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EDITORIALE – A San Siro vive il grande Gatsby: è un Milan da ruggenti anni ’20

“Vi ricordate di due anni fa?”. Niente da segnalare qui, solo la risposta di Olivier Giroud a una domanda nel post-partita di Milan-Torino in cui gli si chiedeva quali fossero le ambizioni di questo Milan. Fortunatamente non siamo Clementine e Joel (Kate Winslet e Jim Carrey) del meraviglioso Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Se mi lasci ti cancello nella discutibile traduzione italiana, i quali decidono di sottoporsi volontariamente a un’operazione che cancelli loro la memoria per dimenticarsi di una burrascosa storia d’amore.

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Quella tra il Diavolo e i suoi tifosi non ne ha bisogno. Due anni fa, come ricordava l’erede del Benjamin Button originale del calcio moderno, Zlatan Ibrahimovic, e che ritiene di poter essere il vice di sé stesso, come dargli torto guardando i numeri, il Milan iniziava un percorso che avrebbe portato a uno degli Scudetti più insperati ed emozionanti della storia rossonera. La rimonta nel derby in due minuti firmata dal numero nove, il gol all’ultimo respiro di Tonali a Roma contro la Lazio che mantenne in vita le speranze di vittoria, la cavalcata di Theo Hernandez contro l’Atalanta e l’apoteosi del Mapei Stadium con conseguente marea umana per le strade di Milano.

Sì, Olivier, ci ricordiamo bene. Non ci dare troppe speranze, però, perché i nostri cuori potrebbero non reggere e l’influenza del destino gioca brutti scherzi. Due anni fa, il 30 agosto 2021, il Milan batteva il Cagliari 4-1 nella seconda giornata di un campionato che tutti sappiamo come sarebbe finito. Era il debutto casalingo, tra le mura di un San Siro esaurito per metà a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia. Rete di Tonali, Leao e… doppietta di Giroud.

Milan Gruppo
Milan Gruppo

Sabato, due anni dopo, è stata ancora prima alla Scala, sempre seconda giornata e nuovamente 4-1, con doppia firma del francese. Saremmo dei folli se ad agosto ci proiettassimo a maggio con un disegno ben chiaro in testa, quello della seconda stella, quindi è d’obbligo guardare questi puntini come una semplice casualità anacronistica.

Questo Milan, però, utilizzando una terminologia non proprio adeguata all’arte del giornalismo sportivo, è afrodisiaco, nel senso che più lo guardi e più il benessere aumenta. È un calcio seducente, frizzante e spumeggiante. I 90′ contro il Torino sono sembrati una rievocazione in scala ridotta e riprodotta con un secolo di ritardo dei ruggenti anni ’20, una festa a ritmo di jazz in cui ognuno suona il proprio strumento in perfetta armonia e sintonia con gli altri membri del gruppo mentre chi assiste lo fa scatenandosi in un ballo euforico e fuori dal tempo. Sabato sera San Siro sembrava la villa del grande Gatsby.

Il Diavolo non è più monotematico, con i soli assoli in coppia della fascia sinistra firmati da Theo e Rafa. Dalla parte opposta del campo si suonano nuove sinfonie, con Pulisic e Loftus-Cheek a dirigere l’orchestra e Chukwueze pronto a subentrare nei secondi atti delle opere rossonere. I nuovi arrivati si sono già integrati, come se si conoscessero da tempo, ed effettivamente per alcuni di loro è così, come nel caso del blocco proveniente dal Chelsea. Reijnders ha già rapito il cuore dei tifosi, Musah ha fatto vedere una sgasata che ha esaltato chiunque, Okafor è in forma.

Capitan America ha segnato due volte in due partite e prima di lui lo avevano fatto solo in quattro da debuttanti, di cui uno è Andrij Shevchenko. Pulisic, volto della nazionale USA e, in generale, del soccer americano, oltre ad assumere la funzione di sponsor del nostro calcio oltreoceano, rischia di essere la steal of the draft, anche se, ovviamente, di draft non si parla, affidandoci al vocabolario sportivo a stelle e strisce. 20 milioni pagati al Chelsea che lo aveva precedentemente prelevato dal Dortmund per 64. L’anno scorso un gol in 30 presenze a Londra, ad oggi sono già il doppio in appena due allacciate di scarpe. A volte il buongiorno non si vede per forza dal mattino, ma in questo caso è difficile pensarla diversamente.

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