“This is the end beautiful friend…The end of our elaborate plans…The end of everything that stands. The end! – Questa è la fine bellissimo amico… La fine dei nostri piani… La fine di tutto ciò che esiste. La fine!“. Erano gli anni ’60 e nello storico locale “Whisky a go go” di West Hollywood, Jim Morrison improvvisava, canticchiava e variava il testo del brano su citato di volta in volta, concerto dopo concerto. Fino all’incisione definitiva, nel 1966, che consacrò The End tra i 500 migliori brani della storia della musica secondo la prestigiosa rivista Rolling Stone.
L’eco di questo brano, settimane dopo settimane, è diventato di diritto la colonna sonora di questo periodo che chiamarlo complicato sarebbe un equilibrismo interpretativo. Nonostante la matematica e la retorica linguistica possono indurre a sperare nel classico miracolo europeo o nella lunghezza della stagione possano essere ancora forieri di successi, ci sono tanti segnali che risuonano come sinistri.
Le sconfitte o la fine dei cicli sono come le vittorie, si “costruiscono” nel tempo. Sicuramente il percorso che porta al successo da segnali più evidenti, più riconoscibili. La fine di un percorso invece è più subdola. Nasconde segnali che solo a posteriori si palesano in tutta la loro schiettezza. Proviamo a riavvolgere il nastro e torniamo a Reggio Emilia, Mapei Stadium, 22 maggio 2022.
Se ti chiami Milan, 19 volte Campione d’Italia e 7 volte Campione d’Europa, da quel pomeriggio dove ti cuci sul petto il tricolore dopo anni di “Banter Era”, deve ripartire la tua ascesa nell’olimpo dei grandi. E invece…
Ecco le 10 cause, ignorate e non viste da molti, che hanno portato alla fine di un ciclo iniziato il 9 ottobre del 2019.
1 – AMBIZIONE SOCIETARIA
“Mi piacerebbe vincere lo scudetto? Molto, moltissimo… Ma non è il nostro obiettivo numero uno. Noi siamo un grande club mondiale. Dobbiamo essere in Champions”. Così il Presidente Paolo Scaroni lo scorso 9 ottobre. Ma non è la prima volta che i vertici di Casa Milan sbandierano come obiettivo primario la sola qualificazione alla massima competizione europea.
Una società come il Milan ha l’obbligo di difendere la propria storia guardando al futuro con l’OBBLIGO di dichiarare pubblicamente che gli obiettivi stagionali DEVONO essere la vittoria dello scudetto e la vittoria della Champions. Dichiarare aspettative identiche ad una provinciale di lusso comporterebbe il rischio di innescare, magari proprio in questi momenti di difficoltà, l’alibi dell’obiettivo minimo. Ambizione di vittoria, sempre e comunque. Questo è scritto nel DNA di questo club e a tanto bisogna ambire.
2 – CALCIOMERCATO 2022/23
Quando vinci uno scudetto come quello passato, messo da parte l’abito della festa, non si poteva rimanere indifferente ai limiti di una rosa che aveva appena compiuto un’impresa. E invece è accaduto proprio quello. Pensare di poter sostituire un calciatore come Kessie con il trio Pobega, Bakayoko e Vranchx oppure non considerare Ibra a fine carriera continuando ad investire sul trentaseienne Giroud affiancandogli Origi che da sempre ha la media gol di un terzino sperando di aver risolto il problema del gol anche grazie allo strapagato De Ketelaere (il Milan ha avuto il quarto e quinto attacco della A nei due campionati precedenti) , è incoscienza o presunzione. Risultato? Squadra palesemente indebolita e quinto posto sul campo.
3 – ANDAMENTO DELLA SQUADRA DA GENNAIO 2023
Fatte salve le due partite contro il Tottenham, le due contro il Napoli in Champions, le belle vittorie contro Atalanta e Lazio in casa, il roboante 4-0 al Maradona e mettiamoci il successo esterno contro la Juventus. Otto partite di Milan degno della sua fama e del tricolore sul petto. Cala improvvisamente il gelo se si pensa alle restanti 23. Umiliati dall’Inter in finale di Supercoppa (3-0), battuti in campionato (1-0) in una partita praticamente mai giocata e soprattutto l’onta dell’euro derby in semifinale di Champions con due sconfitte senza mai segnare un gol e subendone tre.
Non di meno conto la sconfitta (0-1) nell’ottavo di Coppa Italia in casa contro un Torino in inferiorità numerica. E poi l’umiliante 5-2 interno contro il Sassuolo, il 4-0 di Roma contro la Lazio, i pareggi interni contro Empoli, Salernitana e Cremonese (retrocessa) e la sconfitta di La Spezia (2-0… retrocessa) con tanto di richiamo degli ultras a tutta la squadra sotto la curva.
Un totale di appena 37 punti in 23 partite. Media di 1,6 punti a partita che proiettata in un intero campionato avrebbe fruttato un sessantina di punti ovvero tra il settimo e l’ottavo posto.
4 – RAPPORTO PIOLI – MALDINI
È il segreto di Pulcinella che tra l’allora Direttore dell’area Tecnica, Paolo Maldini e Stefano Pioli, i rapporti erano ai minimi storici. Le scelte tecniche del mister come quella di preferire la difesa a tre. La qualità scadente del gioco unita ai risultati scadenti (vedi punto 4) avevano fatto maturare l’idea di un cambio di guida tecnica. Fattore non di poco conto l’ascendente che Maldini aveva su gran parte dei componenti della rosa. Neanche si può immagine la netta frattura che si era venuta a creare che di li a poco trovò conferme nei fatti.
PS: A poco più di 24 ore dall’intervista di Maldini a La Repubblica, l’ex DT rossonero è riuscito a parlare in esclusiva in due momenti nell’ultimo anno e mezzo. Quattro giorni dopo la festa scudetto e nel periodo più delicato e complesso della nuova stagione. Mettiamola così: autocritica e tempismo non sono qualità di casa.
5 – SCELTE SOCIETARIE E NUOVA DIRIGENZA
Ed eccoli i fatti: 5 giugno 2023. Inaspettata e violenta “scossa di terremoto” con epicentro Casa Milan. Via Maldini (DT) e Massara (DS) e dentro Moncada (DT) e D’Ottavio (DS) con annessi pieni poteri a Giorgio Furlani (AD). Un board al quale gli va riconosciuto altissime capacità manageriali e di scouting ma non la gestione di una rosa, di uno spogliatoio. Non per incapacità ma per totale assenza di esperienza nel settore. Considerando il pregresso (vedi punto 3), una scommessa rischiosissima.
6 – CALCIOMERCATO 2023/24
Sono stati apprezzati rischio della cessione immediata di Tonali, idee chiare e tempismo. Il tutto concentrato entro la fine di luglio. Poi il mercato si è macchiato di tanti sanguinosi errori. Ad alti livelli non si può sottovalutare la totale assenza dal progetto di Kjaer per problemi che lo assillano dal grave infortunio del dicembre 2021. Rientrato da un anno e mezzo ma mai a disposizione con continuità (è ancora ai box per un presunto affaticamento muscolare datato 29 ottobre).
I soli Tomori, Thiaw e Kalulu, affiancati da Caldara (superfluo commentare) e il giovane e acerbo Pellegrino è il segno distintivo di un peccato originale che ingloba anche l’aver ignorato l’esigenza di un vice Theo Hernandez.
L’ingenuità ampiamente analizzata prima (vedi punto 2) non è ascrivibile solo al mercato dell’estate precedente. Ancora una volta affidare la titolarità a Giroud e provare a trattare con una società come il Porto un calciatore del calibro di Taremi il 30 agosto, è una strategia da dilettanti allo sbaraglio.
7- CONFERMA DI STEFANO PIOLI
Tutti colpevoli tranne uno: Stefano Pioli e il suo staff. Ruolo attiva nel processo di allestimento della squadra e “comandante capo” del Milan 2.0. Come se i sei disastrosi mesi precedenti fossero addebitabili solo a uno o due persone.
8 – GESTIONE DELLA SQUADRA E INFORTUNI
Quanto scritto nel punto precedente si lega inevitabilmente all’ottavo punto, a maggior ragione facendo il primo consuntivo parziale del nuovo corso. Qualche settimana fa, dopo il pareggio contro il Lecce, abbiamo approfondito sul ruolo di Stefano Pioli in un editoriale intitolato “La solitudine di un uomo”.
Questioni infortuni? Che dire. È inutile ribadire numeri che oltre a qualificarci come leader di questa speciale classifica, fanno sprofondare tutto il mondo Milan in un grande imbarazzo e scoramento.
9 – REAZIONE DELLA SQUADRA
Negli ultimi 40 giorni, causa sconfitte e pessime prestazioni, non sono state episodiche le esternazioni pubbliche dei calciatori. Ha fatto da apripista la dichiarazione di capitan Calabria dopo il 3-0 a Parigi: “Ogni giorno ci facciamo il culo a Milanello, sapevamo quanto era importante questa partita. Chi non ci crede resti a casa”. Qualche giorno dopo, al termine del clamoroso pareggio a Napoli, Olivier Giroud dichiarò : “Sul 1-2 non sapevamo se difendere o attaccare”. Parole subito dopo la scena di Olivier con la mani in volto, quasi in lacrime, seduto su una frigo al momento della sostituzione. E che dire della reazione scomposta di Leao al cambio in palese dissenso con la scelta dell’allenatore?
E poi le mani nei capelli di Calabria martedì contro il Borussia all’infortunio di Thiaw. Un palese segno di scoramento e forse di resa di una squadra che sembra sentire addosso un peso enorme.
10 – APPORTO DEI LEADER
Martedì ricordate l’atteggiamento e il linguaggio del corpo in campo dei vari Maignan, Calabria, Theo e Giroud? Mani sui fianchi e testa bassa a certificare l’assenza totale di una leadership. Adesso ancora il suo ritorno, quello di Zlatan Ibrahimovic, a sperare in un miracolo sportivo come nel dicembre 2019.
Sarà l’Ibra 3.0 a far gustare il sapore della ripresa o è veramente tempo di titoli di coda dominati dalla scritta The End?

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