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Milan, il futuro è nel passato: “Paris val bene una messa?”

Senza dubbio è stata la settimana del Milan. Neanche il tempo di gustare e metabolizzare il successo contro il PSG che subito la domanda delle domande ha iniziato ad accompagnare il viaggio verso il sabato pomeriggio salentino. Il Milan vero è quello osceno di sabato contro l’Udinese o quello spumeggiante di Champions contro Mbappé e compagni?

Visto che i protagonisti di questo dubbio amletico sono i parigini del PSG, il ricordo va alla fine del ‘500 quando la “guerra dei tre Enrichi” attanagliava la Francia. A trionfare fu Enrico di Navarra, divenendo così il primo monarca del ramo Borbone a prendere il trono di Francia. Il nuovo Re, ugonotto e di religione protestante, era obbligato a convertirsi al cattolicesimo per salire ufficialmente al trono.

Fu proprio allora che  Enrico IV di Navarra pronunciò la famosa frase “Paris vaut bien une messe?”, “Parigi val bene una messa?”. Frase entrata nella storia dei grandi dubbi. Quindi per il Milan di Stefano Pioli, è opportuno godere dell’entusiasmo post notte di Champions o sarebbe meglio conservare un profilo basso ricordando Udinese, Parigi, Napoli e Juventus?

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È ancora il passato a regalarci spunti stimolanti in vista del proseguo della stagione, iniziando dalla tutt’altro che semplice sfida al Lecce che tra poco più di un’ora andrà in scena al Via del Mare.

Il 5 gennaio1871, Francesco Florimo, Direttore del Conservatorio di Napoli, invitò Giuseppe Verdi a diventare insegnante della prestigiosa scuola. In gergo calcistico, sarebbe stato paragonabile all’acquisto di un top player. Il grande compositore declinò l’invito esortando gli studenti a studiare, scrivere ed esercitarsi. E aggiunse:

“Io non ho paura della musica dell’avvenire. Non mi fa paura la musica dell’avvenire però occorre che tutto ritorni a come era in precedenza. Sarete compositori se metterete una mano sul cuore e scriverete le note. Torniamo all’antico e sarà un progresso”. Sembra proprio che Stefano Pioli abbia letto e condiviso il pensiero del compositore simbolo del Risorgimento Italiano. Qualcuno a Milanello ha paura dell’avvenire?

Il campo ha detto che questa squadra ha ritrovato un’identità dominante rispolverando quei concetti tattici che l’hanno portata a laurearsi Campione d’Italia. Martedì si è rivisto un Milan con un 4231, con un trequartista dominante nelle due fasi. Sembra che si sia ritrovata la mappa genetica di questa squadra. In un momento di difficoltà è bastato non inventarsi nulla di nuovo ma tornare a quei concetti che tante soddisfazione hanno regalato.

Il dinamismo e gli inserimenti di Musah in formato Tonali, Reijnders a disegnare calcio come era avvezzo fare il miglior Bennacer e infine Loftus Cheek come “falso trequartista” a dominare trequarti e centrocampo, non facendo rimpiangere l’imprescindibile Fanck Kessie. E se a tutto questo aggiungiamo che il domani sarà segnato dal ritorno di Zlatan Ibrahimovic… Insomma, ci sono tutti gli ingredienti di un ritorno all’antico con l’ambizione del progresso.

Lecce non vuol dire solo conferme ma sguardo al futuro rimanendo orgogliosamente ancorati al passato!

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