Sempre Leao, nel bene e nel male. Quando illumina le giornate del Diavolo se ne parla come di uno dei primi calciatori al mondo. Un fenomeno cristallino che presto o tardi avrà il mondo ai suoi piedi. Se così non è, l’universo gli si rivolta contro. Tifosi, giornalisti e addetti ai lavori. Il numero 10 portoghese diventa improvvisamente il capro espiatorio di tutti i mali. Non ha voglia, non si impegna, sembra disinteressato. Basta poco per fare cambiare idea e opinione alla gente, esaltando o affossando uno dei giocatori più impattanti e brillanti dell’intero pianeta.
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Negli ultimi mesi, a onor del vero, non sta giocando al suo livello. Il leone dell’atlantico ammirato in passato è necessariamente superiore a quello di questo periodo. Un animale da palcoscenico. Forte fisicamente e tecnicamente, capace di trascinare e decidere le sorti di partite da solo. La prova magistrale contro il PSG a San Siro ne è una prova lampante.
A volte, però, si spegne, andando giù di giri. Il Leao di ieri sera, ma non solo, non è quello vero. Quando ha la palla la sensazione è che possa creare pericoli e scompiglio da un momento all’altro, sintomo di un talento davvero sconfinato. I risultati, tuttavia, sono stati negativi. A parte il gol contro l’Atalanta, l’ex Lille è parso fuori forma.
Dopo le critiche ricevute da De Grandis, ma non solo, è emerso un dato allarmante. Leao non calcia verso lo specchio della porta in Serie A da due mesi e mezzo. L’ultima volta risale al 29 ottobre, giorno della gara di Napoli terminata 2-2. Poi, sette partite senza centrare i pali avversari.
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