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ESCLUSIVA – Serafini: “Ibra grande risorsa. Al Milan cala il sipario alla prima difficoltà. Manca una leadership in campo. Futuro? Adesso è dura ma…”

In questa prima parte di stagione il Milan sta attraversando senza dubbio il periodo più delicato. La sconfitta di Bergamo pone la parole “fine” alle ambizioni tricolori. E se si pensa che Newcastle e Champions sono legate da un qualcosa che si avvicina al concetto di miracolo, allora la stagione sembra volgere verso gli obiettivi minimi.

Ne abbiamo parlato con Luca Serafini, importante penna milanista”. Nel corso della chiacchierata ai nostri microfoni, il giornalista ha toccato diversi temi. Dal momento degli uomini di Stefano Pioli con possibili scenari futuri alla gestione del nuovo board dirigenziale, passando per le ultime dichiarazioni di Paolo Maldini.

Partiamo dalla triste attualità. Cosa fa più male del match contro l’Atalanta la prestazione con conseguente sconfitta oppure la sensazione che al 10 dicembre le grandi ambizioni stagionali sembrano già essere svanite?

Un po’ tutte queste cose. Penso alle prime 8 giornate di campionato, alle prime 2 di Champions, in cui scese in campo una squadra viva, entusiasta, organizzata… A un certo punto il castello si è sfaldato come fosse di sabbia in riva al mare: prima gli infortuni, poi una fragilità insospettabile e un po’ di confusione. Adesso è dura”.

Dopo le vittorie su Fiorentina e Frosinone sembrava che almeno in campionato si potesse dare continuità di risultati per non scendere dal treno scudetto. E invece e arrivata una brutta sconfitta nonostante una settimana di allenamento a Milanello in un clima più sereno rispetto a qualche giorno fa. Se dovessi scegliere, quali sono i due aspetti principali che limitano questo gruppo?

Gli infortuni e la mancanza di una leadership in campo, intendo quel giocatore che nelle difficoltà si prende sulla schiena il peso e lo porta anche per gli altri. Sembra invece che alla prima difficoltà cali il sipario”.

Il Milan gioca a Bergamo senza difesa. In situazioni di emergenza si dovrebbe essere più conservativi. Se vogliamo scolastici dal punto di vista tattico per facilitare il compito a molti giocatori adattati in un ruolo. Eppure abbiamo visto, soprattutto in fase di impostazione, Theo che da posizione centrale attaccava gli spazi. Florenzi che si abbassava in posizione centrale. Insomma una “particolare idea” che nulla ha spostato in partita visto il pieno controllo dell’Atalanta. Ti sei dato una spiegazione? Sempre che le mie perplessità tu le condivida…

Non sono un tattico, dico solo che a Bergamo la ferocia, la voglia di segnare il terzo gol sul 2-1, il ritmo, l’intensità, ce l’aveva l’Atalanta. Tecnicamente i rossoneri hanno giocato forse la peggior partita del campionato, eppure sono più forti dei nerazzurri (che arrivavano da una brutta sconfitta e che non vincevano in casa da lungo tempo)”.

“Se la partita fosse finita 2-2, ci sarebbero state tante cose positive di cui parlare”. Così Pioli a fine partita. Facciamo un gioco. Proviamo ad entrare nella sua testa. Se fosse finita realmente 2-2, quali sarebbero state le tante cose positive?

“Il risultato”.

Questa estate tutti abbiamo valutato il mercato rossonero con voti alti. Al netto di qualche imperfezione questo Milan è stato riconosciuto più forte. Eppure, rispetto alla scorsa stagione (quinto posto sul campo e peggiore dell’era Pioli dal 2020), dopo 15 giornate questa squadra ha 4 punti in meno, 3 gol segnati in meno e 3 gol subiti in più. Ci hanno illuso nella valutazione i tanti acquisti o la gestione tecnica è il limite di questa rosa che resta competitiva?

La squadra è stata rinforzata, a ottobre tutti gli opinionisti davano 8 al mercato del Milan. Poi gli infortuni hanno smascherato limiti di integrità e personalità”.

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La conferma di Pioli a giugno è stato un azzardo tanto quanto quella in questi mesi? Non alzare nessuno trofeo e il solo posizionamento tra le prime quattro basterà per proseguire con Pioli o questo può essere realmente essere il suo ultimo anno al Milan?

La conferma di Pioli è avvenuta prima in realtà e comunque questi discorsi sono sempre aleatori: se un tecnico vince, sta tranquillo. Se non vince, è in bilico. Niente di nuovo”.

A giugno si è assistito ad una rivoluzione dirigenziale. Mancando una figura che facesse da tramite tra spogliatoio e società, si è investito sul potenziamento della figura di Stefano Pioli. Nel corso della stagione, invece, si è assistito all’esigenza di riportare a Milanello Zlatan Ibrahimovic. Il ritorno di Ibra può alterare gli umori di Pioli e il suo staff o, come nel dicembre 2019, può essere una grande risorsa?

Ibra è una risorsa per carisma, esperienza, determinazione, mentalità. Non risolverà magicamente i problemi, ma darà una mano concreta a tutti e da subito”.

Paolo Maldini sostiene che il ruolo di un dirigente non si limita solo al mercato. Deve parlare con un calciatore, stargli vicino. Insomma ha responsabilità e compiti che vanno oltre l’allestimento di una squadra. In virtù di questo come valuti l’operato del nuovo board dirigenziale rossonero?

“Inglesi e americani hanno mentalità, metodi, strategia e filosofia molto diverse: per loro c’è il coach-manager, punto. De Zerbi al Brighton ha visto l’ultimo dirigente quando ha firmato, poi non ne incontra mai uno né al  campo di allenamento né allo stadio. Negli USA è la stessa cosa. Noi abbiamo storia e cultura diverse, è noto. Allora dico: troviamo una potenza finanziaria  italiana che acquisti il Milan e faccia lo stadio, poi se vogliamo potremo  scrivere #cardinaleout #elliottout #tuttiout … Fino ad allora, questo è”.

E vengo alle parole di Maldini a “La Repubblica”. L’ex DT rossonero ne ha avuto per tutti. Per la proprietà, il Presidente Scaroni e la dirigenza. Trova che il timing delle sue parole sia stato fuori luogo? Pur riconoscendogli meriti importanti, pensa che manchi un po’ di autocritica nelle sue parole?

“Il timing non è mai corretto, quando esterni valutazioni così gravi: se lo fai mentre la squadra vince, dici che vuoi destabilizzarla, se lo fa quando non va bene dici che vuoi infierire. Maldini e il Milan sono un amore tramandato che si è concluso freddamente, all’improvviso. Come ci si fa a sorprendere che Paolo sia avvelenato? Una società forte non teme un’intervista, va oltre e prosegue nei suoi programmi”.

Ritornando sempre alle parole di Maldini: “Per favore, rispettare la storia del Milan”. Pensa che la proprietà americana abbia in mente un progetto rispettoso della storia vincente del Milan?

La proprietà ha il progetto dello stadio, del miglioramento del brand, della  competitività perché molti soldi nel mercato in questi 5 anni sono stati spesi eccome, nonostante tutte le chiacchiere e gli strali da social. Realizzati  questi obiettivi, staremo a vedere”. 

Mercoledì il match contro il Newcastle. Credi nei miracoli? L’Europa League, da molti disprezzata, potrebbe essere il vero grande obiettivo stagionale?

Sono per natura ottimista e fiducioso. Nel calcio e nello sport ho visto cose  incredibili. I grandi obiettivi stagionali si conseguono con l’integrità e un recupero sostanzioso di motivazioni e concentrazione, quali essi siano. E’ il momento in cui ciascuno si prenda le sue responsabilità fino in fondo”. 

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