È il Milan di Gerry Cardinale. Chi l’avrebbe mai detto? Tra contestazioni, sentenze, tragiche profezie e ironie varie. Sembrano passati due lustri da quel “inequivocabile fallimento” dello scorso 24 maggio al termine del match casalingo contro il Cagliari, rimasto nella memoria dei tifosi rossoneri come un vero e proprio psicodramma. Il mese di giugno passato tra incontri, indiscrezioni e rifiuti. Cronistoria di un “futuro senza futuro” anche perché le fondamenta dell’impianto accusatorio continuavano ad alimentare solide certezze. Disinteresse per il progetto sportivo, sguardo al solo aspetto finanziario. Nessun investimento e il Milan visto come veicolo per speculazioni varie ed eventuali.
Cardinale sceglie la presenza: fine delle deleghe
Eppure gli ultimi tredici giorni hanno visto sovvertire tutti i più facili scenari. Gerry Cardinale, tenendo fede a quanto dichiarato in quel colloqui informale con i giornalisti, si è messo al centro del mondo Milan e non intende delegare finché il club rossonero non ritorni ad occupare un posto centrale nell’empireo dei top club mondiali. E i fatti sono lì a confermare il nuovo corso targato RedBird. Il patron rossonero è sempre presente a Milano e a Casa Milan. Ieri ha accolto Ruben Amorim a Milanello ed oggi, per la prima volta da quanto è proprietario del club, ha presenziato alla conferenza di presentazione del nuovo tecnico portoghese.
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Va detto che il cambiamento non è solo di facciata. È nei fatti, nell’approccio. Dopo quattro anni trascorsi lontano dalla quotidianità del club, Cardinale ha deciso di assumere un ruolo completamente diverso. La delusione per la conclusione della scorsa stagione ha rappresentato uno spartiacque. Da quel momento è maturata la convinzione che il Milan avesse bisogno di una guida più presente, più coinvolta e più diretta. Basta delegare. Lui al centro del club per una ricostruzione di una cultura societaria che negli ultimi mesi era apparsa smarrita.
Ricostruire dalle fondamenta: investimenti, organizzazione e qualità
“Cultura” è la parola chiave. Inutile cambiare allenatori o giocatori per speculare sui risultati. Bensì è fondamentale ricostruire un ambiente vincente partendo dalle fondamenta. Dal quel 24 maggio, Cardinale ha implementato incontri e confronti interni, in un lavoro che normalmente avrebbero richiesto mesi. Il Milan torna ad essere un club sostenuto dal lavoro condiviso con la costante supervisione del proprietario.
Anche le prime operazioni di mercato sembrano essere coerenti con questa nuova filosofia. La percezione è che si voglia consegnare a Ruben Amorim gran parte della rosa il prima possibile. Stop alle trattative delle classiche occasioni di fine agosto. Modus operandi che ha contraddistinto gli ultimi mercati rossoneri.
Gli arrivi di Gonçalo Ramos e Mario Gila rappresentano soltanto l’inizio di un progetto di ricostruzione che proseguirà nelle prossime settimane. Non ci sono budget prestabiliti o somme da destinare alle varie operazioni. Ogni investimento verrà effettuato al netto delle esigenze tecniche della squadra e dell’allenatore. L’obiettivo è uno solo: costruire una squadra migliore attraverso competenza, organizzazione e sostenibilità.
Una visione che va oltre il campo
La vision del proprietario di RedBird Capital va oltre l’allestimento di una squadra che ambisca a tornare vincente attraverso l’estetica del gioco. La questione stadio rimane fondamentale per il futuro economico del club. L’obiettivo è quello di regalare al Milan e alla città di Milano un impianto che diventi, per bellezza e funzionalità, un’eccellenza assoluta a livello internazionale. Questo avrebbe un grande impatto sui ricavi del club alzando di gran lunga la competitività anche a livello sportivo.
Uno scenario che vedrebbe il Milan aumentare progressivamente la propria capacità d’investimento, fino a poter competere stabilmente con i top club europei. Su tutti quelli di Premier. Ma l’idea di Gerry Cardinale di dare un suo contributo al cambiamento del movimento calcio italiano, in questo momento storico diventa ancor più realtà concreta. Non si esclude la sua presenza costante in Lega.
Ibra, una figura ancora centrale
Infine il ruolo di Zlatan Ibrahimovic, personaggio che ha diviso il popolo rossonero e di complicata collocazione all’interno del club. Ibra continua a rappresentare una figura centrale del progetto RedBird come consulente e uomo di fiducia del proprietario, con un rapporto rimasto saldo anche nei momenti più delicati. Nessuna frattura, dunque, ma la volontà di proseguire insieme all’interno di un’organizzazione nella quale il lavoro di squadra dovrà prevalere sulle individualità.
Il Milan che prende forma in queste settimane è, prima di tutto, il Milan di Gerry Cardinale. Per anni il numero uno di RedBird aveva scelto la distanza, convinto che fosse la soluzione migliore. Oggi quella convinzione sembra definitivamente tramontata. Presenza quotidiana, controllo diretto, programmazione, cultura del lavoro e ambizione internazionale diventano i pilastri di un progetto che adesso porta la sua firma molto più di quanto non fosse mai accaduto in passato. Sarà sempre il campo a stabilire se la rivoluzione produrrà i risultati sperati. Ma una certezza, almeno oggi, sembra già emergere: questo è il “primo” Milan secondo Gerry Cardinale.
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