminare del documento risultava diversa rispetto a quella definitiva, depositata il 18 giugno, con tre modifiche principali. Secondo la Guardia di Finanza, questi cambiamenti potrebbero aver avuto l’obiettivo di rendere più coerenti i valori già indicati in precedenza dall’Agenzia delle Entrate, che aveva stimato l’area in 197 milioni di euro.

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