Tempo di calcio italiano. Per quello ufficiale bisogna pazientare ancora un po’, fino al weekend del 19 agosto. Il Milan debutterà nel posticipo di lunedì 21 al Dall’Ara di Bologna. Questa sera, però, ci sarà un piccolo antipasto. All’U-Power Stadium di Monza, il vecchio Brianteo per i più nostalgici, i rossoneri sfideranno i brianzoli per onorare la memoria dell’eterno presidente nel Trofeo Silvio Berlusconi. A proposito del ricordo di Silvio Berlusconi, Arrigo Sacchi, uno dei tre allenatori che hanno rivoluzionato questo gioco, ha rilasciato un’intervista a Franco Ordine per Il Giornale. Sacchi ha ricordato l’uomo che, per lui, ha cambiato il calcio in Italia.
“Per rendere l’idea è meglio ricorrere a una metafora: Berlusconi è stato una slavina precipitata in un piccolo stagno. Ha stravolto antiche abitudini, vizi e pigrizie presentando idee nuove che erano il frutto di coraggio, entusiasmo, generosità e competenza. Posso dire con convinzione che ha dato vita al rinascimento calcistico italiano. A conferma cito un solo dato: dal maggio del 1989, data in cui il mio Milan vinse la coppa dei Campioni a Barcellona, al 1999, i club italiani hanno totalizzato qualcosa come 16 coppe internazionali. La Nazionale italiana poi ha centrato il 3° posto nel ’90 e un’altra volta la finale nel ’94, persa ai rigori con il Brasile. Insomma con la sua novità Berlusconi ha svegliato un po’ tutti“.

Sacchi, poi, ha raccontato alcuni aneddoti, tra cui quello di Claudio Borghi, amato dal presidente ma molto meno dal tecnico di Fusignano.
“Io volevo allenare i miei ad andare a mille all’ora, non tutti erano disponibili, Borghi tra questi. Perciò mi opposi al suo arrivo. Fedele Confalonieri commentò: i no che lei ha detto a Silvio in un pomeriggio non li ho sentiti in un anno!“.
Infine, ha ricordato la generosità di Berlusconi.
“Durante il congedo, Berlusconi mi donò le copie originali delle coppe dei Campioni e Intercontinentali vinte che adesso si trovano a Fusignano. Non solo. Anche se mi ero dimesso a giugno, nei mesi successivi continuai a ricevere lo stipendio mensile fino a novembre quando divenni ct della Nazionale. Da parte mia, invece, credo che il dono più prezioso fu il riconoscimento venuto dall’Uefa che ha definito il Milan dell’89 la squadra più grande della storia mentre per il settimanale francese France Football siamo stati solo i più grandi del dopoguerra”.
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