Paolo Berlusconi torna a parlare del Milan. A tre anni dalla triste scomparsa di suo fratello Silvio, il 76enne si è concesso ad una lunga ed interessante intervista al collega Michael Cuomo di TeleLombardia, toccando diversi temi. Di seguito alcuni passaggi delle sue dichiarazioni, come riportate dai colleghi di Milannews.it.
Il ricordo del presidente Berlusconi
“Vive, hai detto bene. Sentiamo tutti la sua mancanza ma anche la sua presenza. Tutti quelli che incontro mi dicono: “Come ci manca suo fratello”, e io dico che lui c’è ancora. Se ne parla ogni giorno in televisione, si legge sui giornali. Ci sono anche giornalisti che hanno fondato la loro carriera sull’antagonismo e addirittura sul vilipendio di Silvio e ancora oggi che lui non c’è più continuano perché solo così hanno una ragione d’essere. Però lui era così buono che perdona tutti”.
Sul silenzio del Milan nel ricordarlo con un post sui social
“Ma devo dire che ho sentito la giustificazione che sarà ricordato nella data in cui ha acquisito il Milan e nella data di nascita. Bisogna poi sapere che sono americani e gli americani sono diversi da noi, hanno una sensibilità diversa dalla nostra”.
Su cosa avrebbe fatto Silvio Berlusconi in questo Milan
“Non avrebbe “detto”, avrebbe suggerito delle soluzioni. È chiaro che il Milan che è stato preso da Silvio era di Serie B, è inutile rivangare tutti i successi che abbiamo avuto, l’ha preso e l’ha portato in vetta al mondo. Tanto che l’Italia è conosciuta per gli spaghetti e il Milan di Berlusconi. Oggi si sarebbe ovviamente dispiaciuto di vederlo così però lui era sempre molto positivo, avrebbe detto: “È in un situazione in cui non può che migliorare”. Avrebbe avuto dei suggerimenti per riportare il Milan ai livelli di classifica che gli competono. Il Milan è una squadra da Champions, non sicuramente da metà classifica”.
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Sulle voci di un possibile ritorno di Galliani al Milan
“Ma io sono ottimista, spero sempre che rischi di tornare al Milan. Mai dire mai. È chiaro poi che la gestione è nelle mani dei nuovi proprietari. Io credo che però un Galliani ancora oggi, con la sua esperienza, sarebbe il toccasana per il Milan, come poi lo sarebbe un allenatore italiano. Poi noi nulla più centriamo… Viviamo da tifosi, io sono tifoso da quando avevo 5 anni. Quando mi chiedono cosa penso io dico che l’allenatore giusto ce lo abbiamo, è Palladino. Lo abbiamo provato al Monza, è bravo bravo bravo, conosce il campionato italiano. Poi magari con il nuovo straniero si vince subito la Coppa dei Campioni l’anno prossimo, auguriamocelo. Io avrei fatto scelte diverse”.
Su Cardinale
“Io non lo conosco, lo conosce molto bene Adriano Galliani e me ne parla molto bene. Quindi non ho giudizi da dare se non relata refero per quello che mi dice Adriano. È una persona in gamba che si è fatta da sé e uno che ha raggiunto quei risultati, come diciamo noi a Milano, è minga un pirla”.
Su Maldini
“Se Paolo Maldini rappresenta qualcosa di unico per la famiglia Berlusconi? No, non rappresenta qualcosa di unico perché c’è anche un Franco Baresi, un Kakà, un Massaro, c’è Sheva. Sicuramente Paolo è il figlioccio naturale che ha rappresentato la continuità delle generazioni: prima il papà, poi lui e adesso il figlio. In questo senso sì che è unico. Poi c’è un lato affettivo che tutti coloro che hanno avuto la fortuna e l’ambizione di giocare nel Milan riconoscono: il Milan non era una società, era una famiglia. Tutti sanno che entrare nel Milan era dimenticarsi di quelli che erano i problemi quotidiani, perché anche lì, ghe pensa el Milan”.
Su Ibrahimovic
“Non posso dirti il mio pensiero su Ibra nel ruolo attuale perché non lo conosco. Per sentito dire so che il rapporto con lui non è stato dei più facili, con l’ambiente e con i giocatori. Per cui a me piace ricordarlo come giocatore che ha fatto vincere il Milan, come ahimè ha fatto vincere altre squadre come Inter e Juventus. Quindi forse qualche pecca da farsi perdonare ce l’ha (sorride, ndr)”.
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