Luca Bianchin, nota firma della Gazzetta dello Sport, ha analizzato i motivi dietro alla scelta del Milan di affidare la direzione tecnica a Ralf Rangnick. Il CT austriaco è un nome caldo in casa Milan, potrebbe essere proprio lui l’uomo della ricostruzione e del ritorno del Diavolo a certi livelli, dopo due stagioni consecutive fuori dalla Champions League. Queste le parole di Luca Bianchin ai microfoni della rosea:
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“Rangnick ha firmato con la federazione austriaca ben quattro anni fa, in una situazione di crisi non lontana da quella che sta attraversando attualmente il Milan. Ha introdotto subito un gioco molto offensivo, fatto di intensità e aggressività. Tanto spazio ai giovani e all’analisi dei dati. Quello di Rangnick è stato un approccio razione, deciso, ma non da dittatore. Il primo anno a Natale ha mandato un messaggio lunghissimo e personalizzato a ogni giocatore della Nazionale“.
“Con lui l’Austria si è qualificata all’Europeo del 2024, dove ha battuto l’Olanda ed arrivata prima nel girone, davanti alla Francia. Poi la selezione austriaca è tornata a un mondiale a distanza di circa 30 anni dall’ultima volta. Al Milan Rangnick potrebbe lavorare molto sull’intensità e sulla serietà, valorizzando ulteriormente la raccolta e l’analisi dei dati, spingendo sull’idea di lavorare su una squadra – famiglia. Il CT dell’Austria tende a dare fiducia ai suoi giocatori“.
“Al centro sportivo della Federazione Austriaca, pare che i giocatori possono mangiare quello che vogliono sia dopo le partite che in preparazione. Rangnick si fida e lascia grande libertà, poi però pretende tanto i campo. Quest’anno ha regalato ai suoi giocatori un piccolo modello di Coppa del Mondo con l’impronta digitale di ogni singolo componente della Nazionale. L’ennesimo tratto distintivo della filosofia del CT dell’Austria“.
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