I giudizi. Qui c’è in gioco la vita di una persona ma, per fortuna, essere Matteo Gabbia non è mai stato così favoloso. Che vita ha Matteo Gabbia, decisamente.
Matteo Gabbia è, senza mezzi termini, la storia di un difensore che ha un grande mese al Milan, ora. È una grande storia, al momento. Oggi, si tratta di una narrazione immancabile, di un difensore che sbaglia poco nel Milan di Stefano Pioli. Di una nuova certezza, quasi insperata per certi versi, entrata di diritto nell’ultima e recentissima difesa rossonera.
Del resto, i fatti che hanno portato al ritorno di Gabbia li conoscete già. Casualità che si allontanano e si scontrano, poi si ri-incontrano, e terminano con l’infortunio di Tomori che segue a ruota gli stop di Kalulu e Thiaw. C’è il Milan senza difensori, c’è Kjaer che torna più o meno in tempo. Allora, subito, a gennaio, il Milan interviene e torna a fare affidamento su Matteo Gabbia, rientrato dal prestito al Villareal. Un difensore, classe 1999, al Milan da una vita e che, in effetti, si è fatto la fila in tutti i campionati giovanili, con la maglia rossonera. Oggi, prestazione dopo prestazione, gara dopo gara, ha convinto tutti. Eccola la storia, è proprio questa.
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Gabbia, al contrario del pensiero più distorto di molti, non si è mai proposto come il nuovo Tomori o il nuovo Kalulu. Ancora, diversamente da quanto pensano ancora più tifosi, non ha mai provato a scambiarsi di posto con Malick Thiaw, difensore con cui ha qualche similitudine in più, visti i compiti più da “stopper”, per utilizzare un termine più arcaico.
Il numero 46 è stato, finora, l’addetto delle scomode marcature sui nove avversari, il più delle volte. Difesa meno alta di prima, specie dopo i segnali di cedimento dagli uno contro uno a campo aperto di fine 2023. Una scelta che coincide con l’entrata in scena di Gabbia e con le sfortune prima di Gabbia.
Il fatto è che le cose tecniche interessano fino a un certo punto. A molti interessano poco. È che molti non lo capiscono ma noi due, io e chi legge, so che ci capiamo, che abbiamo qualcosa in comune. C’è anche un lato emotivo, ma gli altri non lo capiscono (forse non sono in grado?). C’è un lato emotivo di questa storia lunga il giusto, tutta incentrata su Matteo Gabbia.
E allora, conosci te stesso, nel mondo greco di più di duemila anni fa. Modernamente è “conosci i tuoi polli” (è un detto popolare). Pioli ha cambiato un pezzo del sistema con Matteo Gabbia in campo, con consapevolezza dei propri mezzi. Ma qualcosa, ancora, è cambiato nella convinzione di chi vede Gabbia giocare, dei tifosi, che ora lo apprezzano tanto. E poi, qualcosa lo ha avvertito anche Gabbia, che in un mese ha fatto gol ed ha mantenuto alti gli standard, anche in relazione alle (forse non enormi) aspettative. Così finisce la storia, almeno al momento.
Comunque, per tutti i dubbiosi, davvero, il giorno dove Matteo Gabbia è più popolare di John Travolta, beh, adesso è arrivato.
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