EDITORIALE PRIMA PAGINA

Vince il Dortmund: qualcosa non ha funzionato, ad esempio Maignan, Theo e Giroud

Troppo facile dire solo che va tutto così perché contro il Dortmund mancava Leao. Che certo, comunque, come motivazione ci starebbe alla grande, perché è proprio un buon motivo di sicuro. Ma non basta, e non basterà mai.

Non basta perché, nonostante tutte le assenze, Milan – Borussia Dortmund sarebbe potuta essere una gradevole ed umida serata di fine novembre per i tifosi del Diavolo. Invece, pare che per loro non sia stata una grande seratona di sesso, droga e rock and roll, no no: è finita 1-3.

C’è un’analisi particolare che parte, sui giornali e in tivù, poco dopo la partita. Va al di là di alcuni fatti innegabili accaduti durante la gara. Come, ad esempio, che il Milan fa molto più del Dortmund nei primi dieci minuti ed ha diverse occasioni, ma sciupa tutto. Al contrario, il Dortmund fa poco all’inizio e va in vantaggio, concretizzando – loro sì – un rigore.

È un’analisi che va al di là delle assenze, come dicevamo. Ma va anche al di là dell’infortunio capitato a Thiaw. E poi, evita anche che il Milan ha avuto un grande field tilt (dominio di campo) come dicono gli esperti di analisi. Un’analisi che, per ultimo, non cita tutte le occasioni che il Milan ha cannato o che sono state semplicemente mancate per colpa della “sfortuna”, quella lì. O, ancora peggio, tutte quelle occasioni incompiute, tantissime: palle in area di rigore, da buona posizione, mai tirate, o cross non eseguiti. Perché il Milan c’è stato nei metri finali di campo contro il Dortmund, c’è stato eccome.

Evitiamo anche gli errori difensivi che ci sono stati, evitiamo tutto questo.

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Ora sì. Semplicemente, come accaduto altre volte, per il Milan è molto tosto vincere: e c’è qualcosa di così follemente paradigmatico in mezzo. Ma non è stata una sconfitta, contro il Dortmund, per colpa di Luka Jovic che ha preso anche un palo. Non è successo un simil-fiasco per colpa di Chukwueze che, anzi, ha trovato la porta per la rete del pareggio. Non ci sono particolari responsabilità dietro al solito Rade Krunic.

Per il Milan è davvero complicato, anzi, vincere quando sono le certezze del Milan di Pioli a fare da ostacolo.

Milan-Dortmund è stata la partita in cui Maignan, eroe di sabato contro la Fiorentina, ha sbagliato tutto sul terzo gol e probabilmente si è piazzato male anche sul secondo. Una partita, che cambia molto la stagione, in cui Calabria si è fatto saltare più volte e dove Theo Hernandez, per la verità, per questa volta non ha fatto proprio la differenza e si è sentito poco tra le pause della partita. Il capobranco Giroud, pure lui, per una volta ha evidentemente fallito la gara.

Se invece la superprestazione di Tomori prova a smentire tutto questo, fa bene. Non è tanto che quelli vecchi a cui fidarsi non funzionano più. Piuttosto è che sono stati, e non per la prima volta in stagione, proprio disorientati. Quello spirito degli altri anni, quello è evidente, sembra venire meno. A volte rabbia e frustrazione danno l’idea d’essere ritratti di parenti sbiaditi che, boh, erano in soffitta e ora non ci sono più.

Siamo tutti convinti che non sia una questione tecnica e che c’è tanto tanto da mandare giù di analisi e controanalisi su cosa non va. Magari, la parte peggiore è stata non vincere le prime gare del girone, magari, e non stasera.

Intanto però, in gare così, il Milan non sa proprio vincere se all’appello steccano Maignan, Theo e Giroud su tutti. In questi casi poco importano tutti gli altri del lungo gruppo, addio ai match-winner addio.

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