Weekend di riposo per il Milan, il quale affronterà nel recupero della 24′ giornata il Como di Cesc Fabregas. I ragazzi di Allegri, approfittando del calendario sgombro, stanno recuperando la miglior condizione per arrivare pronti al rush finale del campionato. Su tutti, i 3 uomini che ne stanno giovando di più sono Pulisic, Saelemakers e Leao. Se i primi due hanno ancora qualche problema da smaltire, Leao sembrerebbe esser quello con maggiori probabilità di recupero già per la sfida contro il Pisa.
Il Diavolo dunque convivrà per una decina di giorni con l’asterisco al suo fianco in classifica. Nel mentre, il Napoli forte di una vittoria in extremis contro il Genoa e l’Inter, reduce da un roboante 0-5 inflitto al Sassuolo si sono rispettivamente avvicinate ed allontanate dai rossoneri in classifica. Spetterà al Milan dunque non farsi influenzare dai punti delle dirette avversarie e proseguire diretto nel suo percorso.
Chi certamente ha proseguito dritto per tutta la sua carriera, lasciando grandi ricordi nella Milano rossonera, quello è Demetrio Albertini. Ben 406 presenze totali in maglia Milan, innumerevoli trofei e un’ingente quantità di ricordi ed aneddoti compongono la straordinaria parentesi della sua carriera meneghina. Ai taccuini de La Gazzetta dello Sport, Albertini si è raccontato a tutto tondo, tornando su alcuni episodi accaduti nel suo passato rossonero. Di seguito, alcuni spezzoni dell’intervista alla Rosea.

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“Sono arrivato (al Milan, ndr) che avevo 11 anni e sono andato via a trentuno. Ho vissuto un’epoca gloriosa, è stato un periodo fantastico della mia vita“. Poi i commenti ed aneddoti sui suoi 3 allenatori cardine durante l’esperienza rossonera: “Di Sacchi mi porto l’essere maniacale. A volte, quando aveva un momento libero, mi prendeva da parte e mi parlava di tattica, schemi, movimenti, spostava pedine sulla lavagnetta: era iperattivo, spinto da una passione rara. Di Fabio (Capello, ndr) ricordo i rapporti fantastici con i calciatori, aveva un’empatia unica… pur non essendo un chiacchierone”. Sulla litigata con Ancelotti invece: “Partiamo dal presupposto che io ho discusso con tutti gli allenatori che ho avuto, penso sia un record. Con Carlo sì, litigammo, e mi uscì una frase molto forte. Ma poi è tutto rientrato, abbiamo un rapporto ottimo e lo stimo tantissimo come tecnico”.
Sul momento più bello della sua carriera: “Difficile sceglierne uno, ma se proprio devo dico la finale di Atene del ‘94. Fu un anno strepitoso e quella la partita perfetta. Doppietta di Massaro, gol del genio Savicevic e del mio amico Desailly. Io e Marcel formavamo una grande coppia“.
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