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Paloschi, l’ex attaccante rossonero riparte dalla D: il debutto è un déjà vu

Era il 2008, il Milan poteva vantare campioni in ogni reparto del campo, in panchina e in tribuna. Maldini, Pirlo, Seedorf, Kakà, Gattuso, Ancelotti, Galliani, Berlusconi. Era il Diavolo dei trionfi europei, quello che dominava e incuteva timore al solo pensiero di affrontarlo. In più c’era una giovane promessa brasiliana, sbarcata in Italia non ancora maggiorenne nell’estate del 2007 ma che il Milan riesce a tesserare solo nel gennaio 2008. Il 10 febbraio 2008, però, dopo l’inizio scoppiettante, Pato non è disponibile, così come Kakà. A San Siro c’è il Siena e nel secondo tempo la partita è ancora ferma sullo 0-0. Al 63′, però, Ancelotti toglie Serginho per inserire una punta, Alberto Paloschi.

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Paloschi, non ancora maggiorenne, fa il suo debutto con i grandi, dopo tutta la trafila nelle giovanili. Passano 18 secondi e su un lancio di Seedorf tocca il primo pallone della sua vita nel calcio professionistico. Risultato? Gol dell’1-0, unico nella partita, decisivo per i tre punti. Predestinato? La realtà, purtroppo, ha parlato diversamente e la carriera del classe 1990 non ha rispettato le attese iniziali, girovagando in Italia, tra Parma, Verona, Genova, Ferrara, Bergamo e Siena, e finendo addirittura in Galles, allo Swansea.

Oggi, Paloschi ha scelto di ripartire dal basso, riprendendo a giocare nel Desenzano, in Serie D. La firma sul contratto è arrivata sabato, il 23 settembre. Ieri, invece, è sceso in campo, ancora una volta nella ripresa, sempre partendo dalla panchina. Debutto assoluto il giorno successivo all’ingaggio. Cosa potrà mai essere accaduto? Semplice, l’attaccante italiano ha fatto quello che gli riesce meglio, buttarla dentro dopo un giro di lancette. Certe cose, è proprio vero, sono destinate a non cambiare mai, ripetendosi costantemente nel tempo.

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