Luca Bianchin, noto giornalista delle Gazzetta dello Sport, è stato intervistato dalla nostra redazione sul nostro canale Youtube nella terza puntata del format “Al telefono con…”, queste le sue parole:
Partiamo dalla rassegna stampa della Gazzetta dello Sport di questa mattina. Si parla di un Theo Hernandez multato per il comportamento avuto nel post partita di Fiorentina-Milan. Poi si parla anche di questa ira di Fonseca sull’autogestione della squadra e sul fatto che i rigori calciati da Theo e Abraham dovessero essere calciati da Pulisic:
“La multa per Theo è una prassi societaria per chi viene espulso per proteste o comunque per episodi simili, mentre è chiaro che l’episodio del rigore è molto particolare, io onestamente non avevo mai visto due rigori calciati fuori dalle gerarchie. Quello su cui puntiamo sta mattina con l’articolo di Andrea Ramazzotti in edicola e nello spiegare che Fonseca pubblicamente ne ha voluto parlare a differenza di quanto fatto contro la Lazio nel caso cooling break in cui pubblicamente si era detto: “Va tutto bene”. E da lì si era ripartiti, quindi una gestione interna perché chiaramente poi Fonseca aveva parlato subito con Theo e Leao.
Qui invece è stato lui a parlare e dire “Non mi va bene, non è giusto”. Di conseguenza non si può andare avanti così il rigorista al di là sarà Pulisic, poi possiamo discutere credo che anche Christian abbia una qualche responsabilità senza poi voler diciamo invertire l’onere della colpa però ne possiamo parlare e in generale si va avanti con una regola che Fonseca tenta di mettere. È un allenatore da studiare in questo, ancora da scoprire perché è vero che è morbido è vero che è aziendalista, si dice, senza che questo sia un insulto però allo stesso tempo in alcuni momenti ha dimostrato di mettere dei paletti e qui anche si giocherà il futuro Io credo”.

L’approccio del Milan continua ad essere lo stesso praticamente da due anni a questa parte. Dopo lo scudetto si pensava fosse che il problema fosse la sbornia post scudetto. Ricordiamo le parole di Tonali di due anni fa quando si parlava di responsabilità che alcuni giocatori dovevano prendersi. Il problema l’anno scorso era Pioli. Quest’anno qual è il vero problema? Cosa manca? Il problema è veramente la guida tecnica di questo Milan? Cosa manca per fare quel salto definitivo?
“Beh, è chiaro che sono opinioni ognuno ha la sua quindi io ti dico la mia poi non è detto che valga più della tua. Io credo che sia un argomento da libro, e il fatto di non vivere Milanello quotidianamente ovviamente non ci aiuta però nelle cose le possiamo dire. Sicuramente c’è una questione di leadership, di esperienza, di saggezza, anche di responsabilità della squadra. È una squadra molto più talentuosa che di personalità questo lo possiamo dire, molto più talentuosa che matura. Le sue stelle sono evidentemente Theo, Rafa e Maigna e sono 3, più Pulisic che sta salendo, però sono giocatori con l’eccezione di MaIgnan, che ha una personalità molto particolare.
Theo e Leao sono due giocatori immaturi possiamo dire? Forse è troppo però giocatori che non hanno una personalità trascinante nei confronti dei compagni questo lo possiamo dire. Di conseguenza sono più forti che trascinanti questo sicuramente, e lì bisogna intervenire. Io personalmente avrei visto bene l’ingresso di un trentatreenne di grande esperienza con curriculum. Non necessariamente Sergio Ramos ma un giocatore che tenda in quella direzione che porti la capacità di dire due paroline come si deve nello spogliatoio al momento giusto. Anche perché Kjear e Giroud, forse più il primo del secondo lo sono stai in questi anni e perderli ha fatto sicuramente male”.
Forse ad oggi l’unico vero leader a livello proprio emotivo, che parla nello spogliatoio, è solo Maignan, poi sappiamo il carattere particolare che ha:
“Sì assolutamente e in uscita un articolo su Gazzetta.it a cui probabilmente sarà allegato un sondaggio: “Chi è secondo voi il capitano giusto per questo Milan?” È una domanda interessante, perché a differenza di molti sondaggi, in cui parliamoci chiaro, fai la domanda e sai già che cosa risponderanno le persone, in questo caso io onestamente non so chi vincerà. Mike è un candidato, è sicuramente un giocatore che influenza di più i compagni con le sue parole, con la sua personalità. È il capitano giusto? Non lo so, qualcuno dice che il portiere non può mai essere il capitano però Zoff, Buffon.
Qualcuno dice ed è vero, la cosa più interessante è che Maignan non parla mai con la stampa, non vuole venire a fare interviste in zona mista e il capitano deve parlare nelle situazioni difficili deve parlare; quindi, passare da zero a 100 sarebbe per lui un cambiamento. C’è una particolarità anche sul fatto che lui è molto concentrato sulla sua prestazione, non in senso egoistico però in senso professionale lui ha i suoi riti, ha le sue routine e di conseguenza inserire quelle del capitano magari potrebbe qualche modo non aiutarlo questo non lo so però è un candidato. È un candidato Alvaro Morata secondo me perché è il capitano della Spagna campione d’Europa e perché ha già parlato due o tre volte come fa un capitano.
È un candidato Matteo gabbia secondo me perché viene dal vivaio come Davide Calabria. Solo che a differenza di Calabria in questo momento possiamo dire che Matteo Gabbia se non succede niente giochi se non tutte le partite quasi tutte mentre per Davide Calabria è un 50 e 50 quando tornerà disponibile e avere il capitano che gioca 50 e 50 generalmente non succede e quindi non lo so. Io penso che nella realtà si andrà avanti così anche se con l’Udinese non ci sarà Theo e probabilmente non ci sarà Calabria. Quindi lì bisogna fare una scelta bisogna darla a Leao un’altra volta oppure sovvertire l’ordine però secondo me il discorso è interessante”
Matteo Gabbia nelle ultime 3 partite ha messo la faccia ai microfoni, il Milan può e deve ripartire da lui? Chi può essere il suo compagno di reparto? Pavlovic o Tomori?
“Si intanto ti faccio due domande al volo io poi ti rispondo: “Può il leader della tua difesa, il tuo capitano avere 24 anni 25 tra qualche giorno?” Massimiliano Bagnati: “Secondo me no, ci vuole qualcuno più esperto, a meno che sia uno di 24 anni che dimostra di aver carattere”. La risposta di Bianchi: “Io invece rispondo un po’ diversamente, non escludo che la risposta sia sì eh, non c’è l’ho, però Gabbia è un ventiquattrenne un po’ particolare, è un ventiquattrenne che per intelligenza, capacità di parlare, a scelta anche solo delle parole, evidentemente è diverso, sceglie le parole meglio degli altri.
Questa è una cosa che magari notiamo più noi facciamo comunicazione però nota anche il Milan quando poi deve mandare una persona a parlare, a spiegare cosa è successo in una sconfitta e anche in spogliatoio credo che sia rispettato per questo, per il suo stile, per la sua correttezza ed eleganza. Certo che idealmente il leader della tua difesa è Paolo Maldini, Franco Baresi, Sergio Ramos, Puyol ecc. Però non è questa la situazione ideale con i giocatori che ci sono secondo me e l’avevo scritto in estate, lui è quasi indispensabile perché è differente dagli altri.
Sappiamo benissimo che se giocano Pavlovic e Tomori, sono due giocatori iperaggressivi, due giocatori che amano aggredire, uscire, quindi possono fare una partita anche molto positiva contro certe squadre però sono meno attenti in alcune situazioni e poi paghi e una squadra come il Milan ha bisogno in questo momento di attenzione dietro e se guardate quello che Fonseca ha fatto lo scorso anno con il Lille, ha preso la sua stessa squadra che era una squadra iper offensiva e l’ha trasformata in una squadra credo seconda difesa della Francia, sicuramente seconda squadra per palloni concessi nella propria area.
Quindi una trasformazione che fa capire come Fonseca nella stagione 2023/24 abbia curato tantissimo la fase difensiva, di conseguenza anche adesso si è visto come lui abbia scelto Gabbia, anche per avere solidità dietro. Chi è il miglior compagno con lui? Voglio vedere Pavlovic perché idealmente io pensavo che avrebbero giocato Gabbia e Pavlovic molto. Poi Tomori è stato bravo in 3 partite ad affermarsi come compagno di Gabbia. Poi c’è quell’episodio di Gudmundsson, in cui forse anche Gabbia ha la sua parte di responsabilità, però ha segnato. Io credo che soprattutto anche per l’episodio del rigore con la palla presa da Tomori e data al suo amico Abraham, ci sarà un cambio e vedremo Gabbia e Pavlovic. Come giocheranno? Non lo so, però l’Udinese è un buon test, un testa ideale per provare la nuova coppia”.
9 gol subiti e 4 sconfitte in questo inizio di campionato. È prematuro già fare un bilancio? Anche sull’allenatore stesso.
“La risposta è semplice. è presto. Sull’allenatore puoi dire alcune cose, però non dare un giudizio definitivo. Io credo nella mia testa che nello scorso weekend abbiamo capito che il Milan non può competere per lo scudetto e chi lo può fare nella mia testa sono l’Inter e il Napoli che io mi immagino che adesso possano salire per arrivare a 85 punti o qualcosa di simile.
Altre squadre faccio un po’ più fatica a vederle a 90 punti e questo nella mia testa è diventato chiaro nell’ultimo weekend. Poi magari lo era anche prima effettivamente però con un po’ più dubbi adesso invece ora ho un po’ più certezza, il calcio cambia ogni settimana lo sappiamo però alcune cose si vedono, come si vedono i difetti del Milan che sono abbastanza evidenti, ne abbiamo già parlato tanto in questi mesi. Però Fonseca ha la possibilità diciamo di risalire, attenzione al calendario perché ha due partite facili che deve vincere contro l’Udinese e il Club Brugge. Poi si comincia a complicare perché c’è il Napoli in casa, contro cui parti sfavorita. Dopo si arriva alla partita contro il Real Madrid, con cui di solito non vinci. E infine c’è il Cagliari, e il Milan in trasferta non vince mai”.
La vittoria nel derby può essere stata una grande illusione?
“No, perchè intanto avremmo un altro allenatore in questo momento. Quindi è un derby che ha cambiato la storia di questo piccolo libretto del Milan 2024-2025. Giudizi definitivi come non erano definitivi dopo il derby che è la squadra è rinata, no. Attenzione. La squadra l’ha vinta bene, però non è rinata, non è guarita al 100%. Allo stesso modo adesso non è una squadra disperata. Una squadra anche che nella partita di domenica sera ha dimostrato dei valori, poteva vincere quella partita. Bastava segnare dei rigori. Nel calcio è la cosa più facile, 70-75% di farlo, quindi a quest’ora saremmo a parlare di un Milan che vince a Firenze è un Milan perfetto, no.
Allo stesso tempo non è un Milan disastroso adesso. Deve sistemare delle situazioni, tutta la testa secondo me poi che ti rende una squadra da Scudetto o da quarto di finale di Champions League: è solo quello che può cambiare. Poi sul campo possiamo discutere: è chiaro che un mediano in più sarebbe comodo. È chiaro che un vice Theo testardo sarebbe comodo, però non è lì che si gioca la partita. Secondo me si giocava su altro e ci stiamo arrivando. Mi sembra che siamo un po’ al dentro o fuori. Non immagino Theo e Leao farsi altri tre anni così al Milan. Ormai è martellante il tema del loro impegno, della loro applicazione, quindi io mi immagino che o svolta qualcosa, oppure almeno uno dei due, il prossimo anno, non sarà qui”.
L’argomento dell’allenatore in bilico, in queste settimane, può farla da padrone?
“Penso di no, penso che saranno due settimane con qualche notizia sorpresa come accade spesso durante la pausa delle nazionali, ma non la polemica dell’allenatore. A meno che non succeda qualcos’altro, io credo che in questo momento Fonseca sia sicuro di continuare. È un tema che c’è stato. Sicuramente, se fossero andate meno bene le partite come Lecce o come l’ultima mezz’ora di Leverkusen, magari saremmo stati qui a parlarne in questo momento. Ovviamente posso sbagliarmi, ma in questo momento ti direi sicuramente di no.
Per il futuro, è chiaro che il tema dell’allenatore è sempre d’attualità: è arrivato molto presto, già a settembre se ne parlava. Veramente tanto presto più del previso. In questo momento, c’è molta più attenzione alle colpe dei giocatori rispetto a un tradizionale mood di tifosi che guardano solo l’allenatore e se la prendono con una o due stelle che performano meno del previsto. In questo momento c’è un tema: c’è Leao, c’è Theo, c’è Tomori, c’è Tammy Abraham. Sono tanti i giocatori in questo momento sotto osservazione”.
Si è parlato troppo degli ultimi 30 minuti a Leverkusen e poco dello scarso approccio?
“È vero. Credo che il Leverkusen, in questo momento, sia favorito contro il Milan. Io mi rendo conto che il tifoso del Milan faccia fatica ad andare a Leverkusen e pensare che l’1 è più probabile del 2. Il Leverkusen è una squadra che ha perso una partita sola lo scorso anno, è una squadra che non ha cambiato allenatore, è una squadra con giocatori in crescita come Florian Wirtz. Si può andar sotto bene, ma sotto male. Si può fare un’ultima mezz’ora in cui meritavi di segnare. Oppure si può fare come la prima ora in cui potevi prendere 3-4 gol. Questo è stato ovviamente deludente, però un po’ me l’aspettavo perché è una squadra di ritmo che sa cosa fare.
Anche Fonseca in vigilia dice che conta il gioco posizionale, che loro sono molto bravi. Noi creiamo meno difficoltà rispetto all’Atalanta. Quindi mi aspettavo una partita complicata. Il Milan, in questo momento, non è una squadra compiuta. Giocatori come Reijnders sono in via d’evoluzione: io mi immagino che se giocasse vicino a Rodri diventerebbe un giocatore molto forte. Non è un giocatore da City, ma deve diventare un titolare fisso al Milan e non è facile perché a volte gioca giù, a volte su. Reijnders deve migliorare negli ultimi 16 metri”.
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