Se figure come Ibra o Cardinale non hanno bisogno di presentazioni, alcuni dei nuovi volti che comporranno la dirigenza rossonera non si possono certamente definire illustri. La Gazzetta dello Sport ha analizzato nel dettaglio il loro passato, in modo da capire cosa potrebbero portare al club rossonero e quanta differenza ci sarà con il passato.
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Di Massimo Calvelli si è parlato spesso del suo passato da tennista e da CEO dell’Atp. Da novembre 2025 è un membro di RedBird. David Castelblanco è laureato alla Brown University con Master a Stanford, e conosce Cardinale dai tempi della loro esperienza a Goldman Sachs. Lui si occuperà principalmente delle questioni economiche. Per quanto riguarda Henrik Almstadt, classe 1973, è entrato nel mondo del calcio relativamente tardi, come data analyst all’Arsenal nel 2010. Proprio nel periodo ai Gunners conosce Ivan Gazidis, che lo vuole con sé al Milan e con cui gestisce il budget di mercato, identificando i profili sui cui puntare. In mezzo, nel 2015 una parentesi non positiva da direttore sportivo all’Aston Villa, chiusa con la retrocessione del club.
Assieme a lui ci sarà Bobby Gardiner, 31enne. Chi lo conosce lo descrive come un grande lavoratore, molto abile nell’analisi e nello sviluppo dei dati, ma meno a proprio agio fuori dal suo ufficio. In quanto direttore della Football Intelligence, dovrà avere a che fare proprio con numeri e dati, il suo punto forte. Donato Lomonte invece è una figura molto più tradizionale. È all’interno del Milan dal 2017, quando era un osservatore semplice. Adesso sarà capo dell’intera area scouting. Inoltre, tra tutte le figure di spicco della dirigenza rossonera, è l’unico ad avere il patentino per poter esercitare la professione di direttore sportivo.
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