Durante un’intervista concessa a Gianluca Gazzoli nel podcast Bsmt, l’ex Milan e Juventus Gianluca Zambrotta ha parlato della sua carriera e del varismo, una condizione ortopedica che comporta una marcata curvatura delle gambe verso l’esterno. L’ex terzino italiano, inoltre, ha raccontato anche alcuni retroscena legati a grandi partite del passato. Queste le sue parole:
Sugli infortuni:
“Nel corso della mia carriera non ho mai subito infortuni gravi. Ho affrontato solo tre interventi ai menischi interni, operazioni tutto sommato leggere se paragonate a quelle per crociati o legamenti. Ora, però, quei menischi non li ho più, né a sinistra né a destra, e con il passare del tempo le mie gambe si sono progressivamente arcuate. Oggi, per tanti ortopedici, rappresento quasi un caso da manuale”.
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Sulla curvatura delle sue gambe:“I chirurghi, ogni volta che mi visitano, si sorprendono e mi chiedono come faccia ancora a camminare. Il problema alle ginocchia si è aggravato col tempo, complice una predisposizione genetica e soprattutto l’assenza dei menischi interni. Probabilmente avrei dovuto intervenire prima. A breve, infatti, mi sottoporrò a un’operazione a entrambe le ginocchia. Ho consultato tre o quattro dei migliori specialisti in Italia e nessuno di loro riesce a spiegarsi come, con queste condizioni, io riesca ancora a praticare sport come il padel. L’intervento che mi aspetta si chiama osteotomia: in sostanza, mi raddrizzeranno le gambe tagliando piccole porzioni di osso sopra e sotto il ginocchio e applicando delle placche, per rimandare il più possibile l’inserimento di una protesi totale, che però sarà inevitabile tra qualche anno”.
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Sul momento più bello ed il più brutto della sua carriera:
“Lo scudetto del 5 maggio 2002 è stato senza dubbio il più emozionante della mia carriera. I giocatori dell’Inter in quella partita hanno avuto paura e noi ne abbiamo approfittato. Dopo due anni in cui arrivavamo sempre secondi, è scoppiata una festa incredibile. Tra i più scatenati c’era Conte. La delusione più grande, invece, è stata la finale di Champions persa contro il Milan l’anno successivo a Manchester. Ci è mancato Nedved, che in quel periodo era incontenibile e infatti vinse anche il Pallone d’Oro. Come ha raccontato Lippi, nessuno voleva andare a calciare i rigori: tutti cercavano di defilarsi. Quanto al perché non sono rimasto in Serie B come altri, è semplice: non mi è mai arrivata una proposta di contratto a vita o comunque qualcosa di concreto per convincermi a restare. Se fosse successo, l’avrei presa in considerazione. Mi dispiace essere ancora oggi etichettato come traditore o mercenario”.
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