Ammettiamolo. Il PSG rimane il PSG, anche senza Messi e Neymar. Il numero di giocatori tendenti al futuro da fenomeni assoluti è piuttosto alto. Escludendo Mbappé, è impossibile non rimanere incantati dal calcio di Dembelé, Asensio, Gonçalo Ramos e Kolo Muani. In panchina c’è un leader carismatico e tecnico come Luis Enrique che con Spagna e Barcellona, soprattutto, ha meravigliato il mondo. I blaugrana della MSN ce li ricordiamo tutti. Una squadra da capogiro, letteralmente da fare stare male. Ovvio, questo PSG non è quel Barça, per carità. Le incognite sono tante e tra difesa e centrocampo i parigini devono migliorare tanto.
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I risultati raccolti finora, a dimostrazione di ciò, non sono stati esattamente esaltanti. In Ligue 1 è terzo, alle spalle di Nizza e Monaco, con 5 vittorie, 3 pareggi, 1 sconfitta e 18 punti totali. Beh, direte voi, la stagione è appena iniziata. Un anno fa, però, alla nona giornata, la squadra allenata allora da Galtier era prima a quota 25 punti, con 8 vittorie e 1 pareggio. I numeri, sia chiaro, non dicono tutta la verità, anzi. Il PSG di Luis Enrique, specie perché orfano di due campioni che in Francia facevano la differenza con le scarpe quasi slacciate, avrà bisogno di tempo. Potenzialmente, però, potrebbe funzionare anche meglio.
Discorso Champions. Due partite sono troppo poche. Eppure, dopo la vittoria al Parco dei Principi contro il Borussia Dortmund per 2-0 è arrivato il roboante tracollo di Newcastle: 4-1 senza possibilità di appello. Guardando le statistiche, tuttavia, è facile accorgersi che i meccanismi dell’ideologia del tecnico asturiano si stanno via via insinuando nei meandri profondi dei suoi ragazzi. 73% di possesso palla e 583 passaggi realizzati, contro i 167 degli inglesi. Il risultato, però, è stato desolante. Ci vuole tempo, la strada è giusta.
Questo cosa significa? Essenzialmente che il Milan può andare in Francia e portare a casa il bottino pieno. Come? Difendendo ordinatamente, aggredendo, chiudendo gli spazi alle folate degli esterni avversari e sfruttando il campo lasciato libero dai parigini, soprattutto con la coppia Theo Hernandez-Rafael Leao. Dall’altro lato Pulisic avrà il compito di fronteggiare l’altro Hernandez della partita, Lucas. Essenzialmente, però, servirà una grande prestazione del centrocampo rossonero, quello che sta mancando nelle ultime uscite.
Il giocatore più importante, quello di cui il Milan ha più bisogno, difficilmente ci sarà. Loftus-Cheek non sta ancora bene e Pioli sembra intenzionato a lasciarlo a Milano, provando a recuperarlo per la sfida di domenica contro il Napoli. Dunque, dovrebbe toccare ancora a Musah, Reijnders e Adli, pronto a tornare a casa, lì dove è cresciuto. Chissà che non possa essere il momento giusto per il primo concerto da solista del pianista di Vitry-sur-Seine. Così come dell’olandese con il numero 14, nel nome di uno dei più grandi, Johann Cruyiff.
Cosa c’è di meglio di una prestazione da Diavolo in versione europea per dimenticare la brutta e sfortunata partita di San Siro contro la Juventus? In più, per quanto non possa contare più di tanto, di fronte c’è il grande ex, Gianluigi Donnarumma. Tra due settimane, a Milano, vivrà una serata difficile da dimenticare. Un clima infernale per gli annali. Prima, però, bisogna fare la rivoluzione francese a casa loro.
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