“In Italia dobbiamo cambiare la nostra mentalità e pensare che i ragazzi di 18-19 anni possano giocare a massimi livelli. Bisogna dar loro fiducia e la possibilità di fare errori e di essere chiamati dalle nazionali. Per noi così è faticoso cercare i talenti“. Se qualcuno leggesse la lista dei 26 convocati pubblicata ieri dalla FIGC, farebbe fatica a credere che queste siano parole di Mancini di appena quattro mesi fa: è evidente che qualcosa non riporta.
Al c.t. della Nazionale va riconosciuto il fatto di aver sempre combattuto – almeno a parole – la “battaglia dei giovani”, facendone esordire anche tanti nel corso del suo mandato. Ma allora come si spiegano certe scelte?
“Contro l’Argentina sarà la fine di un ciclo. Ripartiremo dai giovani“: di fronte a certe frasi, a distanza esatta di un anno, non ti aspetteresti mai di ritrovare tra i convocati pezzi d’antiquariato come Bonucci (36 anni, reduce dall’ennesimo infortunio stagionale), Florenzi (32 anni, appena 5 presenze quest’anno), Jorginho, Verratti, Immobile. A tutti loro va la nostra riconoscenza per quanto fatto negli anni per la nostra Nazionale, ma “ripartire dai giovani” e aprire un nuovo ciclo è cosa diversa, e implica scelte difficili.
Sicuramente incidono le assenze dei giocatori di Inter e Fiorentina, impegnati con i propri club per qualcosa di ben più importante di una Nations League, ma veramente non c’è niente di meglio di Toloi (32 anni) in difesa? Di questo Locatelli o dello Zaniolo turco? Davvero era necessario mandare Tonali e Scalvini in Under-21? Dove sono le scelte coraggiose di cui Gravina e Mancini parlano da più di un anno? Dove sono le riforme?
Ovviamente per “riforme” si intendono quelle positive e propositive, non come quella avanzata dalla Lega Serie A per il campionato Primavera. Ma come, ci lamentiamo sempre dello scarso impiego dei nostri giovani nelle prime squadre, e poi alziamo il limite d’età del campionato da Under-19 ad Under-20? Anziché lanciare i ragazzi cambiamo le regole per tenerceli un anno in più nell’ovile?
Fa ridere, ma anche riflettere. Tanto l’importante è riempirsi la bocca di belle parole. Perché contano quelle, mica i fatti. Giusto?
Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!
