Samuel Chukwueze sarà sempre più al centro del nuovo progetto del Milan guidato da Paulo Fonseca. Si è infatti guadagnato durante questi mesi di preparazione la grande fiducia del tecnico portoghese. L’esterno rossonero si è raccontato tra le pagine odierne della Gazzetta dello Sport, mostrandosi motivato e sempre più desideroso di iniziare la nuova stagione.
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Samuel Chukwueze è un uomo felice? “Sì, la cosa più importante è avere persone che ti danno fiducia. Il Milan è una famiglia, non una squadra. Facciamo tutto insieme. Io, Yac (Yacine Adli), Okafor, Fikayo, Ruben, Cala che è il capitano e vorrei sempre con me. Parliamo di vita, anche delle cose che vanno male”.
La vita, dalla Nigeria a Milano, è stata un grande viaggio. La prima scena che le viene in mente? “Mia mamma che non vuole farmi giocare. In Africa tutti si concentrano sulla scuola e lei diceva ‘il calcio non ti darà mai soldi’. Io però sono nato con il calcio dentro. Allora andavo a giocare fino alle sette di sera, e quando tornavo a casa lei mi metteva in punizione. Mi prendeva le scarpe da calcio e me le requisiva, così dovevo nasconderle. Il problema è che le trovava sempre. Una volta mi ha bruciato scarpe e magliette e mi ha detto: ‘Samuel, devi concentrarti sugli studi’. Ho provato, ma una parte del mio corpo era spenta”.
E allora? “E allora il fratello di mio cugino mi ha detto che c’era un provino in città. Gli ho risposto di non venire nemmeno a chiamarmi. Invece lui ha bussato alle 5.30 del mattino e mia mamma gli ha aperto: ‘Samuel non viene da nessuna parte, ha scuola oggi’. Mia nonna l’ha convinta, poi mi ha svegliato e mi ha dato i soldi per il trasporto”.
È andata bene, no? “Quando sono arrivato, mi hanno detto che era già finito. Poi mi hanno fatto giocare da solo, hanno visto il controllo di palla e hanno cambiato idea: ‘Ok, basta, è quello che cercavamo’. Mi hanno portato a un torneo in Portogallo”.
La mamma non può avere accettato… “Quando ha fatto quel sogno, sì. Ha sognato che io alzavo il trofeo e segnavo, e per fortuna il sogno si è avverato. Recentemente mi ha detto ‘ora comincio a credere nel calcio’ ma l’unica a crederci dall’inizio è stata mia nonna, che quest’anno è morta”.
E ora la mamma che dice? “La cosa divertente è che in Africa non si cambia idea. Vuole ancora che studi, mi vuole dottore, magari un dottore nel calcio. Io prima volevo fare l’avvocato ma lei: ‘No no, dottore. Devi studiare farmacia’”.
Così è complicato… “Io cerco di tenere il cervello attivo. A volte ripasso qualcosa nella testa, vado online a leggere articoli medici. So che non giocherò a calcio per sempre”.
In un contesto così, che idea ci si fa dei soldi? “Se fossero stati un problema, avrei firmato in Arabia Saudita. Un anno fa mi volevano”.
Diciamo 10 milioni netti a stagione? “No no, era di più…”.
Beh, dura dire di no. “La mia mente era settata solamente sul Milan. Il mio agente me lo diceva: ‘Ehi, guarda che ci sono questi soldi…’. Ma io no: ‘Non voglio andare da nessun’altra parte’. Allora si è arreso. Quei soldi se verranno, verranno. La cosa più importante adesso è credere in me stesso, sono ancora giovane, voglio farcela, devo restare in Europa”.
Al Milan come va? Sembra di vedere un altro giocatore. “Sì, il mister mi dà fiducia. Ora devo dimostrare che sono da Milan. Penso sia il mio momento”.
Che cosa non ha funzionato con Pioli? “Sono arrivato tardi, a fine luglio, era un po’ difficile convincerlo, chi giocava nella mia posizione segnava. Tutti siamo umani, anche io volevo giocare, ma gli allenatori sono prudenti, è normale. Ho avuto un buon rapporto con Pioli, è un uomo fantastico e un bravo allenatore ma è questo il calcio”.
E Fonseca, che dice? “Mi ha detto solo una cosa: ‘Samuel, non voglio vedere il Chukwueze dello scorso anno. Voglio quello del Villarreal’. E io: ‘Ok, no problem’. È come se fossi rinato. Sono un giocatore nuovo”.
Funziona la squadra con Pulisic da 10? “Ah, per me è perfetta. Rafa è veloce, Pulisic dribbla e segna, io posso fare uno-due. Se raddoppiano Rafa, poi devono marcare noi”.
Chi è più veloce, Chukwueze o Leao? “Senza palla, lui. Con la palla, io”.
Buona questa. Ma Rafa è uno dei top 3 della A? “Sì, e tra gli altri due c’è il mio amico Osimhen, che spero resti in Italia”.
Pronostico: che farà? In futuro sarebbe bello giocare insieme al Milan? “Vorrei chiudere gli occhi, riaprirli e vederlo qui al Milan. Gli dico sempre: ‘Sicuro che non vuoi venire?’. E lui: ‘Samuel, sai che è difficile…'”.
Continuiamo a prevedere il futuro. Quanti gol il prossimo anno? “Voglio battere il mio record di sei in campionato”.
Tre domande su tre 9. Ibrahimovic com’è? “È durissimo, mamma mia. Però un bravo ragazzo: è duro nel business, sempre diretto. Mi dice: ‘Chuk, ci aspettavamo che segnassi…’. E poi, quando segno: ‘Ah, finalmente, ma dovevi segnarne due. La prossima volta non scherzare davanti alla porta’”.
Morata com’era da avversario? “Forte. Attacca lo spazio, fa assist, lavora duro e conosce la A più di me. Per noi esterni, è perfetto”.
Francesco Camarda. È speciale? “Per me è speciale. È giovane, è forte ma deve continuare a lavorare, dimenticare l’hype e spingere forte. È molto intelligente, se continuerà a lavorare diventerà uno dei migliori attaccanti al mondo, credetemi”.
Tra i compagni, chi sono i più vicini? “Adli è il mio fratello francese. Yac mi ha spiegato quello che dovevo e non dovevo fare a Milano. Se ho problemi, chiamo lui. Yac è unico”.
Ma qualcosa di negativo dell’Italia ci sarà pure. “Ah, come guidate a Milano… da matti. Quando vado a Milanello, c’è sempre qualcuno lento in corsia di sorpasso, mi fa impazzire”.
Chiudiamo con la Nigeria. Come funziona l’All Star Championship, il torneo che organizzi a casa? “Lo faccio da tre anni perché sento che devo fare qualcosa per Umuahia, la mia città. La mentalità è che, se ce la fai nella vita, devi tornare a fare felice la gente. Il torneo è a otto squadre, sei contro sei. Io prendo le maglie di otto squadre, quest’anno Milan, Psg, Dortmund, Barcellona… Quelle del Milan me le dà la società, le altre sono un po’ originali, un po’ no, in Africa non è facile trovarle”.
E allora, giochiamo. Il torneo è sei contro sei, facciamo la squadra perfetta. “Maignan in porta. Thiaw e Tomori dietro. Reijnders e Musah in mezzo. Rafa davanti”.
Ma sono solo giocatori del Milan… “Ehi, è la mia squadra, scelgo io”.
Prendiamo un fuori quota da un’altra epoca. “Ok, Kakà. E’ il mio preferito di sempre ma non l’ho mai conosciuto. Se un giorno viene a San Siro, mollo tutto e vado a vederlo”.
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