Massimiliano Allegri, da un po’ di anni a questa parte, viene etichettato come un allenatore “catenacciaro”. Eppure le squadre allenate dal livornese, tendenzialmente, hanno sempre fatto bene. Max tende a essere molto attento alla fase difensiva, perché nel campionato italiano vince quasi sempre la miglior difesa. Ma ciò non toglie nulla alla fase offensiva, tutt’altro che trascurata dall’ex Juventus. Fatto sta che il Milan, con lui in panchina, allo stato attuale, ha il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa.
L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana, Cesare Prandelli, si è espresso su Allegri in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:
“Giochisti o risultatisti? Io non mi sono mai schierato da nessuna parte. È un dualismo superato in ogni caso, anche perché vorrei poi capire chi sono i giochisti e chi sono i risultatisti. L’allenatore è l’allenatore. E basta. Le mode sono dannose e spesso fanno danni contagiando il settore giovanile”.
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Come andrebbero classificate le varie scuole di pensiero?
“Diciamo che ci sono squadre che seguono la filosofia di gioco e pensieri del proprio allenatore, e altre sempre organizzate che si affidano maggiormente alle giocate dei propri interpreti. Però nel calcio le idee sono importanti, ma la gestione dell’imprevisto lo è di più. Un allenatore può anche avere le idee più belle, ma poi si deve confrontare con la partita ogni domenica. E nei novanti minuti possono esserci degli imprevisti che ti obbligano a cambiare per non andare a sbattere”.
“L’allenatore – prosegue Prandelli – si deve adattare all’imprevedibilità della gara. Non è aritmetica il calcio: può benissimo capitare che una squadra domini in quasi tutte le statistiche, a partire dal possesso palla, ma che poi vinca quella avversaria con due fiammate di un campione. È andata così Como-Milan e dimostra che sono i valori a fare la differenza. Contano le giocate tecniche, non i sistemi di gioco”.
Su Allegri:
“Max non è un catenacciaro, è pratico. Per un tecnico il pragmatismo è una delle qualità fondamentali. Sfruttare al meglio i giocatori e le giocate dei propri uomini è un valore aggiunto. Ripeto: bisogna dare la priorità alla tecnica, non ai sistemi di gioco. Un altro esempio positivo è Conte. Antonio ha giocato in un certo modo per anni ottenendo grandi risultati. Nelle ultime due stagioni a Napoli, ha variato tante volte per andare incontro ai giocatori, senza però snaturare i suoi principi e la sua mentalità vincente”.
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