Rafael Leao è diventato ufficialmente un caso. Contro il Monza il rossonero parte dalla panchina per la terza volta di fila, al suo posto Fonseca gli preferisce Okafor. Nel secondo tempo subentra e prova a mettersi in mostra con un paio di giocate, una in particolare in cui arriva davanti la porta dopo un’ottima sgasata, ma non riuscirà a concretizzare per mancanza di cattiveria. Il vero Rafa sembra essere lontano da quello che conosciamo.
Il portoghese è uno di quei giocatori su cui costruire le fondamenta per il futuro, ma al momento non sembra dare grandi segnali di ripresa. Le parole di Fonseca in conferenza fanno rumore:
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“Come si esce dal caso Leao? Non c’è nessun caso! Io devo avere un caso perché lascio un giocatore in panchina? È una cosa normale, non c’è alcun conflitto. È una scelta dell’allenatore. Per me Leao è come Musah e Loftus Cheek. Lo status non gioca, scelgo in base a ciò di cui ha bisogno la squadra”.

Per il tecnico, Leao è un calciatore come gli altri, che deve imparare a difendere come gli altri per poter mettersi meglio in mostra. A tal proposito è intervenuto Paolo Condò, su Sky Sport. Il focus è incentrato sul paragone tra Daniel Maldini e il numero 10 del Milan. Il figlio d’arte ha mostrato qualità in mezzo al campo e giocate da futuro campione. Il giornalista lo ha consacrato in un modo. Alla domanda secca ha risposto così:
Daniel Maldini può diventare più forte di Leao: “Si, c’è una clausola di 15 milioni, se io fossi una squadra oggi torno a casa e la PEC la mando al Monza. Se Leao può migliorare tecnicamente? Certo, ma non per l’atteggiamento. Per quello non esistono allenamenti.
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