Esclusive INTERVISTE PRIMA PAGINA Uncategorized

ESCLUSIVA FEDERICA ZILLE: dalla crisi del Milan vissuta a bordo campo, ai pregiudizi nella sua carriera

Federica Zille, giornalista di DAZN, in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it ha parlato delle emozioni che le regala il suo mestiere, della crisi vissuta dal Milan a gennaio e del percorso che possono fare i rossoneri in Champions League, ma non solo. La bordocampista di Dazn, infatti, ha racconto le difficoltà vissute inizialmente per sfatare i pregiudizi che ci sono, nel mondo del calcio, nei confronti delle donne e ha dato un suo punto di vista sulla figura di Gerry Cardinale. Queste le sue parole:

Il tuo lavoro permette di raccontare le emozioni che vivono i giocatori e gli allenatori in panchina, a te cosa emoziona particolarmente del tuo mestiere?

La cosa che emoziona di più da bordo campo è vedere l’intensità e la fisicità del gioco, questa è una cosa che dalla televisione, ma anche dalla tribuna, emerge poco. Da bordo campo perdo un po’ la visione tattica della partita perché, ovviamente, si ha un punto di vista molto schiacciato, manca la prospettiva, però da lì percepisci l’intensità, la fatica, il movimento e l’intuizione di un giocatore che è a pochi metri di distanza. Da bordo campo vedi la loro mimica facciale, riesci a percepire le parole che si scambiano durante la partita per correggere la posizione di un compagno e, a maggior ragione, senti quello che dicono gli allenatori, la loro foga e le loro emozioni, cose che dalla televisione non riesci a percepire. La cosa che mi emoziona è vedere le loro emozioni e la loro fisicità, la potenza che a quei livelli è impressionante”.

C’è una parte del tuo lavoro che ritieni più complicata da svolgere?

La parte più difficile, non noiosa, ma proprio complicata, è preparare le interviste che facciamo durante la settimana. Questo perché parliamo con calciatori che rilasciano centinaia di interviste e quindi il rischio di essere noiosi e ripetitivi, nei loro confronti, è molto alto. Ogni volta, quindi, mi scervello per cercare un punto di vista inedito e di sorprenderli con domande che non sono ancora state fatte. A volte si dice che i calciatori parlano per “frasi fatte”, ma è anche vero che noi giornalisti spesso proponiamo domande banali che portano a risposte banali. La parte più complicata è farli ragionare su qualcosa che non gli era mai stato chiesto per non cadere nel detto e ridetto, per far dire qualcosa di “figo”, ma nuovo!” 

E invece la parte più piacevole?

La parte più bella credo sia la preparazione della partita, ossia lo studio, sia a livello tattico, che personale, dei giocatori, dei loro numeri e delle partite. Non si sa mai chi farà il gol e, dunque, chi si andrà ad intervistare a fine partita. Questa preparazione deve essere il più possibile vasta e, questo aspetto,  porta sempre con sé una componente di ansia poiché inizi a pensare se puoi aver tralasciato qualche tema o qualche giocatore (sorride ndr). Questa è la parte più avvincente, essere preparata per ogni evenienza”. 

In ambito lavorativo, in Italia, i pregiudizi nei confronti delle donne sono ancora molto forti. Anche nel mondo del calcio le donne, spesso, vengono giudicate più per il loro aspetto che per la loro competenza. Quanto è stato difficile nel tuo percorso combattere contro tali pregiudizi?

“Inizialmente, quando lavoravo per MilanTV, non ho vissuto nessun tipo di pregiudizio perché era un ambiente protetto, noi eravamo il canale ufficiale del Club e nessuno si è mai permesso di metterci in dubbio poiché eravamo interni. Da quando lavoro per DAZN si è ampliato il ventaglio di squadre e persone con cui lavoro e inizialmente, soprattutto le prime volte che capiti nello stadio con persone che non conosci e non hai mai incontrato, c’è il pregiudizio, nel senso che pensano tu sia lì perché “sei carina”. Io quando ho cominciato ero abbastanza giovane e, per questo, mi prendevano sottogamba. Mi ricordo che tutti mi chiedevano “ma ti piace il calcio?”: se faccio questo lavoro è ovvio, ma questo ti fa capire che loro pensano tu sia lì per l’aspetto estetico e non perché hai una reale passione e una reale competenza. Sembra una stupidaggine, ma ad un collega maschio questa domanda non è mai stata fatta e, seppur non grave, è una frase indicativa dell’immagine che hanno delle ragazze che lavorano sul calcio. Va detto, però, che questa visione forse è frutto di quello che era in passato il racconto del calcio, le donne, infatti, erano più di presenza e di contorno, che di contenuto e sostanza. Negli ultimi anni le giornaliste sono diventate conduttrici passando da un ruolo di contorno ad una presenza attiva”. 

Un aneddoto accaduto a bordo campo:

“Una volta mentre stavo scrivendo le squadre sul mio taccuino, io disegno sempre i campetti con le squadre, arriva un addetto stampa e mi chiede cosa stessi facendo ironizzando sul disegno fatto: io stavo lavorando. Queste persone, però, cambiano idea in fretta se vedono il tuo impegno e la tua passione. Il pregiudizio iniziale c’è, ma secondo me il mondo sta cambiando e io sono ottimista: a Dazn, ad esempio, ho tre colleghe a bordo campo e abbiamo tutte passione e competenza”. 

Sul trattamento riservato dai tifosi sui social media alle donne che lavorano nel mondo del calcio:

“Io non me la prendevo neanche, ora, dopo quattro anni, da parte dei miei colleghi non vedo comportamenti diversi nei miei confronti, è chiaro che un conto è se rispondi con arroganza, un altro se dimostri che sei lì perché te lo meriti, per quello che sai e non per come appari esteriormente. Il lato negativo della medaglia è più che altro sui social dove i telespettatori sono più “inflessibili”, ad esempio: se io faccio un errore sono una cretina che deve tornare in cucina, se fa lo stesso errore un collega maschio è solo un cretino. Questo vuole sottolineare che io, secondo loro, sono in un ambiente non adatto a me, quindi io ritengo che una ragazza, a parità di lavoro nel mondo del calcio, deve sapere sempre il 30% in più di quanto sanno i colleghi e deve sempre dimostrare qualcosa di più”.

Il Milan nel mese di gennaio ha passato un periodo negativo ed è difficile capirne i motivi. Tu, in questo periodo, sei stata presente, da bordo campo, durante le sfide contro la Roma, l’Inter e l’Atalanta, dal tuo osservatorio cosa hai notato in questo mese? C’è stato un cambiamento nell’atteggiamento della squadra, dello staff e di mister Pioli?  

“In Milan-Roma, fino all’87esimo col gol del 2-1, stava andando tutto bene, il Milan stava facendo una grande partita nonostante i dubbi che si portava dietro dalla pausa invernale, le amichevoli giocate a Dubai avevano messo in evidenza alcune difficoltà. Tutto è esploso dopo il primo gol della Roma perché anche dalla gestualità e dalla mimica facciale si vedeva che c’era una mancanza di fiducia, i giocatori erano sfiduciati, vedevano che appena concedevano un’occasione all’avversario, questo riusciva a trovare il gol. Questa situazione, tra l’altro, si è ripetuta in tutte le partite successive, proprio Giroud mi ha detto che alla prima occasione concessa, il Milan subiva gol e da quel momento partiva lo scoramento. Anche nel derby il Milan non ha giocato una bella partita, seppur non abbia subito moltissimo grazie al cambio modulo deciso da Pioli: un 3-5-2 poi cambiato in un 3-4-2-1 perché il centrocampo a due è importante per il Milan.Aver mantenuto la difesa a tre, aver bloccato Kalulu, che in precedenza poteva muoversi sulla fascia, ha fatto la differenza, c’era bisogno, infatti, di ritrovare compattezza. Pioli difende sempre la libertà di movimento in campo, dice che non dobbiamo focalizzarci sui numeri del modulo perché i giocatori devono interpretarlo e questo cambia tutto, però con il cambio modulo ha fatto capire che serviva più compattezza. Quando i giocatori, in campo,  parlano e discutono tanto tra di loro non è mai un buon segno, vuol dire che c’è un po’ di nervosismo latente dentro il gruppo che poi sfocia nella prestazione. Se manca la fiducia, manca anche l’appoggio sui propri compagni e il coraggio di assumersi il  rischio  nel fare certe giocate, che tra l’altro l’anno scorso venivano benissimo ai rossoneri.  Per quanto riguarda Milan Atalanta, invece, ho rivisto il Milan dell’anno scorso: un Milan coraggioso che si fida, anche in fase difensiva, a prendere qualche metro, la difesa non era più schiacciata per la paura di prendere gol alla prima occasione. Nel match di domenica la difesa, dunque, è stata più alta e l’aggressione immediata nei confronti del portatore di palla dell’Atalanta, anche a costo di essere saltato”.

Sul rientro di Maignan:

I rischi che si è preso il Milan, tra cui quello di aggredire con la possibilità di essere saltato, mi fa pensare quanto possa contare il rientro di Maignan per la fiducia e nell’atteggiamento che abbiamo visto. A quel punto sai che il primo pallone non entra in porta perché hai un’enorme fiducia nel tuo portiere, senza nulla togliere a Tatarusanu, ma Maignan è stato il miglior portiere della passata stagione”.

Sulla difficoltà di rialzare la testa e rientrare in partita dopo un gol preso vista la mancanza di fiducia di quel periodo:

Il Milan in questa stagione continua a fare fatica non a creare occasioni, ma a concretizzare. L’emblema di questo problema è la partita col Tottenham che poteva avere un risultato molto più rotondo, ma anche con l’Atalanta i rossoneri avrebbero potuto chiuderla prima, anche se è da sottolineare che hanno giocato molto bene. La sfiducia è legata anche a questo aspetto, cosa che l’anno scorso non accadeva perché il Milan sapeva che, prima o poi, un gol l’avrebbe fatto”. 

LEGGI QUI – L’INTERVISTA ESCLUSIVA A CLAUDIO RAIMONDI

Secondo te questo Milan può proseguire il suo cammino in Champions League?

“Il grande peccato per il Milan è aver chiuso l’andata solo 1-0 perché meritava di chiuderla con un vantaggio più importante. Spero che il rientro dei giocatori di personalità (Maignan, Giroud, Ibra seppur non in lista) possa essere importante per non spaventarsi di fronte a quello che troveranno in Inghilterra. Il Tottenham è una squadra più abituata alle competizioni europee da dentro o fuori rispetto ai ragazzi che giocano ora al Milan, ma se i rossoneri giocheranno una partita come quella dell’andata hanno ottime chance di passare il turno. Il Tottenham non è sembrato senza lacune, anzi, con un Milan ancora traballante non ha creato particolari occasioni. Successivamente bisognerà vedere che Milan avremo davanti, se vedremo il Milan dello Scudetto, allora potrebbe andare avanti, se vedremo il Milan di questa prima parte di stagione già passare il turno sarebbe un buon segno”.

Dietro al Napoli (che sta scrivendo una favola) la classifica è molto corta: Inter, Milan, Lazio, Roma, Atalanta e Juventus lottano tutte per un posto in Champions, secondo te, a fine anno, quali saranno le squadre che riusciranno a strappare un pass per la competizione europea?

Parlando di rose mi verrebbe da dire che Inter e Milan hanno qualcosa in più, qualche chance in più, ma è l’incostanza di queste squadre che ribalta ogni tipo di ragionamento e teoria. Anche la Roma ha una buona rosa e ha recuperato ora tutti i giocatori che avrebbero dovuto fare la differenza da questa estate, quindi per me, se dovessimo basarci sulla carta, queste tre squadre hanno qualcosa in più. La Lazio e l’Atalanta sono squadre che giocano molto bene, ma hanno cadute improvvise, le vedo più altalenanti e meno solide. La Juventus è la grande incognita perché, da qui alla fine dell’estate, può succedere qualsiasi cosa: può avere un’altra batosta se va avanti il lavoro della procura e saltano fuori illeciti, può avere una riduzione dei punti di penalizzazione se il ricorso al Collegio di Garanzia del CONI avrà successo. Può succedere qualsiasi cosa, volendo può anche mantenere i 15 punti di penalità e andare lo stesso in Champions se avrà la costanza che sta mancando alle altre squadre citate”.

Federica Zille

Sul modo di affrontare la penalizzazione da parte dei bianconeri:

“Da questo punto di vista è stato bravo Allegri a trasformare una penalizzazione in una sfida per i giocatori. È stato bravo a tenere viva la speranza che potesse essere ridotta la penalità e, dunque, loro non devono farsi trovare impreparati o attardati in classifica perché, come diceva Allegri, poi ti mangi le mani. La Juventus, a parte il Napoli che sta facendo una stagione a sé, ha giocatori di enorme qualità che pochissime squadre hanno: Di Maria, Vlahovic, Pogba, Danilo, un giocatore fondamentale, sempre sottovalutato.

Un parere personale su Gerry Cardinale, può essere la figura giusta alla guida del Club?

“Sicuramente, dopo gli ultimi anni travagliati a livello societario, avere una figura di riferimento è un passo avanti per il Milan. Si è passati dalla gestione dei cinesi, in cui non si capiva bene chi fosse Yoonghong Li che, comunque, era una figura molto lontana anche geograficamente, al capitolo del fondo Elliot, un periodo di transizione, ma questo era chiaro a tutti. Adesso, invece, Cardinale parla di una storia a lungo termine e questo dimostra che si parla di un progetto con continuità e prospettiva, anche a livello dirigenziale gli obiettivi sono chiari: sostenibilità, ma anche ambizione. Il Milan non ha speso poco questa estate, ma ha speso per giocatori di prospettiva. Anche il fronte stadio è importante perché, se vuoi competere con i top club europei, l’infrastruttura ti permette di ricavare soldi da investire nel Club e questo dà la misura della solidità e della fiducia per il futuro da parte della nuova società”. 

Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!