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Vincolo San Siro, incontro tra società, sindaco e sopraintendente: le ultime

Come confermato dall’amministratore delegato dell’Inter Alessandro Antonello, quest’oggi Inter e Milan incontreranno il sindaco di Milano Giuseppe Sala e la Soprintendente Emanuela Carpani per sciogliere il nodo del vincolo che incombe sul secondo anello di San Siro e per avere dettagli sull’interesse culturale che potrebbe scattare a partire dal 2025.

Stando a quanto riportato dal sito Calcioefinanza.it, l’intenzione del comune è quella di chiedere ai due club di chiarire ufficialmente la propria posizione sulla possibilità di costruire il nuovo stadio nell’area dove sorge ora il Meazza, oppure se proseguire con altre idee. I due club, infatti, (il Milan in particolare) sembrerebbero prediligere l’idea di creare un impianto del tutto nuovo, che possa essere moderno e competitivo come le strutture dei top club europei.

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Dall’altra parte, le due società vorrebbero chiarezza su due punti fondamentali:  il possibile vincolo che rischia di bloccare l’abbattimento del Meazza e il referendum indetto dai comitati che chiedono la conservazione del gigante dai tre anelli. Ieri l’amministratore delegato dei rossoneri, Giorgio Furlani, è intervenuto ai microfoni di The Athletic per parlare, fra le altre cose, della questione stadio, le sue parole:

L’altro giorno un collega mi ha inviato una presentazione del 2018. Diceva che nel 2022 avremmo giocato in un nuovo stadio. Era ambizioso, ma per il 2023 pensavamo di esserci e non ho visto nemmeno un mattone. È una cosa pazzesca. Ti guardi indietro e pensi: “Quattro anni! È un tempo lunghissimo. Questo è un problema tutto italianoL’Italia deve cercare di capire come fare per realizzare gli stadi. C’è una legge sugli stadi. Il senso è che se sei bloccato, c’è un modo per accelerare e tagliare le lungaggini burocrazia, ma non funziona. Ci sono diversi gruppi proprietari disposti a investire denaro. Di solito si tratta di gruppi proprietari stranieri, quindi di capitali esteri. È denaro che entra nel Paese per lo sviluppo, le infrastrutture, la creazione di posti di lavoro, il PIL, il branding – e di fatto il sistema dice: ‘Non vogliamo i vostri soldi“.

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