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Pausa Nazionali. Dall’Ikea alla Champions, troppi “dubbi amletici”

La stagione del Milan ha sancito la sua atipicità sabato scorso. Al fischio finale dell’arbitro Doveri, in tutta la Dacia Arena di Udine, si è udito: “Pausa Nazionali, che tu sia benedetta”. E già, il tanto demonizzato momento dell’anno è stato accolto dai tifosi rossoneri come una liberazione. In questo momento vi starete chiedendo la relazione tra Ikea e la Champions. Semplice, nessuna. Ma, a pensarci bene, il 2023 horror del Milan non ha nulla di razionale.

Qualsiasi analisi sfugge alla volontà di trovare un senso alle cose. Da gennaio 2020 al minuto 87 di domenica otto gennaio 2023 il Milan era la squadra che in Italia aveva collezionato più punti (insieme ai cugini interisti) in 110 partite circa (non bruscolini … circa tre stagioni complete). Veniva da un secondo posto, uno scudetto vinto e nel suddetto momento, in vantaggio 2-0 sulla Roma, era seconda a soli cinque punti dal Napoli delle meraviglie. La media punti salvezza di queste prime 12 partite dell’anno l’abbiamo imparata a memoria.

Da quel momento in poi William Shakespeare avrebbe scritto innumerevoli tragedie, tutte incastonate nel solito dilemma: “to be or not to be”“Essere o non essere, questo è il dilemma” .

Non scomodo il Bardo per scegliere cosa fare in questo fine settimana senza calcio. Seguitemi. Bisogna dire che questo Milan ha permesso di sciogliere il primissimo dubbio di tutti noi calciofili difronte alle insistenze di fidanzate/i, mogli e mariti. “Non c’è il campionato quindi si può finalmente andare ad Ikea e fare shopping”.

Ecco, il primo grande dubbio che assale il tifosoide da quando l’uomo ha inventato il calcio, e Ikea, è stato sciolto con estrema facilità. Benedetta sosta dalle Nazionali. Via, lontano dal calcio, visto che in questi primi tre mesi il popolo rossonero è invecchiato di 30 anni. Caro Milan, il tifoso ha scelto di non pensarti per due settimane scegliendo di fare altro, ma non ti ha abbandonato. Dimostrazione sono i settori già andati sold out per l’andata del quarto di Champions contro il Napoli dopo appena qualche ora dall’apertura della vendita.

Il “dubbio amletico” si riferisce a qualcosa apparentemente di difficile risoluzione. Un dubbio che paralizza e tormenta. Il tifoso difronte alla frustrazione di una squadra irriconoscibile, ha avuto il coraggio di provare ad allontanarla dai propri pensieri ma allo stesso tempo ha compiuto un atto d’amore scegliendo di star vicino alla propria amata, il Milan, nonostante non la riconosca più.

Adesso tocca a Pioli e i suoi uomini, passando per dirigenza e società. La sensazione, e ribadisco, la sensazione è che qualcuno stia provando a giocare con complicate ambizioni. Questo Milan, negli ultimi due anni, ha stupito e ammirato tutti dimostrando di andare oltre i pronostici con una foga e una voglia ammirevoli. Le due velocità dimostrate in campionato e in Champions sono evidenti e più di qualche dubbio fanno sorgere.

Qualora fossimo difronte ad una scelta del genere bisogna mantenere la guardia molto alta. Il rischio, non tanto tra le righe, l’ha palesato un personaggio che di nome fa Zlatan e per cognome Ibrahimovic. Uno “qualunque” che a 41 anni e qualche mese si è tolto lo sfizio di entrare nella storia di questo club e farsi ancora un giro con la sua nazionale. Zlatan nel post Udinese – Milan è stato chiaro:Giocare da campioni d’Italia è più difficile e questa squadra ha poca esperienza per questo”. E se tutto ciò lo si rapporta alla Champions, allora il rischio aumenta esponenzialmente.

Se l’Amleto – Milan riconosce la sua Ofelia nel percorso Champions e non nel campionato, il rischio che si prende è altissimo e potrebbe traghettarlo su rive molto lontane dal lieto fine. E qui ritorna lo shakespaeriano dilemma:

Essere, o non essere, questo è il dilemma : se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire … Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale. Deve farci riflettere“. 

Due settimane per riflettere perché i sogni impossibili possono emozionare durante il viaggio ma spesso si concludono con un tragico finale. E alla fine di un percorso, le emozioni vengono spazzate via dal vento se tra le mani ti ritrovi i cocci di un giocattolo in frantumi.

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